GIVSEPPE RONCHETTI

DIZIONARIO ILLVSTRATODi^r SIMBOLI ÌS3^

VLRICO HOEPLl MII^NO

SIMBOLI - EMBLEMI - ATTRIBUTI ALLEGORIE - IMMAGINI degli DEI, ecc.

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G. RONCHETTI

Dizionario illustrato dei Simboli

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AVVERTENZA

Lo scopo nostro, nell'ordinare la materia del presente manuale in forma di dizionairio, fu, spe- cialmente riguardo all'iconologia, di facilitare la ricerca del significato di un quadro, di una statua o di qualunque altra rappresentazione simbolica o allegorica.

Vedendo, per esempio, un quadro, che rap- presenta una figura con un fulmine in mano, o un'aquila vicina; o con una mezzaluna sulla testa, od una falciola in mano, ecc., si trova Fulmine, o Aquila, che rimanda alla voce Giove. La voce Mezzaluna, rimanderà il lettore agli articoli Diana Ecate Luna, ecc., la voce Falciola, riman- derà ad Agricoltura Cerere Giugno Luglio Pomona Priapo Saturno; e così via. E imbattendosi in simboli, che hanno rela- zione con diversi personaggi, si esamini il rac- conto, o l'articolo, che meglio si adatta alla cir- costanza di quella tale statua, quadro o altra rappresentazione. Ciò sia detto anche degli attri- buti dei Santi e della personificazione di cose inanimate.

A.

A.

Questa lettera sta a capo dell'alfabeto di quasi tutte le lingue antiche e moderne, alla quale i Greci diedero il nome di Alpha, togliendola daWaleph fe- nicio. Il vocabolo aleph significa capo o guida in lingua ebraica. I greci riguardavano la lettera A come infausta, siccome quella che veniva proferita dai sacer- doti nella formula imprecatoria dei sacrifizi; ed era l'abbreviazione di ara (maledizione). Vedi Alfa e Omega Bue Lacedemoni. Aap o Aarou.

Nome dei campi Elisi degli antichi Egiziani, dove i mani, durante l'eternità si consacravano a lavori agricoli che producevano dei raccolti meravigliosi. Aaron. Vedi /Aronne. Aba.

Figlio di Ippotoone e di Melcinira. Fu cangiato in ramarro da Cerere, perchè si burlò di lei e dei suoi sagrifizi, vedendola bere con troppa avidità. Abacucco n Habacuc.

Nome che significa il Lottatore; l'ottavo dei do- dici profeti minori degli Ebrei. Angelo che, preso per un capello, lo trasportò nella prigione di Daniele ove gli portò un pane. Pane. Sporta.

I G. RO.VCIIETTI.

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Abaddon.

Nome dato da S. Giovanni nell'Apocalisse a un angelo dell'abisso, conduttore di locuste deva- statrici. Esse avevano per re, scrive l'inspirato £■ vangelista, l'angelo dell'abisso chiamato Abaddon (padre della distruzione), che in greco dicesi Apollyon, cioè Vesterminaiore. In Abaddon taluni raffiguraino Satana; altri invece videro simboleggiato quel Gio- vanni di Giscala che abbandonò proditoriamente Geru- salemme assediata da Tito, per tornarvi a capo di una banda di fanatici ribaldi che lo proclamarono re, e cagionarono danni infiniti alla sventurata città. I rab- bini chiamavano Abaddon il più profondo dell'inferno. Abadir.

Uno dei nomi delle pietre sacre presso i Fenici. Secondo la mitologia sarebbe la pietra che Saturno divorò, credendo di divorare suo figlio Giove. Vedi Betili. Abari o Abarite.

Scita, il quale per aver cantato il viaiggio d'Apol- lo agH Iperborei, fu fatto primo sacerdote di questo Dio, da cui ebbe, oltre allo spirito profetico, una freccia, sopra la quale andava per aria. Abbandono

Anemone dei boscUi. Zefiro amava una Ninfa di questo nome, flora, gelosa, la scacciò dalla sua corte e la cangiò in un fiore che sboccia prima di comparire la primavera. Zefiro abbandonò Anemo- ne alle carezze di Borea, che, non riuscendo a far- si amare, l'agita, lo schiude e l'appassisce immedia- tamente.

Abbandono dei figli.

Corvo. Credevasi che quest'uccello covasse le uova senza nutrire i pulani, |>erdiè appena usciti dal guscio, vedendoli con le piume bianche, li 5cac- cijisse dal nido non riconoscendoli per suoi figli. Nei Salmi si legge: Dio provvede il nutrimento perfino ai pulcini dei corvi, che invocano il suo nome, perchè essendo come non legittimi abbandonati dai loro ge- nitori... Abbattimento.

Mimosa pudica. Al minimo contatto le foglie di questa pianta lasciano cadere le loro fogliolinc. Abbondanza.

Divinità allegorica, rappresentata da una bella giovarne coronata di fiori, con un manto verde a fio- rami d'oro. Nella mano destra tiene una cornucopia piena di fiori e di frutta, e nella sinistra, talvolta, un manipolo di spighe.

Animali: Formica. Gli indovini predicevano ab- bondante ricchezza a coloro nelle cui case le for- miche radunavano le provviste. Avendo le formiche portati molti grani di frumento in bocca a Mida di Frigia, ancora fanciullo, e mentre dormiva, gli si predisse che doveva diventare ricchissimo, come infat- ti lo divenne. Cru. Si vuole che in Egitto, nell'an- no in cui comparve una gru con due teste, il rac- colto fu buonissimo, e abbondantissimo quando se ne vide una con tre teste. Pecora. Secondo gli in- terpreti della Bibbia, la f>ecora è simbolo di abbon- danza e fertilità. Vegetali: Frumento, perchè un grano di frumento seminato si centuplica al raccol- to. — Diversi : Cornucopia. Spighe. Urna, di dove scaturisce 1 acqua, che porta fertilità.

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Abdia.

Il quarto dei dodici profeti minori. Pani, con cui Abdia nutrì i cento profeti che nascose entro a caverne, per sottrarli al furore e alla persecuzione dell'empia Gezabele, moglie di Acabbo re d'Israele. Abele.

In ebraico Hebel, soffio, oggetto che passa come un soffio, vanità. Secondo figlio di Adamo ed Eva. Agnello. Abeona.

Nome di una divinità romana. Era così detta dal verbo abire; andarsene, partire; perchè presiedeva al- la partenza. Abete.

Albero die, elevandioisi dritto, può raggiungere perfino cinquanta metri. Vedi Arditezza Eleva- zione — - Sublimità.

Abito. Vedi Veste. Abnegazione.

Amatìsta. Aboppimento.

Spulo. Gli antichi cristiani, udendo parole disone- ste, che aborrivano, solevano sputare per purgarsi di tale bruttura. Atto ancora in uso, come segno di di- sprezzo.

AboPto. Vedi Sconciamento. Abramo.

Patriarca, grande progenitore e fondatore della nazione ebraica. Ammali: Asino, carico di legna destinata al sacrificio. Montone, che sacrificò in luo- go di suo figlio. Vegetali: Quercia. Diversi:

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Altare, sul quale mise la legna. Angelo, che gli co- mandò di non sacrificare il figlio Isacco. Coltello da sacrificio.

Abraxas d Abrasax.

Nome di una deità dei Basilidi, settari del II se- colo dell'era cristiana. Consisteva in una pietra, sul- la quale era rappresentato generalmente un corjx) u- mano sormontato da una testa di gallo o di leone, avente dei serpenti per le gambe e diverse insegne; con l'inscrizione Abraxas e più spesso Abrasax in lettere greche le quali prese secondo i loro valori nu- merali e sommate, formano 365, numera dei gior- ni deir«mno, o delle rivoluzioni del sole nel zodia- co, come rilevasi dal valore numerico di ogni let- tera di questa parola nell'alfabeto greco:

ABPA2AE O ABPASA2

il II II I I II II I I

,'»o I ro co T* b?

o o^ o

u^ 1 to e o e tn

Questo nome conteneva i nomi dei sette angeli che presiede\ano ai sette cieli con le loro 365 virtù, una p>er ciascun giorno dell'anno. Questi sette an- geli erano emanazioni di questa deità. Secondo la dottrina dei Gnostici, vi erano 365 cieli, i quali con- centravansi tutti nel primo cielo, sede della divinità rap>presentata dal simbolo del sole. Alcuni vogliono invece che i Basilidi nascondessero sotto questa pa- rola la dottrina della Trinità, e che le iniziali a. (a) ^ (b) e (r) stessero per le parole ebraiche Ab, Ben, Ruah. vale a dire Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

Abrotano. Vedi Artemisia Corona di abrotamo.

Acacia.

Pianta graziosa ornamentale. Vedi Amore plato- nico — Massoneria. Acadina.

Fontcìna meravigliosa della Sicilia. Era situata presso Catania, in vicinanza dei due laghi chiamati Delli, dei quali uno era di fuoco, l'altro di zolfo. Questa fontana, e i due laghi orribili che le stavano vicino, erano consacrati ai Palici, gemelli nati da Giove e da una Ninfa chiamata Talia, la quale essendo incinta, aveva talmente paura della vendet- ta di Giunone, che scongiurò la terra d'inghiottirla, e la sua preghiera fu esaudita. Nelle profonde visce- re di questa, Taha si sgravò misteriosamente di due fanciulli, che la terra stessa mise poi alla luce da un'apertura fattasi nel siuo seno, e dalla quale sca- turì la fontana Acadina, che fu tenuta in grande ve- nerazione nei tempi antichi, poiché serviva a met- tere alla prova i giuramenti. Chi giurava, scriveva il proprio giuramento sopra certe tavolette, che gettava poi nella fontana. Se queste galleggiavano, il giura- mento era ritenuto sincero, se calavano al fondo, e- ra creduto falso, e lo spergiuro veniva all'istante ac- cecato, o bruciato dalle fiamme vendicatrici dei due laghi di fuoco e di zolfo. Acale.

Discepolo, o nipote, di Dedalo. Inventore della sega e del compasso, di che Dedalo invidioso lo pre- cipitò da una torre, ma Minerva per compassione lo trasformò in pernice. Acanto.

Fratello di Acanlide, fu cangiato in uccello. Se- condo Vitruvio, era una giovane Ninfa che per aver

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accolto favorevolmente Apollo, questi la cangiò in

pianta eli acanto.

Acanto.

Pianta che diede origine al capitello corintio. Ve- di Archiiellura Arti Belle Arti Gemo.

Accademia.

Nel monumento di Andrea Alciati in S. Epifa- nio di Pavia, si vedono due insegne, l'una di genti- lizia e l'altra dell'Accademia, cioè un caduceo in- trecciato da doppie ali, da serpenti e cornucopie; queste rappresentano la ricchezza e felicità, i serpen- ti la prudenza e le ali la diUgenza, qualità necessarie per la prospera riuscita nelle imprese. Cedro del Li- bano, simbolo dell'immortalità. Libri. Lima, che ri- pulisce le opere. Melagrana, emblema dell'unirle. Accidia.

Mesembriantemo. Vedi Pigrizia. Acciuga.

Pesciolino di mare. Vedi Prestezza.

Accordo.

Celtide. Accusatore vano.

Oca. Cicerone, nell'arringa per Sesto Riccio, ci- ta l'oca quale esempio dell'accusatore che faccia stre- pito senza alcun danno.

Acero campestre. Vedi Cautela Essequie.

Achar.

L'ente supremo, immortale, che, secondo la cre- denza dei Punditi (indigeni), ha cavato dalla sua propria esistenza le anime e gli esseri materiali, quantunque egli sia incorporeo. Quindi il loro dogma

che la creazione non è che un'eslrazione o estensione di Dio, e che la distruzione del mondo sarà soltan- to un riprendere che Dio farà tutto ciò che avrà in tal modo mandato fuori di se.

Acheloo.

Figlio dell'Oceano e di Teti. Dio del fiume A- cheloo, e fu ritenuto il re dei fiumi, perchè il più grande e, secondo la tradizione, il più antico dei fiumi della Grecia. Acheloo era rivale di Ercole nel suo amore per Deianira, col quale lottò e s'ebbe la peggio, ma, potendo Acheloo assumere varie forme, si cangiò prima in seipente e poi in toro. Egli fu pe- rò vinto sotto questa forma da Ercole, e spogliato di uno dei suoi corni, ch'egli però ricuperò, cedendo il corno di Amaltea. Secondo la leggenda, questo fiu- me rassomigliava, nel suono delle sue acque, alla voce di un toro ; i suoi meandri diedero origine alla storia della sua trasformazione in serpente. La vit- toria di Ercole si riferisce all'incanalamento, median- te il quale Ercole confinò il fiume nel suo letto, gua- dagnando così una vasta distesa di terreno simboleg- giato nel corno dell'abbondainza. Ovidio raffigura Acheloo appoggiato sopra un braccio, col capo cin- to di verdi canne, e un manto verde intorno, e con un solo corno, perchè l'altro gli fu rotto da Ercole. Fu anche rappresentato sotto forma di serpente o di toro, e spesso con testa umana, munita di corna

Acheronte.

FigHo del Sole e della Terra. Fu cangiato in fiu- me e precipitato nell'Inferno, per aver somministrato l'acqua ai Titani quando dichiararono la guerra a Giove. Le sue acque divennero fangose e amare, e

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questo è uno dei fiumi che le ombre dei morti de \ono passare senia speranza di ritorno. Achille.

Figlio di Peleo e della famosissima Nereide Te- tide, e re dei Mirmidoni in Tessaglia. Narrasi che sua madre lo ponesse di notte nel fuoco per distrug- gere le parti mortali ereditate dal padre, e l'unges- se, durante il giorno, d'ambrosia. Tedile, una notte sorpresa da Peleo mentre poneva nel fuoco il fan- ciullo, abbandonò il figlio e fuggì; e Peleo lo affidò al centauro Chirone, il quale lo ammaestrò nell'arte di cavalcare e nella caccia, insegnandogli anche la medicina, e cambiò il suo nome primitivo di Ligyron (cioè piagnucoloso) in quello di Achille. Chirone nu- trì il suo allievo con cuori di leone e midollo d'orso. Secondo altre leggende, Tedite, tentò rendere in- \ulnerabile Achille tuffandolo nel fiume Stige, e le riuscì, tranne nel tallone. Giunto all'età di nove anni. Calcante dichiarò che Troia non poteva essere presa senza il suo aiuto; e Tedite, sapendo che questa guerra doveva riuscirgli fatale, lo vestì d'abiti fem- minili e lo intromise fra le figlie di Licomede di Sci- ro, le quali lo chiamarono Pirra a cagione del suoi capelli d'oro. Ma il suo sesso non rimase a lungo tempo celato, poiché una delle sue compagne, Dei- damia, diventò tosto madre di un figlio, Pirro o Neot- tolemo. I Greci scopersero il suo nascondiglio e in- viarono ambasciatori a Licomede, il quale, pur ne- gando la presenza di Achille, permise loro di rovi- stare nel suo palazzo. Ulisse scoprì, per mezzo di uno stratagemma, il giovane eroe il quale promise immediatamente il suo aiuto ai Greci, e -divenne il terrore dei suoi nemici. Durante la guerra di Troia,

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Achille ucdse Pantesilea, amazzone, ma rimase pro- fondamente commosso nello scorgere la sua bellez- za, e avendo osato Tersite canzonarlo, per la sua te- nerezza di cuore. Achille uccise con un pugno il dileggiatore. Fra le diverse narrazioni della sua mor- te citeremo la seguente: Achille amava Polissena, figlia di Priamo, e lusingato dalle promesse che gli sarebbe data in moglie se si unisse ai Troiani, egli si recò senza armi nel tempio di Apollo a Timbra, ove Paride l'uccise con una frecciata nel tallone. Achillea millefoglie.

Forse la pianta che si credeva ne facesse uso nel- la cura delle ferite l'eroe di cui porta il nome, e che passò a noi dalla più remota antichità con la fama di vulneraria, ossia di qualche efficacia nel promuovere le cicatrici delle piaghe e delle ferite. Vedi Guer- riero — Sollievo. Achor.

Dio delle mosche, al qjuale, secondo Plinio, gli a- bitanti di Cirene offrivano sacrifizi per ottenere di non essere molestati da tali insetti, e di guarire dal- le malattie da essi cagionate. Aci.

Figlio di Fauno. Fu p)er la sua bellezza amato da Galatea, la quale era amata da Polifemo. Questo ciclope avendolo sorpreso con Galatea, lo schiacciò con un pezzo di rupe; ma l'addolorata Ninfa cangiò il di lui sangue in fiume, che fu chiamato Aci, e si trova in Sicilia. Ovidio descrive la trasformazione di Aci coi seguenti versi:

Subito sopra Vacqua lutto apparve

Il giovanetto sino alla cintura,

Ed in altro mutato non mi parve.

- II

Se non ch'era d'assai maggior statura; Ed il color di prima anco disparve. Onde la faccia già lucida, e pura Verdeggia, e ornato è d'uno e d'altro corno Il capo, cui va verde canna intomo.

Acidalia.

Soprannome di Venere, ritenuta quale Dea delle a marezze e degli affanni. Nella città di Orcomene in Beozia eravi una fontana che portava questo nome, nelle cui acque le Grazie solevano bagnarsi. Adi o Aclide.

E>ea dell'oscurità e della tenebre. Alcuni voglio- no che fosse il primo essere esistente prima della crea- zione e anche prima del caos, solo eterno e padre di tutti gli Dei. Vedi Demogorgone. Aconito.

Secondo alcuni mitologi, questo fiore è sorto dal- la bava del cane Cerbero condotto da Ercole sulla terra, secondo altri dal sangue di Prometeo lacerato dall'aquila. Vedi Amore colpevole Rimorso l'^endetta. Acqua.

Il culto dell'accjua coma elemento trovasi nelle mitologie più antiche. La parte importante di questo elemento nei fenomeni del mondo, la sua azione fe- condatrice, la natura misteriosa delle sue origini, tut- to doveva operare vivamente sull'immagmazione del- l'uomo primitivo e ispirare a esso ammirazione e me- raviglia, sentimenti di riconoscenza. Facile e naturade doveva quindi essere il passo di considerare questo e- lemento come un essere divmo. Le acque terresti!, sotto le loro forme diverse di sorgenti, di fiumi, di

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laghi, di mari, come le acque del cielo che versano le nubi, furono da principio oggetti di venerazione diretta, poi rivolta più tardi agli esseri personificati che le rappresentavano nelle mitologie particolari. Gli scandinavi consideravano le acque del cielo come sa- cre; l'acqua di sorgenti poi, attinta a mezzanotte o prima del levare del sole, diventava un rimedio po- tente e acquistava proprietà magiche. Anche oggi- giorno esiste la superstizione volgare in alcune nostre Provincie che bagnandosi la notte della vigilia delle feste di S. Giovanni in certe acque minerali si possa guarire quasi per incanto da malattie cutanee. A- nimali: Anitra, uccello che vìve nell'acqua. Pesce. Gli Assiri ebbero per religione di astenersi dal, pesce, in venerazione della loro Cibele, la quale pre- siedeva principalmente alla pioggia. Per l'acqua a- doravano il pesce, per l'aria la colomba. Vege- tali: Canna palustre, che cresce nei corsi d'acqua, e con cui s'incoronavano i fiumi. Diversi: Az- zurro, colore dell'acqua marina. Isocaedro. Secondo Euclide, questa figura solida, composta di venti trian- goli eguali, simboleggia l'acqua, perchè essa è di na- tura mobile e atta alla divisione e al piegarsi. Remo. Urna, che versa acqua, emblema delle sorgenti e. come il remo, attributo dei Fiumi. Vedi Battesimo Dottrina Pioggia.

Acqua e fuoco. Vedi Discordia Nozze Vita.

Acqua marina. Vedi Dottrina dei gentili. Acquario.

Uno dei dodici segni del zodiaco rappresentato sot- to forma di un giovanotto che versa l'acqua conte- nuta in una urna. Vedi Ganimede Zodiaco.

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AcrimonÌ8u

Crisoprasio.

Acrisie.

Re d'Argo, padre di Danae (vedi).

Acutezza d'ingegno.

Sfinge, la quale, figurata sotto l'asta di Minerva significa non esservi al mondo cosa tanto velata e così occulta, che l'acutezza dell'umano ingegno non pos- sa svelare e divulgare. Adad.

Dignità dell'Assiria che supponevasi essere il So- le. Macrobio nei suoi saturnali dice che Adad vuol dire uno, e che Atargate era considerata come sposa di Adad, questi rappresenta il Sole e quella la Ter- ra. Aggiunge quindi che l'imagine di Adad veniva rappresentata con raggi volti all'ingiù, mentre quelli di Atargate erano emessi all'insù, e ciò jjer mostra- re che tutto quanto produce la terra dipende dal- l'influenza del Sole, il Dio maggiore degli Assiri. Per rendere maggiormente chiaro il simbolo della terra. Atargate veniva rappresentata seduta sc^ra leoni. Vedi Atargate.

Adamo.

L'etimologia del suo nome sarebbe terra ros- sa. La storia di Adamo si conserva più o meno alterata nelle tradizioni di tutti gli antichi popoli, la sua caduta è il fondamento di quasi tutta la loro teo- logia. Quantunque estraneo al nostro compito, giacché siamo nel campo delle leggende, non sarà privo d'in- teresse riportare la storia della creazione e della ca- duta di Adamo presso i diversi pop>oli. Secondo gli antichi Persiani, Iddio, creato il mondo nell'interval-

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lo di 30 giorni, riposandosi ogni cinque dì, si accinse dopo il 25° alla sesta sua grande opera, ossia alla creazione dell'uomo maschio e della femmina, di Adamah ed Evah, per cui tutte le altre cose erano state create. Per popolare con maggior prestezza la terra, volle Iddio che Eva partorisse ogni due ge- melli, e che il mondo per mille anni non perdesse al- cuno dei suoi abitanti. Lucifero, precipitato giù al- l'inferno, per la sua prevaricazione, s'istizzì per tanta prosperità delle umane creature e le sedusse al pecca- to, per cui Iddio, sdegnato, punì i trasgressori del- la sua legge col diluvio universale, da cui si salva- rono appena pochi individui, e divennero i generatori degh uomini che abitano tutt'ora sulla terra. I Ba- niani, dimoróuiti nelle Indie orientali, avevano nella loro leggenda che Iddio, creato il mondo, ne a- veva fissata la durata a quattro età, e volle per ciò stabilirvi quattro uomini, maritati a quattio don- ne, create appositamente per essi. Si mise pertanto a creare l'uomo ordinando alla terra di far uscire dalle sue viscere questa eccellente creatura. La ter- ra obbedì, ed ecco comparire tosto il capo dell'uomo, e poi successivamente le altre parti del suo corpo, in cui Iddio spirò la vita e il moto. Allora gli si apersero gli occhi, e l'uomo, lieto della vista del sole, le prime operazioni della sua mente rivolse a riconoscere e adorare il suo Creatore. Nello stesso tempo Iddio die- de all'uomo una compagna simile a lui, imponendogli il nome di Purns, e alla donna quello di Parcontè. I due coniugi vissero assieme, e procrearono quattro figli: Bramone, Cutferi, Scindderi e Uriso, sacerdote il primo, re il secondo, negoziante il terzo e meccanico il quarto, che con la loro prole popolarono tutto il

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mondo. Secondo i Maomettani, volendo Iddio crea- re l'uomo, disse a Gabriele di andare a pigliare lui pugno di ciascuno dei sette diversi strati che compon- gono la terra. Gabriele partì subito e venne a dichia rare alla Terra l'ordine del Creatore. Essa ne fu spa- ventata, e pregò il messaggero celeste d'esporre a Dio per parte sua, che vi era da temere che la creatura ch'egli voleva formare venisse a ribellarsi un giorno contro il suo Autore, ciò che non mancherebbe di attirarle addosso la maledizione divina. Gabriele ac- consentì di riferire questa osservazione; ma essa non fu ascoltata, e Dio incaricò l'angelo Michele di e- seguire la sua volontà. Al pari di Gabriele, egli si lasciò muovere a compaissione e ritornò al trono del- l'Eterno per presentargli le querele della Terra. Al- lora Iddio affidò la commissione al formidabile Az- raele, il quale senza perder tempo a conversare con la Terra, strappò dal suo seno i sette pugni di ter- ra comandata e li portò nell'Arabia, ove dovevasi consumare la grande opera della creazione. Iddio fu talmente soddisfatto della pronta severità del suo mi- nistro, che gli diede poi anche l'incarico di separare le anime dai corpi, perciò è chiamato l'angelo della morte. Gli angeli impaistarono la terra presentata da Azraele, con la quale Iddio formò, di sua mano, u- na statua umana, e la lasciò lungo tempo seccare sul luogo stesso della sua formazione. Gli angeli, capi- tanati dal loro duce Ebli o Lucifero, l'esammaro- no a loro bell'agio, ma Ebli, non contento di mirar la, le percosse il ventre e il petto, e, dal suono, tro- vandola vuota, disse in stesso: questa creatura for- mata vuota avrà bisogno di riempirsi spesso e sarà per conseguenza soggetta a molte tentazioni. Allora

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egli domandò agli angeli, ciò che farebbero se Dio volesse assoggettarli a quel nuovo sovrano che voleva dare alla terra. Ciascuno rispose che avrebbe obbedi- to. Ebli si mostrò dello stesso parere, ma risolvette in stesso di non farlo. Formato che fu il corpo del pri- mo uomo. Dio gli comunicò il suo spirito, ossia il vi- vificante suo soffio, gli diede vita e intelligenza, ab- bigliandolo maravigliosamente conforme all'alta sua dignità. Ordinò quindi agH angeli di prostrarglisi di- nanzi, in segno di riverenza e di onore. Pronti essi obbedirono, tranne Ebli, che fu perciò espulso dal paradiso, e in sua vece fu introdotto Adamo, a cui, durante il sonno, estrasse Iddio dal fianco sinistro la donna, che gh diede per compagna, e poi gli vietò di mangiare un certo frutto, sotto pena di maledi- zione. Colse Ebli questa circostanza a lui favorevo- le, si associò col pavone e col serpente, e fece tanto coi suoi artificiosi discorsi, da persuadere Adamo ed Eva di gustare il frutto proibito. Accondiscesero, ed ecco cader subito di dt>sso le splendide vesti e rimase- ro nudi, costretti, per rossore, a ricoverarsi sotto una ficaia e coprirsi delle sue foglie. Appena commesso il peccato udirono una voce fulminante che intimava loro l'uscita dal paradiso, ripetendo: « Scendete e uscite da questo luogo; diverrete nemici gli uni e gli altri, e avrete sulla terra la vostra abitazione e sussi- stenza per qualche tempo». Adamo fu precipitato dal cielo in terra, e cadde nell'isola di Ceilan, sul monte Serandib. Eva cadde invece a Gidda, porto del mar Rosso, vicinissimo alla Mecca. Anche Ebli piombò nell'Arabia, nelle vicinanze di Bassora. por- to il più considerevole del golfo persico. Il pavone fu scagliato nell'Indostan, e il sentente a Nisibi o I-

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pahan nella Persia, ossia nel luogo in cui furono edi- ficate queste città. La tradizione della caduta di A- damo nell'isola di Ceilan conse\Tasi tutt'ora viva presso quegli indigeni nella denominazione di Picco d'Adamo dato dai Portoghesi al succitato monte Se- randib, che sorge in mezzo dell'isola, e su cui mo- strasi l'impronta di un piede umano, che dicesi pie- de di Adamo, la quale, secondo la leggaida, mi- surerebbe 21 metri di lunghezza, e che lasciasse A- damo con un piede, tenendo l'altro immerso nell'ac- qua. Lo stato di miseria e di solitudine in cui si tro- vò ridotto l'infelice Adamo, gli fece bentosto ricono- scere l'enormità del suo fallo. Implorò la clemenza di Dio, il quale mosso a pietà del suo pentimento, gli rese Eva dopo 200 anni di separazione. Uniti, Eva ebbe vari parti gemini, e in tutti uno dei ge- melli era maschio l'altro femmina. Altre leggende tur- che narrano che Dio creò in princpio il corpo di A- damo e lo pose come una bella statua nell'Eden. La sua anima, che egli aveva creato molti secoli prima, ebbe ordine di andare ad animare quella statua. E- saminata la dimora, l'anima espose a Dio quanto quella massa fragile e caduca fosse poco degna del- la spiritualità e della dignità del suo essere. Iddio, non volendo usare la \iolenza, ordinò al suo fedele mi- nistro Gabriele di pigliare uno zufolo e di suonare un'aria o due presso il corpo d'Adamo. Al suono di questo strumento l'amima parve obliasse tutti i suoi timori, essa si commosse, si agitò: l'angelo continuò ed essa si mise a ballare intomo alla statua. Final- mente in un momento di delirio, entrò nel corp>o di Adamo per i piedi, che si misero tosto in moto, e d'allora non le fu più permesso d'abbandonare la sua 2 G. Ronchetti.

abitazione senza espresso ordine dell' Eterno. I Cabalisti, una specie di dottori giudaici, che sotto reconditi e misteriosi espressioni nascondono parec- chiie verità di morale, di fisica e di teologia, riten- gono il primo Adamo o Adam Kadmon essere la prima e più perfetta emanazione che sia uscita dal- l'essenza di Dio, e il primo di tutto ciò che fu crea- to da principio. Lo raffigurano come un uomo aven- te cranio, un cervello, occhi, orechie, piedi e mani, in modo però che ciascuna di queste parti racchiude e cela profondi misteri. Il suo cranio è la sapienza; la sua orecchia destra l'intelligenza, quella sinistra la prudenza, e così di seguito. Secondo i 1 almu- disti, alla prima ora del giorno Dio raccolse la pol- vere di cui doveva comporlo, e Adamo diventò un embrione, nella seconda stette in piedi, nella quarta diede i nomi agli animaH, la settima fu impiegata nel matrimonio con Eva, che Dio condusse al suo sposo dopo averle inanellati i capelli. Alle ore dieci Adamo peccò, e alla dodicesima provava già la pena del suo peccato e gli effetti della sentenza pronunciata con- tro di lui, cioè i sudori e le fatiche. Secondo i Rab- bini, Adamo fu creato così grande da toccare il cielo col capo. La materia del suo corpo fu presa da varie provincie; per la testa dalla Palestina, per il tronco da Babilonia, e per il resto da altri paesi. Gli angeli, alla vista di una statura così mostruosa, ne mormorarono, e dissero a Dio che vi erano due es- seri supremi, l'uno in cielo, l'altro in terra. Iddio, av- vertilo del suo fallo, appoggiò la mano sul capo di di Adamo e lo ridusse a una statura di 300 metri. Alcuni Rabbini soggiungono che la materia del suo corpo era tanto sottile e delicata da avvicinarlo alla

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natura angelica, con una conoscenza perfetta di Dio e dei divini attributi a segno che intenogato da Dio: Qual è il mio nome? rispondesse: lehovah (colui ch'è), la più fisolofica e profonda definizione che dar- si possa della divinità. In principio Adamo si abban- donò a un'orribile dissolutezza, rivolgendosi a tutti gli oggetti della creazione senza p>oter soddisfare i suoi disordinati appetiti, finche si unì con Eva. Secondo alcuni Eva era il frutto proibito, ch'egli non poteva toccare senza delitto; ma non seppe resisterere alla tentazione cagionata dalla straordinaria bellezza di questa donna. Adamo fu talmente afflitto della mor- te di Abele, che stette 1 30 anni senza avvicinare sua moglie. In questo frattempo ebbe numerose sgual- drine fra i demoni succubi (cioè che si trasformano in donne) e popolò la terra di gigcUìti ; e la sua apo- stasia giunse al punto di far ritornare la pelle al suo prqjuzio, per cancellare l'immagine di Dio. Adauno si jjentì finalmente di aver rotta quest'alleamza e macerò il suo corpo con colpi di fune per sette settimane nel fiume Geon. Altri Rabbini dicono che Adamo jj^r far penitenza del peccato originale rimase 1 30 anni nell'acqua fino al naso; che visse separato da Eva ed ebbe commercio con una donna chiamata Lilit, formata come lui dal fango; che da questa unio«e nacquero i demoni della terra e i giganti. Eva da! canto suo si abbandonò alle carezze degli angeli ribelli ; ma Gabriele che fu sempre incaricato di commissioni grate, li riconciliò e vissero poi in buona armonia. Dio, dicono i Persiani, creò Adamo nel quarto cielo, molto tempo prima del mondo, e gli permise di man- giare senza distinzione di tutti i frutti del paradiso, eccettuato il frumento che non poteva digerire dai pò-

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ri. Eva a instigazione del demonio mangiò il fru- mento e ne fece mangiare a suo marito; perciò n'eb- bero lo stomaco aggravato, ciò che aprì i loro ocdii; allora Gabriele li mise fuori del paradiso, per timo- re che non lordassero un luogo puro di sua natura e che doveva rimanere tale. Secondo gli abitanti di Madagascar, Adamo non era soggetto nel paradiso ad alcun bisogno corporale, e la proibizione che Dio gli aveva fatta di bere e mangiare di quanto vi era nel paradiso, sembrava abbastanza inutile. Nonostan- te il demonio andò a trovarlo e gli domandò perchè non gustava i deliziosi frutti che ornavano il suo sog- giorno e gli squisiti liquori che scorrevano come l'ac- qua. Adamo resistette contro questo primo assalto ma il demonio non si dette per vinto, e non tardò a ritornare e suppose che Dio lo mandasse ad an- nunciare al primo uomo che egli era padrone di man- giare e di bere tutto ciò che gli sarebbe piaciuto. A- damo credette, e si mise a mangiare e a bere. Qual- che tempo dopo il suo ventre pieno ebbe bisogno di sgravarsi; Adamo macchiò il luogo divino che egli a- bitava. Il demonio trionfante si affrettò di accusarlo presso Dio, che scacciò il peccatore dal paradiso. Qualche tempo dopo la sua disgrazia gli venne un tumore nella polpa di una gamba che si apri nel ter- mine di sei mesi, uscendone una fanciulla. Sorpreso Adamo da questo, fece chiedere a Dio da Gabriele, come doveva comportarsi verso questa nuova creatu- ra; gli fu risposto che doveva allevarla, e quando fosse giunta all'età da maritarsi di prenderla per mo- glie. Adamo obbedì e diede il nome di Rahonna alla sua sposa. Abele e Caino furono i frutti di questa unione.

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Dopo questa lunga chiaccherata, veniamo ai sim- boli. Farfalla, forse per la sua leggerezza. Fico, con le cui foglie si coperse dopo il peccato. Pelle di montone, che gli servì da vestito. Pomo, che gustò con Eva. I teologi vogliono che il pomo abbia il si- gnificato di diletto e piacere dei sensi. Spighe, allu- sione all'aver dovuto Adamo coltivare la terra per procurarsi il pane, con sudore. Vanga, emblema del lavoro. Adatt9mento ai costumi altrui.

Polpo, attaccato agli scogli di cui, dicesi, ne pren- de il colore; similitudine di chi, sacrificando la pro- pria libertà, si sottopone alle opinioni e alle abitudini degli altri.

Ade e Ades.

Nome che i Greci davano a Plutone, re delle Om- bre, e venne poi applicato all'inferno stesso. Vedi Plutone.

Adelaide (Sanf).

Imperatrice. Barca, che le servì per evadere. Borsa, perchè la santa era molto caritatevole. Chiesa.

Adeona.

Dea che presedieva all'arrivo, come Abeona presie- deva alla partenza.

Ader.

Genio governatore del fuoco. Occupava presso gli antichi Persiani il posto che il ciclope Polifemo te- neva presso Vulcano.

Adianto.

Dal greco adiantos, sempre secco. Vedi Capel- venere,

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Admeto..

Re favoloso della Tessaglia, celebre per aver ac- colto cortesemente Apollo cacciato dal cielo, afti- dandogli la custodia del numeroso suo bestiame. A- poUo gli diede poco dopo prova della sua ricono- scenza- poiché Admeto essendosi innamorato della leggiadra Alceste, che PeHa, suo padre, non voleva dare in sposa, se non a chi fosse stato capace di ag- giogare a uno stesso carro un cmghiale e un leone; aiutato da Apollo. Admeto fece questo rniracolo. Un'altra volta (era il giorno delle sue nozze), volen- do entrare nella camera nuziale, vide dmanzi a se un gruppo di serpenti mandati da Diana, che aveva dimenticata nei sacrifizi fatti al mattmo ag i Dei. Apollo intercedette presso la sorella, e i rettih si ri- tirarono alla sua voce. Narrasi che Admeto, caduto mortalmente infermo, i numi, a richiesta di Apollo avevano dichiarato che non sarebbe guanto se alcuno non si offriva a morire per lui. Ed ecco che subito la giovane sua sposa si sacrifica per salvarlo. Uia ella era nel fondo del sepolcro; già l inconsolabile dolore di Admeto aveva commossa Proserpina che voleva restituirgliela, non ostante le opposizioni di Plutone; quando Ercole, amico anch'esso di Admeto, discende all'inferno, passa l'Acheronte, incontra la- nato ossia la Morte, l'assalta, la doma col forte suo braccio, la lega con una catena adamantma. le strap- pa l'infelice principessa e la ricolloca immobile nel palazzo del marito, che dopo nove giorni la vede aprir gli occhi e sorridergli nuovamente: favola sim- bolica che tende a mostrare come l'ospitalità e la de- vozione dell'amicizia sono sempre ricompensate.

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Adolescenza.

Viene rappresentata da Venere. Orsa, perchè ritirandosi nella tana, non esce se non costretta dalla fame; allusione alla vita ritirata che fanno le ragaz- ze. Gli Ateniesi chiamavano orse le fanciulle, quan- do all'avvicinarsi delle nozze, per amore della pudi- cizia, si consacravano a Diana. Vesle variegata. Gli antichi comici introducevano nelle commedie il perso- naggio del giovane, vestito d'un abito a diversi co- lori: emblema della volubilità dell'animo e la va- rietà dei desideri delletà giovanile. Adolfo (Sani').

Vescovo di Galizia. Mitra. Pastorale, attribuir dei vescovi. Toro, a cui fu esposto. Adone.

Giovane bellissimo, secondo Ovidio, figlio di Ci- niro, re di Cipro; e di sua figlia Mirra (vedi). Ap- pena nato Adone, Venere fu così presa dalla bel- lezza del fanciullo, che lo nascose in un cestello ch'es- sa affidò a Proserpina, la quale, scoperto il tesoro che conteneva, non volle più restituirlo. Sottoposta la lite a Giove, questi sentenziò che durante quattro mesi di ciascun anno Adone sarebbe padrone di se, durante altri quattro mesi apparterrebbe a Proser- pina, e durante gli ultimi a Venere. Adone fu uc- ciso a caccia da un cinghiale. Saputo Venere del fe- rimento del suo amato Adone, corse verso di lui e versò il nettare nel suo sangue, da cui spuntarono inmiediatamente dei fiori. Morto, dovette scendere nell'Avemo, ma gli fu concesso di vivere sei mesi al- l'anno con Venere nel mondo superiore. Adone sa- rebbe la personificazione della natura vegetale, che ripiglia vigore al ritorno del periodo della primavera.

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La morte di Adone simboleggia il sole giunto alla parte settentrionale del zodiaco; il cinghiale è il sim- bolo dell'inverno, il cui freddo soffio fa spegnere la vita della natura. Fra le cerimonie usate nelle feste di Adone (Adanie) è degna d'osservazione la se guente: Portavasi un vaso pieno di terra, nel quale era seminato del grano, e vi erano posti fiori, erbe, frutti, arboscelli e lattughe; questo vaso chiamavasi giardino d'Adone, e terminata la cerimonia gettavasi nel mare o in qualche fontana.

Adonide. i

L'origine del nome di questa pianta è mitologica, e deriva dal colore rosso del sangue di Adone, tra- sformato in fiore da Venere. Vedi Ricordo doloroso. Adorazione.

Parola composta da ad e os oris, bocca, « lette- ralmente significa portare la mano alla bocca. Alle- goricamente l'adorazione è personificata m una don- na prostrata, con la mano destra sul petto, tenendo nella sinistra un turibolo. I pittori cristiani la simbo- leggiarono anche con angeli davanti a un triangolo. Vegetali: Elianto, perchè il girasole è sempre ri- volto verso il cielo, che sembra contemplare. Di- versi: Baciare la mano, atto, che nella Bibbia è men- zionato come un segno di culto. Le parole di Giob- be: Se io guardai il sole splendido e la rifulgente luna, e se in segreto esultò il mio cuore e baciai a mia mano con la mia bocca, ecc.. si riferiscono alla costumanza pagana di adorare i corpi ce est., cioè di mostrar riverenza per essi, accostando le proprie mani alla bocca. Mani stese al cielo. Adramelecco.

Idolo Assiro, il cui culto consisteva nell'abbrucia-

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re in suo onore i propri figli. Riguardo alla figura sot- to cui era rappresentato, varie sono le opinioni. Chi asserisce che era adorato sotto l'effigie di un mulo, altri di un pavone. Adrano.

Divinità siciliana adorata in tutta l'isola, e special- mente ad Adrano. Circa mille cani sacri erano cu- stoditi presso il suo tempio; i quali si m<mtenevamo col doppio scopo, che servissero di guida e di cu- stodia. Infatti narrasi che se colà capitavano devoti pellegrini, si vedevano questi animali andar loro in- contro, leccar loro le mani e correre avémti come p>er guidarli ; ma se le persone erano increduli o ladn che volessero entrare nel tempio, essi li riconoscevano subito, e li punivano saltando loro alla gola, stran- golandoli.

Adrastea (l'Inevitabile).

Figlia di Giove e della Necessità, ministra dell'e- terna giustizia e vendicatrice di tutte le offese, alle quaH nessuno poteva sottrarsi. Secondo alcuni, Adra- stea non è altro che un soprannome di Nemesi, deri- vato da Adrasto, che fu il primo a innalzare un tempio a questa divinità.

Adria.

Figlia del mare. Vedi Venezia. Adriano (Sant',.

Martire. Braccio tagliato. Corvo, che protesse il suo cadavere. Leone, a cui fu esposto. Ruota. Spa- da, strumenti del suo supplizio. Adulatore.

Ape, perchè avendo il miele in bocca e il pun- giglione nascosto nella parte posteriore del corpo.

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può paragonarsi alle persone che con la lingua lo- dano, mentre segretanìente sparlano. Cane. Alcuni vogliono che questo animale sia simbolo dell'adula- tore e nello stesso tempo del mordace detrattore. A- lessandro, domandato a Diogene perchè lo chiamas- sero cane, ebbe per risposta: Perchè con quelli che mi donano mi mostro piacevole, dico male di coloro che non mi usano cortesie e lacero i tristi. Il medesimo Alessandro, per celia, mandò a Diogene una sporta d'ossa; il cinico l'accettò e disse: Questo è bene un cibo da cani, ma non è già un presente da re. Ser- pente. Secondo la Bibbia, il serpente che tentò Eva fu il primo adulatore. Vedi Rovinato dagli adula- tori.

Adulazione.

Campanula specchio di Venere. Cazza, perchè ha il petto bianco e la coda nera; paragonabile a chi adula l'amico, poi lo inganna e deride. Pitagora consigliava di non gustare gli uccelli di coda nera, tener per amici uomini simulatori o finti, ipocriti. Si dice che la bugia ha sempre la coda nera. Rame

Adultera. Vedi Marito di donna adultera.

Adulterio.

Murena e vipera accoppiate; simbolo presso gli Egiziani.

Aello. Vedi Arpie.

Aesoulanus.

Divinità che presiedeva alla fabbricazione delle monete di rame, rappresentata sotto la figura di donna in piedi con la mano sinistra appoggiala .su un'asta, e una bilancia nella destra.

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Affanni.

Nocciola di pesca, le cui insenature sembrano ci- catrici del cuore impresse dagli affanni e dall'ansietà dell'animo. La pesca è simbolo del cuore.

Affanni della ricchezza.

Seme. Nei Vangelo, dove si parla del seme ca- duto fra le spine, simbolicamente si allude ai pen- sieri affannosi della ricchezza.

Affanno.

Croce, nel senso figurato, dallo sbiadito.

Affettiaione.

Amaranto cresta di gallo. Simbolo derivato da una specie d'affettazione che questa pianta mostra nello sviluppare i suoi fiori in modo bizzarro. Affetti libidinosi.

Piedi. I filosofi «mtichissimi ritenevano i piedi qua- le parte più vile del corpo umano, e che, nell'animo, corrispondessero agli affetti libidinosi. Nella Cena, Cristo lavò i piedi agli Apostoli, perchè levata così ogni lordura degli uomini, mondi potessero accostarsi a! dono dell'Eucarestia.

Affetto immutabile. Rosa rifiorente.

Affezione.

Sassifraga.

Afflizione.

Calice, emblema della Passione. Cuore. Secondo gli antichi, il cuore, per afflizione, si rode intema- mente ed esternamente. Pitagora soleva dire: Non mangiarti il cuore. Lattuga. Nella Bibbia, dove Dio comanda di mangiare l'azzimo con lattuga selvatica.

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indica che in quei giorni si doveva affliggere l'animo, senza concedergli alcuna dolcezza corporale. Ortica. Afì.

Presso gli Scandinavi è questo il nome della se- conda incarnazione di Heimdal, quando diventò lo stipite degli uomini liberi, cioè dei coloni e dei pro- prietari di terre, i quali dovevano formare la classe media fra i nobili e i servi. Afì, il cui nome significa avolo, avendo sposato Amma, n'ebbe Karl, che alla sua volta divenne padre di dodici figli. Africa.

Rappresentasi sotto forma di donna giacente in po- sa lasciva, sostenendo la testa con la sinistra avente in mano una melagrana, e nella destra un ventaglio (allusione al clima ardente). La figura giace su due onde, le quali rappresentano l'Oceano e il Medi- terraneo; e per mostrare che questi mari la circon- dano, porta due anelli alle dita estreme. Si trova anche raffigurata da una donna avente in cajx) un cappello, e sulle spalle un manto azzurro gettato in- dietro, che si stende fino a terra, con la veste rossa orlata di bianco e fibbie d'oro che circondano l'orlo superiore e quello inferiore. La figura stende d'am- bo le parti le braccia nude, tenendo nelle mani due spighe. Ai suoi piedi figurano due navi cariche di grano. Infine viene rappresentata sotto le sembianze di una mora seminuda, coi capelli ricciuti e con una testa di elefante per elmo ; porta una collana di co- rallo, tiene un corno pieno di spighe in una mano, e nell'altra uno scorpione. Attorno le stsinno serpenti attorcigliati e un leone.

Animali: Boa, serpente che vive nelle foreste a- fricane. Drago, che vomita fuoco. Allusione forse

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alla temperatura ardente di questo paese. Elefante, animale caratteristico di queste contrade. Scorpione, che figura nelle monete di Adriano. Afrodite.

Dal greco aphros, schiuma. Una delle grandi di- vinità dell'Olimpo. Dea dell'amore e della bellezza. In Omero, Afrodite è figlia di Giove e di Dione, ma secondo la tradizione più comune Afrodite sarebbe ^ata <ialla scimmia marina raccoltasi intorno alle parti mutilate di Urano, che furono gettate in mare da Crono, dopo ch'egli ebbe evirato il padre. Nata, si avvicinò all'isola di Creta e p>oi a Cipro, e passeg- giando sulla riva del mare i fiori spuntavano sotto i suoi piedi. Secondo le idee cosmogeniche della na- tura di Afrodite, ella era la personificazione della po- tenza generatrice della natura e la madre di tutti gli essere viventi. Una conferma di ciò p>otrebbe a- versi nella tradizione che, nella gara di Tifone con gli Dei, Afrodite si cangiò in pesce, il quale si considera di grandi forze generatrici. Ma, secondo la leggenda dei Greci, ella era la Dea dell'amore che incitava questa passione nei cuori degli Dei e degli uomini, e signoreggiava, con questa potenza, tutta la creazione animata. Vedi Venere. Aganippe.

Figlia del fiume Permesso, che scorreva intorno cJ monte Elicona. Fu cangiata in fontana, le cui ac- que avevano la virtù d'ispirare i poeti. Fontana sa- cra alle Muse, donde furono chiamate Agéoiippidi o AgcUìippee. Agata.

Pietra screziata, le cui venature formano dei dise- gni regolari o irregolari, talvolta somiglianti a una

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figura umana più o meno perfetta, a un animale, o anche a qualche oggetto inanimato. Famosa era l'a- gata di Pirro re di Albania, nella quale pretendevasi di vedere Apollo con la sua lira e le nove Muse coi loro rispettivi attributi. Vedi Felicità Fortezza Mercurio Persuasione Prosperità. Agata (Sanf).

Vergine e martire. Angelo, sotto forma di un giovane, che con un gran cero acceso accompagnò la martire nella prigione dove fu rinchiusa. Carboni ardenti, su cui fu posta con le mani e i piedi legati con catena di ferro. Colonna, sulla quale, nuda e col capo raso, venne sollevata con le mani legate di dietro e battuta con nervi di bue. 5. Pietro, in sem- bianza di un vecchio venerando, con in mano un vaso di medicamenti, con cui guarì la santa e le rese le mammelle fattele strappare da Quintiliano. Tenaglia, che servì per strapparle le mammelle.

Agatodemone

Dal greco agathos, buono, e daimón, genio. Di- vinità benefica in onore della quale, alla fine dei pa- sti, i Greci bevevano un po' di vino puro. La cof>pa che serviva per quest'uso, chiamavasi coppa d'A'ga- lodemone. Era simboleggiato con un serpente. Vedi Buon Evento.

Agava.

Figlia di Cadmo e di Armonia. Avendo calun niata Semele sua sorella, amante di Giove, Bacco la colpì di demenza, e in un eccesso di pazzia lacerò suo figlio Penteo, re di Tebe.

Agenorea.

Dea dell'industria e dell'attività, a Roma, por-

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tava anche il nome di Strenua (diligente) per oppo- sizione della Dea Murcia, cioè Venere o la Dea del- la pigrizia, poiché questa rende gli uomini poltroni ed effemminati. Agetore.

Parola che in greco sigiùfica condottiero, era il soprannome che davasi a Ermete o Mercurio fkÌco- pompo (conduttore delle anime) a Giove condottie- ro degli eserciti, secondo i Lacedemoni; e a un sacerdote di Venere, che dirigeva le sacre pompe nel- l'isola di Cipro. Agguato.

Coccodrillo. Tifone, che presso gli Egiziani rap- presentava il male, si trasformava in coccodrillo, per taidere, come faceva quest'animale, continui aggua- ti ai mercanti. Agilità.

Tipula, insetto leggero e agile, che corre sull'ac- qua senza tuffarsi fermarsi mai. Agitazione.

Betonica, pianta le cui foglie sono sempre in mo- vimento. Driza. Graminacea che al imiinimo soffio di vento si agita. Vedi Impelo e agitazione della mente.

Agitazione continua.

Argento vivo. Aglaia.

Una delle tre Grazie. Aglio. Vedi Milizia. Agnello.

DaJ greco agnos, casto, innocente. Vedi Abele Agnese {Sanf) Apostolato Apostoli

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Castità Coletta (Santa) Daniele Discor- dia — Dolcezza Eucarestia Francesco d'As- sisi (San) Gesù Cristo Giovanna di Casa {Santa) Giovanni Battista (San) Innocenza Mansuetudine Maria Vergine Martiri Moderazione Obbedienza ~ Orefice Paolo (San) Pietro (San) Primavera Sacrifi- zio del Salvatore Speranza Svergognata Temperanza Vecchio e nuovo Testamento.

Agnese (Sani').

Martire e vergine, Agnello nimbato, che ap- parve con essa dopo la sua morte. Anello, portatole da una colomba. Angelo, che nel luogo infame, ove venne trascinata, la circondò di luce vivissdma, in mo- do che nessuno poteva guardarla. Capigliatura, con cui coperse la sua nudità. Corone, due, simboli della verginità e del martirio. Diavolo, che str2uigolò il fi- glio del Governatore, il quale tentò di violarla nel luogo infame. Gladio, con cui venne decollata. Re go, sul quale fu posta, ma rimase illesa perchè il fuoco si divise in due parti. Rosario.

Agnocasto.

Specie di verbena. Gli antichi Greci ponevano le frondi di quest'arboscello nel letto delle loro spose, per conservarne la castità. Vedi Castità Diana Freddezza,

Agostino (Sanf).

Vescovo. Chiesa. Cintura di cuoio. Conchi- glia. Cuore infiammato d'amor divino. Diavolo, em- blema dell'eresia. Libro. Monastero. Penna. Vedi Vescovo.

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Agosto.

Mese a cui presiedeva Cerere. Nel medio evo \enne sjjesso rappresentato mietendo le spighe. Va- sari lo figurò in un uomo nudo che esce dal bagno, coprendosi le parti segrete con un asciugatoio, e met- tendo alla bocca un fiasco. Cane, che annuncia la canicola. Careggiali due, incrociati. Spighe del raccol- to, che si falcicino in questo mese. Tazza, in cui si disseta un uomo. Ventaglio, che procaccia il fresco. Vedi Zodiaco.

Agrai. Vedi Agrole.

Agricoltura.

Gli cmtichi la réippresentavano sotto l'aspetto di Cibele, seduta p>er terra, o in piedi, con una zappa, o accompagnata da un toro. Viene auiche rappresen- tata, come Cerere, coronata di spighe, con un aratro d'accanto e un arboscello che comincia fiorire, e tal- volta con una cornucopia piena di frutti d'ogni spe- cie. L'agricoltura era talmente stimata presso gli an- tichi, che facevano i scettri dei re con la punta in forma di vomero; dei quali se ne servivano anche i sacerdoti.

Animali : Bue. Secondo Plutarco, Teseo fece scol- pire il bue sulle monete, volendo con ciò stimolare i suoi popoli a coltivare la terra. Vegetali : Olivo in mano a Mercurio, quale protettore delle piante; per- chè da esso si ricava molto più utile di qualunque altro albero fruttifero. Diversi: Falciola, data da Giano a Saturno, il quale insegnò l'agricoltura. Nilo, con la cui statua gli Egiziani rappresentavano l'agricoltura. Vanga. Vedi Cerere.

3 G. Ronchetti.

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Agrifoglio

Albero spinoso sem,pre verde. Vedi Difesa Precauzione Previdenza. Agrimonia^

Pianta che una volta passava come rimedio per il bianco dell'occhio. Vedi Cratitudine Ricono- scenza. Agrote.

Parola greca che significa contadino, e nome di u- na delle divinità che incivilirono i Fenici. Le dava- no per padre Agrai o Agre. Padre e figlio erano inventori dell'agricoltura, del torchio, della caccia e del modo di costruire le case. A Biblo, Agrote ave- va un tempio dove era rappresentato da un fusto di colonna. Nel giorno della sua festa egli era portato processionalmente dentro una nicchia coperta, collo- cata sopra un carro tirato da diversi animali. E' an- che il soprannome di Dagone. Aiianto.

Il nome di questo albero bellissimo presso gli abi- tanti delle Molucche significa albero del Cielo. Ve- di Favore celeste. Airone.

Ucceljo tramipolieìro, che jpassa lunghe ore col collo ripiegato sul petto e col capo rannicchiato fra le spalle. Vedi Esangue per libidine Febbraio Silenzio Tempesta.

Aiuto. Vedi Bisognoso d'altrui aiuto Doman- dare aiuto Popolo che invoca aiuto Porgere aiuto. Aiuto reciproco.

Pipistrello. Si vuole die due di questi animali ag-

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grappati insieme, molestati, abbiano la tendenza di sostenersi a vicenda, quasi per aiutarsi reciprocamen- te nella loro debolezza. Aiuto scambievole. Vedi Servizio scambievole.

Ajo Locuzio.

L'anno di Roma 364, un certo Cediiio, uomo plebeo, informò i tribuni che nell' atraversare di not- te la città, una voce sovrumana, che usciva dal!'<il- to del tempio di Vesta, gli manifestò che Ron;a do- veva in breve essere assalita dai Galli. Non si ascol- tò tale informazione, data da un uomo senza credi- to. E Roma fu l'anno seguente presa dai Galli, e liberata che fu da Camillo, questi, per rimediare alla negligenza commessa, non curando quella voce not- turna, eresse un tempio in onore del dio Ajo Locu- zio, nello stesso sito in cui Cedizo l'aveva udita. Questo Dio, dice facetcìmente Cicerone, quando non era conosciuto da nessuno, parlava e si faceva sen- tire, ma dopo ch'egli è diventato celebre, pensò di tacere e di diventare mulo. Alabarda.

Specie di arma ad asta, con la punta munita di un ferro lungo, largo e aguzzo, attraversate da un al- tro ferro in forma di scure. Vedi Barnaba (San) Mcasoneria Taddeo (San). Alabastro.

Pietra simile al marmo, più trasparente e più te- nera. Vedi Purezza. Albereila. Vedi Pioppo tremulo.

Alberi.

E' noto che nell'émtichità gli alberi erano consa- crati agli Dei. La Genesi parla di due alberi di prò-

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digiose qualità e misterioso significato, piantati nel mezzo del paradiso terrestre, ed erano: Albero del- la vita e Albero della scienza del bene e del male. I frutti del primo avevano la virtù di conservare la vita all'uomo se egli avesse conservato la sua inno- cenza, cioè serviva a ristorare le forze perdute, e rinvigorire la tempra fiaccata, a ripristinare l'equili- brio dei vari elementi dell'umano organismo. L'al- bero della scienza del bene e del male poteva essere im albero qualunque, di cui non si potrebbe dare il nome preciso, mancando ogni descrizione, ogni dato di cui si possa convenientemente dedurre. I Bizantini costumavano rappresentare Adamo ed Eva vicino a un albero simile al fico e coperto di foglie; gli I- taliani ora adottarono il fico, come fecero i greci, ora l'arancio, e in certi casi fu rappresentato dal pomo. Vedi Amadriadi.

Albero. Vedi Anna {SanC) Concordia Cristoforo {San) Edmondo {Sani') Cerva- sio (San) Giuda Martino (San) Paradiso dei Cristiani.

Albero della morte. Vedi Tasso.

Albero della scienza del bene e dei male.

Vedi Alberi.

Albero della vita. Vedi Alberi.

Albero di Giuda. Vedi Cercide siliquasiro.

Albero d'Isaia.

Albero genealogico di Gesù Cristo. Venne spesso rappresentato dalla pittura e scoltura, dal XII" fino al XV" secolo. Il profeta Isaia è raffigurato coricato e addormentato; dal suo petto, dalla sua bocca o dal suo cervello s'innalza un tronco d'albero vigo-

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roso che si ramifica sempre più a misura che s'innal- za, e ogni ramificazione porta all'estremità uno de- gli antenati del Salvatore. Infine, il ramo più alto termma in un fiore sbocciato, che serve da trono a Maria Vergine, sola oppure col Gesù Bambino. Spes- so l'albero è più complicato. Fra ogni ramo si vede un profeta con un filatterio su cui è scritta la profe- zia di cui esso è autore, e che ha sempre raj^orto con la venuta di Cristo. I profeti guardano la cima dell'albero e mostrano a dito la Vergine col Bambi- no. Vedi Isaia.

Albero morto. Vedi Inverno Pigrizia 5/e- riliià. Alberto (Sant*).

Carmelitano. Crocefisso. Gesù Bambino che accoglie nelle braccia. Ciglio, simbolo di verginità. Lampada, che illuminava le sue veglie. Libro conte- nente le regole del suo ordine. Nave, che approvvi- gionò Messina assediata. Albione e Berglone.

Famosi Giganti, figli di Nettuno, che si of^x)sero a Ercole al suo passaggio nella Liguria, Avendo l'e- roe esaurite le sue freccie. Giove schiacciò Albione sotto una tempesta di pietre. Alcione.

La credenza popolare ammetteva che questo uc- cello facesse il nido sulle onde del mare, e che co- vasse le uova durante sette giorni prima, e sette giorni dop>o il giorno più corto dell'anno, periodo durante il quale le acque si mantenevano in perfetta calma. Si vuole che l'alcione sia una banderola naturale, e che sospeso per il becco, indichi la parte donde sof- fia il vento, girando il petto verso questa parte del-

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l'orizzonte. Oltre la virtù di predire i venti, si attri- buiva pure all'alcione la preziosa qualità df arric- chire colui che lo possedeva, di mantenere l'unione nella famiglia e di comunicare la bellezza alle donne che portavano le sue piume. Vedi Ceke Cinira

Disperazione Misantropo Nido d'alcione

Teli. Alcione.

Figlia di Eolo e moglie di Ceice (vedi). Alcitoe.

Figlia di Mineo, la quale avendo lavorato, e fat- to lavorare le sue sorelle Leucippe e Arsippe, du- rante le feste di Bacco, rifiutando di prenderne par- te; il Dio del vino, per costringerle col terrore, si presentò loro davanti successivamente in leopardo, in , leone e in pantera. Intervenute alle orgie, furono as- salite dal furore, e Mercurio le cangiò: la prima in pipistrello, la seconda in gufo e la terza in civetta; mentre le loro tele furono convertite in foglie di vite e di edera. Alessio (Sanf).

Bordone da pellegrino. Scala, sotto cui visse. Aletto {collera implacabile, furore incessante).

Una delle tre Erinni o Furie, figlia di Acheronte e della Notte. Vedi Furie. Alettoria.

Pietra che gli antichi avevano immaginato for- marsi nel fegato del gallo vecchio, e a cui attribui- vano virtù medicinali meravigliose. Vedi Lussuria.

Alettrione.

Giovane soldato, confidente e favorito di Marte, il quale faceva la guardia durante gli amori di questo

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Dio con Venere, per avvertirlo dello spuntar del gior- no. Essendosi egli un giorno addormentato. Apollo (Sole) scoperse gli amanti, che Vulcano circondò con una rete e li espose abbracciati alla vista degli Dei. Marte, sdegnato, cambiò Alettrione in un gallo che, memore della sua negligenza, annuncia all'alba l'av- vicinarsi del sole. Alfa 0 Omega.

Nome della prima e dell'ultima lettera dell'alfa- beto greco. Nel medio evo i predicatori, i medici e altri usavano mettere in capo alle scritture, ricette e dissertazioni, il segno a co o ^ ri. Questo segno, che è l'espressione di alfa e omega, era una specie di geroglifico che indicava il nome della divinità, e cor- rispondeva a tutte quelle formule che mettevansi una volta alla prima o ultima pagina dei libri. Vedi Cri- iiianesimo Gesù Cristo O Principio e fine. Alfonso dei Liguori (Sanf).

Vescovo. Crocefisso, su cui meditava. Disci- plina, rammentando le pene corporali a cui si sot- top>oneva. Ciglio, simbolo di castità. Libro delle re- gole dell'ordine religioso del Santissimo Redentore, ch'egli fondò. Maria Vergine, che invocava. Rosa- rio, simbolo della devozione. Alga marina.

Pianta le cui foglie strette sono morbide e pieghe- voli anche se asciutte. Vedi Instabilità. Ali. Vedi Ambizione Amore Aria Dedalo Ceni Morte Notte Poesia Tempo Tommaso d'Aquino {San) Velociió Vento. Ali ai piedi. Vedi Mercurio Occasione.

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Ali di farfalla. Vedi Junonì Psiche. Ali di gru. Vedi Infaticabile.

Ali di pipistrello. Vedi Diavo/o Fama Geni

Junoni Morie Notte.

Ali di sparviero. Vedi Sacerdozio.

Alisma.

Pianta a cui si attribuiva la proprietà di guarire la rabbia. Vedi Calma Qur'e/e Tranquillità. Alleanza.

Arcobaleno. Cessato il diluvio. Dio fece appa- rire a Noè un arcobaleno; simbolo dell'alleanza fra il cielo placato e il mondo che si rinnova. Alleanza segreta.

Pollice. Si vuole che i Barbari, stringendo allean- za, costumassero prendersi la mano destra, legare strettamente i pollici; e da una piccola ferita fattasi succhiarsi reciprocamente il sangue; e ciò in segno di patto segreto consacrato col sangue. Allegoria

Dal greco allos, altro, e agorein, rappresentare. In termine d'arte, dicesi della composizione, in cui l'artista adopera certe figure simboliche per esprime- re idee astratte. L'allegoria deve essere semplice e intelligibile per tutti, altrimenti risulterebbe un rebus che nessuno cercherebbe di spiegare. Oltre alle alle- gorie classiche, come sarebbe la Giustizia, raffigurata in una donna con la bilancia in una mano e la spa- da nell'altra, ecc., citiamo i seguenti esempi. Un artista, dovendo, in una sola rappresentazione, espri- mere la presa di diverse città, dipinse la Vittoria, coi suoi attributi, che scriveva sopra uno scudo i nomi di queste città. Il figho del gran Condè, per rappre-

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sentare la storia di suo padre, fece dipingere Clio, la Musa della storia, con in mano un libro, sul cui dor- so leggevasi: Vita del principe Condè. Questa Musa strappava dei fogli dal libro, gettandoli per terra, e su ogni foglio era scritto il titolo di una bell^a azione di questo famoso capitano. Velo di garza che, co- prendo le forme della figura, le lascia mtravedere fa- cilmente. Allegrezza.

Animali: Vitello, donde nacque la parola latina vitularis, vivere in allegria, dar segno, far atti di al- legria; perciò gli antichi chiamavcno vitellartli coloro che si rallegrano e fanno festa. Presso gli ebrei, so- gnando un toro saltellante, era segno di futura alle- grezza, e questa doveva essere accompagnata da gua- dagno, se nello stesso sogno fossero éq>parsi dei tori pascolanti. Vegetali: Mandragora, che, secondo Senofonte, toglie agli uomini la nvalinconia non meno del vino, rendendoli allegri. Mirto. Nei conviti, in segno d'allegria, gli antichi usavano porgersi reci- procamente un ramo di mortella (mirto comune), in- vitandosi a cantare. Divera: Corona di fiori, specialmente di rose, che gii antichi ritenevano come segno di allegria e di festa; perciò nei conviti costu- mavano cingersi il cajX) di ghirlande. Fuoco. Allu- sione ai fuochi di gioia accesi nelle allegrie popolari. Oro, Sardonica. Verde. Vedi Ilarità Letizia.

Allegrezza v Amicìzia.

Uomo e donna con le mani congiunte, in atto di rallegrasi.

Allegria. Vedi Allegrezza.

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Alettamento degli adulatori.

Asino, fra fiori e aromi, di cui non sente il pro- fumo. Geroglifico con cui gli Egiziani volevano rim- proverare i grandi uomini i quali, anche esponendosi alle beffe, si compiacciono essere circondati dagli adu- latori.

Allfader.

Il più antico e il più grande degli Dei scandinavi. Vedi Odino.

Allodola.

E' uno dei pochi uccelH che cantano volando. Vedi Niso Tradimento.

Al loto. Vedi Lauro. Aloè.

Genere di pianta carnosa dei paesi caldi dalla quale si estrae una sostanza amarissima. Vedi A- marezza Dispetto. Alpini.

Antichi soldati pedoni; avevano per insegna un gatto di colore rosso chiaro, in atto di camminare con la testa dritta, in una targa verde, circondata da un cerchio bianco.

Altare. Vedi Abramo Berta {Santa) Mat- teo (San) Misericordia Pietà Religione Rifugio.

Altea malvarosa.

Pianta d'ornamento coi fusti dritti, alti, elegan- temente guarniti di foghe e fiori, bellissimi, di diver- so colore. Vedi Ambizione. Alterigia.

Aquilegia.

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Amabilità

Celsomino bianco. Amadriadi.

Ninfe che erano generalmente le protettrici delle foreste, e una sola poteva presiedere a un'intera fo- resta; ciascun albero, al contraio, racchiudeva la sua Amadriade, che nasceva, cresceva e moriva con esso. Le Amadriadi sarebbero otto, figlie «di Nereo e di Dori, secondo alcuni, di Amadriade e d'Ossilo, suo fratello, secondo altri. Queste diedero il loro nome al noce, al palmizio, al corniolo, al faggio, al pioppo, aW'olmo, alla vile e al fico. Le Amadriadi o DriaJi erano specialmente congiunte alle quercie. Furono rap- presentate in vaga forma di giovinette, parte nude e parte vestite, in atto di scendere dagli alberi, e sal- tarvi intorno cantando al mormorio delle frondi agita- te dal venticello. Amaltea.

Secondo alcuni era il nome della capra che al- lattò Giove fanciullo; secondo altri, una Ninfa che avrebbe nutrito Giove col latte di una capra. Que- sta capra essendosi retto un corno, la Ninfa Amaltea lo riempì d'erbe fresche e di frutti, e lo diede a Gio- ve, che lo collocò insieme alla capra fra le stelle. Secondo altre tradizioni. Giove stesso ruppe uno dei corni della capra Amaltea, lo diede alle figlie di Melisseo, e lo dotò di tale virtù che, quando il p>os- sessore lo desiderava, esso riempivasi immediat2unente di qualsiasi cosa. Tale è la storia dell'origine del celebre corno di Amaltea, chiamato comunemente corno dell'abbondanza o cornucopia. Amante.

Salamandra, posta nel fuoco, la quale è simbolo

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dell'amore. Credendo gli antichi che la salamandra si nutrisse di fuoco; perciò divenne l'emblema del- l'amante il cui ardore sembra quasi alimento alla sua passione. Amanti morti.

Fiaccole, due, spente e rivolte all'ingiù. Amaranto.

A causa della persistenza dei fiori, anche staccati, di questa pianta d'aspetto melanconico, le cui fo- glie sono spesso segnate di macchie nere, gli antichi la consacrarono ai morti e la piantavano vicino alle tombe, per significare che lo spirito non era mortale come la materia, e che godeva una vita nuova e beata negli Elisi. I maghi attribuivano alle corone fat- te di questi fiori, grandi proprietà e sopra tutto la vir- tù di conciliare i favori e la gloria a chi le por- tava. Vedi Affettazione Amore eterno Co- stanza — Salute perpetua Stravaganza. Amarezza.

Aloè. Assenzio. Amarezza nella dolcezza della vita.

Favo (li miele dalla cui sommità germoglia uno stelo di assenzio. Simbolo di amarezza o sciagura, che inasprisca e amareggi il dolce ozio e la tran- quillità della vita. Amari llide (dal greco amarussó, io brillo).

Bella pianta per eleganza di forma, brillante colo- rito e per gradevole odore dei fiori. Vedi Orgoglio Superbia. Amatéras.

Il vero nome sarebbe Ama - Térasou - Olio - Mi-I(ami (la grande e augusta Dea, che brilla in eie-

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lo). Divinità più pc^olare del Giappone. Secondo la leggenda questa Dea nacque dall'occhio sinistro del Dio Izanagui. Appena nata, la sua bellezza risplen- dente illuminò tutto il mondo, e Izanagui, vedendola così meravigliosamente bella, le diede l'impero del sole. Amatéras veglia continuamente sugli uomini, e li colma dei suoi favori. Viene comunemente rappre- sentata in piedi su uno scoglio, coi caF>elli ondeg- gianti sulle spalle, vestita di rosso con una sopravveste bianca, armata d'una sciabola e tenendo il disco del sole nella destra. Amatista e Ametista.

Dal greco améthustos, che non è ubriaco. Sorta di pietra preziosa, diafana, violetta, rossastra. Una volta questa pietra era la nona in ordine sul p>etto rale del gran sacerdote ebreo. Vedi Abnegazione Ammirazione Castità Fiducia Sobrie- fa Umiltà. Amatore.

Uomo che tiene nella destra un anello d'oro. Amatore delle donne altrui.

Murena, la quale, presso gli Egiziani, simboleg- giava tanto un uomo che praticasse le donne degli altri, come chi avesse spesato una donna forestiera. Credevasi che le murene fossero tutte ferrunine, e si congiungessero con le vipere. Amazzoni

Dal greco a, privativo, e mazos, maunmella. Don- ne guerriere della Cappadocia. Esse non volevano uomini con loro, e coi quali non si univano che una volta all'anno, dopo di che li rimzuidavano alle loro case, e a condizione che grima avessero ucciso tre dei loro nemici. Facevano morire o storpiavano i loro

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figli maschi, e allevavano con molta cura le loro fanciulle, alle quali bruciavano o comprimevano dal- l'infanzia la mammella destra per non aver impedi- mento al memeggio dell'arco. In una medaglia anti- ca si vede una Amazzone vestita di un giubettino a foggia di corazza, terminato da una cintura e da una gonella militare, che discende appena fino al ginoc- chio: calza due comuni stivaletti. Porta nella mano destra, distesa, una piccola vittoria alata, avente una palma e una corona d'alloro: nella sinistra uno scu- do e una lunga azza a due tagli, sc^ra la quale si appoggia come se fosse una lancia. In un'altra me- daglia è rappresentata un'Amazzone quasi somiglian- te alla prima per il complesso del vestire e delle ar- mi ; soltanto che, invece di una piccola vittoria, tiene in mano un piccolo tempio. Ma qualunque forma avessero questi abbigliamenti, comunemente erano pe- rò fatti con pelle di fiere, che le Amazzoni uccide- vano cacciando, e costantemente legati sulla spalla destra, lasciando scoperta la sinistra; e mai discen- dente oltre il ginocchio. Le loro armi erano le frecce, la lancia, l'azza e lo scudo.

Ambarvali-.

Feste presso i Romani, per ottenere dagli Dei una buona raccolta. Tali feste celebravansi due volte al- l'anno, la prima in maggio e la seconda in giugno. La cerimonia consisteva nel sacrificare un toro, una scrofa e una pecora, dopo aver condotte tre volte le vittime intorno ai campi, accompagnate dai cittadini, uno di es6Ì, incoronato di quercia, cantava in lode di Cerere un inno appositamente composto. Queste feste erano presiedute dai Fratelli Arvali

Ambasciatore pacifico. Vedi Pace.

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Ambizione.

Ali, emblema della rapidità con cui vuole innal- zarsi. Altea malvarosa. Ferme di pavone, di cui l'ambizione ama adornarsi. Scettro, che vuol con- quistare. Ambra. Vedi Eliadi.

Ambrogio (Sani').

•Arcivescovo di Milano e Dottore. -— Animali: Ape. Si racconta che mentre Ambrogio dormiva in culla, uno sciame di api entrasse e uscisse dalla boc- ca del bambino per fabbricarvi un favo di miele; ciò che fu preso come pronostico della soave elo- quenza del Santo. Cavallo, rammentando la sua ap- parizione nella battaglia. Colomba, che lo indicò al- l'episcopato. — Diversi: Bambino. Si vuole che S. .Ambrogio sia stato accléunato arcivescovo di Mila- no, per bocca di un bambino lattante. Soldati, che scompigliò. Staffile, di cui era munito quamdo appar- ve nella battaglia contro gli Anani.

Ambrosia

Dal greco a, privativo, e brotos, mortale. Era

l'alimento degli Dei, come il nettare ne era la be-

vjuida. poiché questi Dei, che gli uomini avevano

creati nel loro delirio con tutte le passioni di cui

erano essi medesimi agitati, avevano bisogno di ali- mento, e malgrado della loro spirituale natura.

Ambrosia marittima.

Pianta che tramaiida un odore aromatico. Vedi Amore reciproco.

Amcaspandi.

Gli aintichi Persiani riconoscevano, e anche oggi- giorno i Parsi riconoscono come creatore del cielo

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e della terra e di tutti gli essere creati sette Dei o saggi immortali, che chiamavano Amcaspandi, e di cui fanno capo Ormuzd, comunemente da noi co- nosciuto sotto il nome di Oromaze. Questi saggi han- no un gran numero di ministri, che si chiamano Dze- dì, e sono Geni benefici, ma di ordine inferiore. Dal loro lato i Dell', nemici degli Amcaspandi, si ado- perano a viziare o a distruggere il bene che questi féinno. Essi sono parimenti in numero di sette, e han- no per capo Ahriman o Arìmane. I Persiani ave- vano una gran venerazione per il numero sette. Vedi Oromaze.

Amenità della poesìa.

Ape. Secondo Varrone, le api hanno relazione con le Muse; F>erchè quando sono sparse e disunite fra loro, si riuniscono al suono del cembalo e di canti. Pindaro prende il miele col latte per la soa- vità degli inni, simboleggiando il latte l'estro natu- rale, e il miele, perchè fatto con gran fatica dalle api, l'arte e la diligenza.

America.

Personificata, è vestita da selvaggio. Animali: Testuggine, su cui è seduta; Tigre. Diversi: Ar- co e frecce, arme dei selvaggi. Penne, con cui si or- navano i selvaggi dell'America. Ametista. Vedi Ametista.

Amicizia.

Animali: Cane, preso spesso come emblema del- l'amicizia, in cui è considerata specialmente la fe- deltà, e poi un animo disposto a giovare. Vege- tali: Melagrano. Mirto. Gli antichi pretesero che "1 melagrano fecondasse se piantato vicino al mirto.

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Anzi si credeva che, anche se lontani fra loro, le rispettive radici andassero a trovarsi, avviticchiandosi insieme. Ramo secco, intorno al quale sale una vite carica di grappoli: perchè l'amicizia circonda di sue cure anche i cuori inariditi. Diversi: Gemelli (ve- di). Mano posta sul cuore. Urna, su cui piange i suoi amici defunti. Violetto, colore.

Amicizia confermata.

Tazza^ o calice, scambievobnente sporta, e gli inviti a bere, tanto presso gli antichi, quanto oggidì è segno di confermazione d'amicizia.

Amicizia con tutti.

Uomo che ne solleva un altro da terra.

Amicizia costante.

Edera. Tanaceto.

Amicizia debole.

Tre uomini che si tengono per le mani.

Amicizia salda.

Sale, che gli antichi usavano mettere davanti agi; ospiti forestieri prima delle vivande, per dimostrare la fermezza e la p)erseveranza dell'amicizia; donde venne che molti, verszmdo il sale sulla tavola, riten- gono p>er cattivo augurio; mentre lo giudicano per buono e felice, se viene versato nel vino.

Amico inutile.

Rondine, perchè essa più degli altri uccelli vive vi- cino all'uomo, senza addomesticarsi mai. Ritoma a noi nella dolce primavera; ma quando la temperatura ainnuncia l'avvicinarsi del rigido inverno fugge; così gli amici infedeli, nei buoni momenti accerchiano, nelle disgrazie si allontamano.

4 G. RoxcHBTri.

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Amida.

Divinità adorata dai Giapponesi, dalla quale spe- rano di ottenere l'eterna felicità col solo invocare frequentemente il suo nome. E' specialmente rappre- sentata con le orecchie forate, seduta, con le gambe incrociate, sopra un loto. Ammiratore di se stesso.

Scìmmia. Per il suo amore verso i propri figli, que- st'animale venne paragonato alle persone che amano e stimano tutto ciò che, in opere e parole, esce da loro stessi. Sinesio, uomo assai letterato, nel riordi- nare le epistole da lui accuratamente scritte, dubitò d'imitare la scimmia. Esse, diceva egli, quantunque mettano alla luce i più sozzi di tutti gli animali, cre- dono tuttavia che siano bellissimi sopra tutti gh altri. Ammirazione.

Amathta.

Ammone.

Il nascosto, il Dio ignoto, il Dio supremo, re de- a\: Dei. Divinità egiziana, alla quale, a Tebe, fu de- dicato un tempio, a cui si arrivava lungo un unmenso viale fiancheggiato da due lunghe file di montoni Il montone era consacrato ad Ammone, e nella stes- sa Tebe, se ne nutriva uno che era ritenuto la rap- presentazione vivente del Dio, il quale, come si trova nella vecchia sede di Tebe, è raffigurato m un uomo seduto che tiene sul capo una conciatura a lui pro- pria, con due penne sulla corona inferiore. Nella pit- tura è colorato d'azzurro, forse per figurare il cie- lo. Veniva anche rappresentato in piedi, ora con la testa di montone, ora con la faccia umana, con corni di montone che spuntano al di sotto delle orecchie, e la testa sormontata da un disco e due lunghe pen-

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ne. coi soliti attributi. Nei geroglifici un obelisco è simbolo di questa divinità. Si vuole che anticamente in Egitto esistesse un bosco consacrato ad Ammone. nel cui mezzo sorgeva una fontana chiamata acqua del sole, la quale allo spuntar del giorno era tiepida, a mezzogiorno fredda, e a mezzanotte tanto calda che bolliva, per intepidirsi verso il mattino. Presso questa fontana veniva adorato un certo simulacro in forma di ombelico composto di smeraldi, e di altre gemme, largo di sotto, e rotondo, che si assottigliava verso la cima; e quando si voleva da questo idolo sa- pere qualche cosa; veniva portato intorno sopra una navicella dorata, a cui erano attaccate intomo molte tazze d'argento, e dentro la quale entravano donne e fanciulle, cantando certi versi scomposti, coi quali si credeva ottenere dal Dio risposta a quanto desi- deravasi sapere. I Greci identificarono Ammone a Giove e ne fecero il loro Giove Ammone. Si racconta che Bacco trovcmdosi nell'Arabia deserta, arso di se- te, implorò il soccorso di Giove (gli Egiziaoii vollero che fosse il Sole), che gli apparve in fwTna di mon- tone, il quale, percuotendo col piede la terra, gli irvdicò una sorgente d'acqua, e in quel luogo fu in- nalzato im magnifico tempio a Giove a cui diedero il nome di Ammone, che. secondo gli antichi, pre- siedeva alla salute; e la testa di montone, secondo l'uso simbolico, rappresentava lo stesso Dio che aveva cura della salute di tutti. Dicesi che gli Egiziani quan- do si facevéuìo visite, per il primo saluto, usavano pronunciare il nome di Ammone, f>er buon augurio; ed essendo dagli antichi costumato di pregare il be- ne per i morti, che vissero bene, sui sepolcri, con di- versi epitaffi li raccomandavano agli Dei infernali;

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ai quali talvolta sostituivano delle colonne su cui e- rano scolpite teste di montone, fra le quali pendevano bacche d'edera intrecciate vagamente con frondì J frutta. Ammonizione.

Ferula, con cui, secondo Plutarco, usavasi per- cuotere i fanciulli, come castigo benevole. Amo.

Ordigno da pesca. Vedi Inganno Perfidia.

Amore.

Quantunque il culto di questa divinità universale sia uno dei più antichi, la nascita d'Amore è tuttavia un mistero. Il soprannome di Oogenes (nato da un uovo), sembra derivare da una pietra incisa, eseguita nello stile antico, che porta il nome di Phrìgìllas, rap- presentante Eros uscente dall'uovo, col guscio rotto a lui vicino; inoltre sono notissimi i seguenti versi di Anacreonte, in cui dipinge un nido d'amori:

Un pipilar continuo

Fan nell'uscir degli uovi;

Vedi i maggiori, assidui

Porgere il cibo ai nuovi. Amore, l'Eros dei Greci, il Cupido dei Latini è ge- neralmente ritenuto figlio di Marte e di Venere e rappresenta la passione d'amore. Tutto è simbolico nella pittura che si fa d'Amore. Nasce dalla bellez- za e dalla forza; ha per sorelle le Grazie: queste sono sempre giovani, quegli è sempre fanciullo; por- ta Varco e la faretra piena di frecce, ma che non fe- riscono con eguale effetto. Le une, armate di punte di un metallo prezioso, portano nel cuore la gioia e la felicità, le altre, di piombo, fanno soffrire mah crudeli a coloro che ne sono colpiti. Le ali sono un

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emblema della sua incostanza, la benda indica l'ac- cecamento che produce in coloro che ferisce, e la fiaccola è simb>olo dell'ardente paissione con cui ac- cende i cuori. Fra molti amori finti dagli antichi, spesso simboleggiavano le diverse passioni e i \aii affetti dell'uomo. Le pietre incise, che rappresentano i giochi e le diverse occupazioni d'Amore, sono in- numerevoli, nulla essendovi che maggiormente si pre- sti alla grazia dell'esecuzione e alle più ingegnose allegorie. Amore che doma un leone è un soggetto frequentemente ripetuto. Si conoscono pure rappre- sentazioni d'Amore che voga su di un'anfora, che cavalca un ippocampo, di Amore vincitore di Ercoie. La favola di Psiche diede motivo a molte allegorie dei tormenti che Amore fa soffrire all'anima, espres- se dagli artisti su pietre move, in (vì si vede Amore che incatena la sua amata, e tormenta una farfalla in diversi modi. In una pietra incisa si vede Amore in- felice, gemente alla porta della sua bella, mentre l'Amore felice fa sopra di lui una brutta libazione. I poeti circondano Amore di tanti altri amorini, di- vinità subalterne, che si possono confondere coi risi, coi giuochi, coi piaceri, piccole divinità allegoriche, rappresentate anch'esse sotto forma di fanciuUetti a- lati, ma senza frecce e senza faretra. Conosciutissima è la bella composizione della venditrice d'Amori nel- le pitture di Ercolano. Non sono da confondersi co- gli Amori tutti i fanciulli alati che si vedono sui mo- numenti antichi. Dai loro diversi attributi si devono riconoscere i vari Ceni, seguaci delle divinità, e spes- so loro rappresentanti. Gli artisti moderni hanno egual- mente fatto uso di figure alate di adolescenti e di fanciulli, che non sono Amori. Vedi Antera Psiche.

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Amore,

Il sol che non conosce leggi, disse un gran poeta. Platone ha preteso, che al principio del mondo gli uomini erano maschio e femmina a un tempo: che avevano due visi, quattro braccia, quattro piedi, ma che essendosi inorgogliti, gli Dei per punirli, li ave- vano divisi. Ne accade che quando le diverse parti separate vennero a incontrarsi, si abbracciavano e si serravano così stretta^mente qhe preferivano morire di fame e di sete piuttosto di lasciarsi. Gli Dei, mossi a pietà, cambiarono questi abbracciamenti mortali in carezze passeggere; quindi l'origne e il fondamento dell'amore.

Vegetali: Bellide, che gli innamorati sfogliano in- terrogandola sull'amore dell'amato. Cotogno. Mela, perchè, sopra tutto quella dolce, dedicata a Venere. Mirto. Arbusto le cui foglie sono sempre verdi. A Roma, il tempio di Venere era circondato di mirto. Papavero. Presso gli antichi, gli amanti, per sapere se il loro amore era pari, solevano mettere un petalo di papavero sul pugno, dandogli poi un colpo co! palmo della mano, e, dallo scopio debole o forte, giudicavano l'intensità della passione. Rosa, simbolo principale dell'amore. Diversi: Berillo. Fuoco. Gli Egiziani, presso i quah l'acqua, cioè il mare, era sim- bolo dell'odio, ritenevano il fuoco quello dell'amore. Donde a Cupido fu dedicata la fiaccola accesa. Lac- cio, allusione alle insidie dell'amore. Lira, presso gli antichi, secondo i quali, contenendo in ogni gio- condità, pare che abbia qualche affinità con l'amore, con Venere e con le Muse, e che altrettanto attrae 9IÌ uomini. Vedi Sfrenatezza dell'amore.

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Amore celato.

Lairca clandestina.

Amore civettuolo.

Valisneria spirale. Amore colpevole.

Aconito.

Amore coniugale.

Ceranio a foglie d'edera. Quercia. Tiglio. Pe: questi due ultimi simboli vedi Filemone.

Amore corrisposto.

Ambrosia marittima. La felicità infusa da questa reciprocità d'affetto può essere paragonata alla dol cezza dell'ambrosia, cibo degli Dei, che porta il no- me di questa pizuita. Vedi Amore reciproco A- more scambievole. Amore del marito verso la moglie infedelt-

Seppa. Dicesi che se la femmina di questo mollu- sco viene percossa, il maschio accorre per difenderla: mentre se è p>ercosso il maischio, la femmina, curan- dosi di stessa, fugge cercando di salvarsi.

Amore di patria.

Esperide.

Amore disonestissimo.

Pernice. Gli Egiziani, volendo raffigurare gero- glificamente un uomo disonestissimo, brutalmente lus- surioso, senza scrupoli, dipingevano due pernici; per- chè credevano che, se prive del maschio, si congiun- gessero fra loro; e il maschio montasse il pulcino ap- pena sgusciato dall'uovo, l Romani solevano chia- mare pulcino^ un fanciullo depravato; e a un uomo disonestissimo davamo il ncme di gatto pulcmario, cioè.

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che cerchi di pigliare i pulcini. Si racconta che un tale, detto pernice, s^inncunorò della propria madre. Amore divino.

Cuore infiammato. Evangelario aperto. Fiaccola, come questa, l'anima del cristiano brucia ed è illu- minata dall'amore di Dio. Freccia, simbolo della pre- ghiera che, similmente alla freccia, s'innalza verso il cielo per salire a Dio. Amore eterno.

Amaranto tricolore. Amore fraterno.

Filadelfo. Vedi Castore e Polluce. Amore lascivo.

Rosa incarnatina. Amore Leteo.

Amore che faceva disamare e dimenticare tutto il bene che si voleva agli altri, la cui statua, che at- tirava le ardenti fiaccole nel fiume, e quivi le spe- gneva, si trovava nel tempo di Venere Ercina; dove si recavano a pregare i giovani che desideravano scor- darsi delle loro innamorate, come le giovani che si accorgevano d'aver mal posto i loro amori. Vedi Lete. Amore materno.

Musco, che preserva dalle intemperie i luoghi che copre, mantenendosi sempre vivo; similmente la ma- dre protegge i suoi figli e li ama d'amore costante. Amore paterno.

Pellicano. Una volta, per prendere i pellicani adulti, si circondava il nido dei piccoli, appena nati, con un cerchio di fuoco. Alla vista del fumo, i ge- nitori accorrevano, e sbattendo le ali, credendo di spegnere il fuoco, alimentandolo con l'aria, ne otte-

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nevano l'effetto of^)osto, in modo che, per difendere i pulcini, abbruciandosi le ali non potevano più vo- lare, venivano presi ; sacrificando così se stessi, per amore dei figli. Amore per i bambini.

Delfino, ritenuto dagli antichi appassionato per i ragazzi. In molte medaglie figura un delfino fre- nato da Amore; come anche in certe statue di Ve- nere si vede accanto Amore seduto sul delfino, o in altro modo da esso sorretto. Amore platonico.

Acacia bianca. Amore puro.

Rosa bianca. Amore reciproco.

Fiaccole, due, accese, legate insieme nel mezzo con un nastro poi divise fra loro. Palma (vedi An- tera). Amore scambievole.

Mela, gettatasi scambievolmente da due Amorini, baciandola prima di lanciarla; mentre uno lancia la mela l'altro con le mani alzate la riceve e, baciatala a sua volta, la rimanda al compagno. Amorevolezza.

Beccaccia. Emblema di persona amorevole e be- nevole; perchè si vuole che sia l'uccello che abbia il maggior amore verso l'uomo. Amorino giallo. Vedi Reseda. Amor proprio.

Benda sugli occhi, la quale, figurativamente, im- pedisce di conoscere i propri difetti. Narciso, allu- sione alla favola del giovanetto Narciso.

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Amos.

Quarto dei profeti minori. Pecora, per essere stato pastore. Vedi Profeti. Ampolla. Vedi Lottatore - Martirio.

Amuleto.

Immagine, figura o segni che le persone portano indosso, attribuendo loro grandi virtù; credenza che esisteva da tempi immemorabili. Nell'antichità furono gli Orientali, particolarmente i Caldei, gli Egiziani e i Persi che adottarono gh amuleti con maggior ardore. Essi consistevano in figure di Dei o di astri, anelli magici, frammenti di pergamena su cui erano trac- dati caratteri sacri o versetti dei Libri Santi. I Greci e i Romani ricevettero gli amuleti come importazione orientale, e ne usarono alla loro maniera, secondo il genio e l'indole nazionale. Durante il medioevo tutte le nazioni portavano degli -amuleti, malgrado il di- vieto dei concili. Oggigiorno, l'uso degli amuleti è ancora generale, sotto nomi diversi, presso i popoli dell'Asia, i selvaggi dell'America, dell'Africa e del- l'Oceania. Non è nemmeno ancora scomparso del tutto in certe parti dell'Europa; tale il corno di co- rallo dei napolitani, contro il malocchio, come i così detti portafortuna. La Chiesa cattolica li ha sempre proibiti. Le medaglie, croci, ecc., che essa approva e benedice, si distinguono dagli amuleti, in ciò che essa non attribuisce a loro, per se stesse, alcuna virtù. ELssa vede soltanto, in questi oggetti, dei simboli che hanno il vantaggio di ricordare l'idea di Dio e dei santi, e, presso chi li portano, delle testimonianze di pietà, come tutti gli atti caritatevoli, di attirare la grazia divina. Essa lìiasima la credulità suj^erslizio-

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63, che darebbe loro un altro significato. Vedi Su- perstizione. Anamelecco.

Nome di una divinità menzionata nella Bibbia ac- canto a quella di Adramelecco, e sono indicati en- trambi come Dei a cui si offrivano sacrifizi di bam- bini, che venivano bruciati al fuoco davanti alle lo- ro statue. Alcuni vogliono che sia stato adorato sot- to la figura di un cavallo, altri di un pavone o di una quaglia. Anadiomène.

Dea sorgente dall'onda, soprannome di Venere. Questo soprannome era poco celebre prima di Apel- le; ma il suo famoso dipinto di Afrodite Anadiomè- ne, in cui la Dea era rappresentata come sorgente dal mare e in atto di asciugarsi i capelli, mise tosto in gran voga questa poetica idea, e destò l'emulazione d'altri artisti.

Anaiti.

Divinità asiatica, di cui il nome trovasi scritto variamente, alle volte Anca, alle volte Aneiri, alle volte Tanaidi o Nanea. In molti luoghi dell'Asia le si sacrificavano numerosi schiavi d'cunbo i sessi. Gli scrittori greci identificarono talvolta Anaiti con la lo- ro Artemide. Ananasso.

Frutto che ha fama d'essere il più saporito dei frutti conosciuti, anzi alcuni pretendono che tutti ; saperi delicati degli altri frutti trovansi radunati e confusi nell'ananasso. Esso figura spesso sulle stof- fe ornate del XV" secolo. Vedi Perfezione,

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Anarchia.

Allegoricamente viene rappresentata da una figu- ra in atto furioso, con una benda sugli occhi, che l'ac- ceca; i capelli sparsi e le vesti lacerate. Ha per at- tributi: Giogo spezzato. Libro delle leggi sotto i pie- di. Pugnale, simbolo della guerra civile. Torcia, em- blema dell'incendio devastatore che l'anarchia fa di- vampare.

Anceo.

Figlio di Licurgo; il quale amava occuparsi di agricoltura, e picuitò molti vigneti. Un veggente gli predisse che egli non assaggerebbe il vino della sua vigna. Venuto il momento in cui Anceo stava pei mettersi alle labbra la prima tazza del suo vino, e beffeggiava il veggente, questi gli rispose: Dalla taz- za alle labbra v'è un tratto. Infatti in quell'istante nacque un tumulto, e Anceo fu avvertito che il cin- ghiale di Calidone si trovava nella sua vigna. Egli abbandonò la tazza del vino, uscì per dare la cac- cia alla belva, la quale l'assalì, uccidendolo. D'al- lora in poi la suddetta frase fu usata come prover- bio per significare un avvenimento impreveduto, che si frapponga all'esecuzione di qualsiasi proponimento,

Ancile.

Era così chicunato una specie di scudo, miracolo- samente sceso dal cielo, e consacrato a Roma nel tem- pio di Marte. Gli aruspici, consultati intomo a co- sì strano prodigio, ne trassero infallibile indizio che l'impero del mondo fosse serbato a quella città nella quale il sacro arnese venisse custodito. Perciò Numa Pompilio, per impedire che fosse rapito, ne fece fab- bricare altri undici, perfettamente eguali. 1 utti gli anni nel mese di maggio, si portavano gli ancili in

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processione, attorno a Roma, e durante la solennità era vietato prendere le armi o iniziare qualsiasi im- presa. Ancora.

Strumento di ferro a due uncini, cui si attacca la gomena, e che si lascia cadere in mare, per tener ferma la nave dove si vuole fermarla. Vedi Celeri- tà moderata Commercio Custodia Fe- lice {San) Fermezza Fdomena (Santa) Niccolo {San) Parlamentario Rifugio Spe- ranza — Speranza in Dio Stabilità Stirpe di Selenco Vita. Ancus€u Vedi Duglossa. Andrea (Sanf).

Barca. Conchiglia, attributi che rammentano la sua professione di pescatore. Croce di S. Andrea. La croce del suo martirio, che ha una forma spe- ciale in forma di X, e porta il nome del santo p>er distinguerla dalla croce comune. Delfino. Diavolo, in forma di serpente. Libri, due. Andromeda.

Figlia del re etiope Cefeo e di Cassiopea. Ebb« l'audacia di vantarsi più bella di Giunone, la quale per punirla la condannò a essere legata con catene dalle Nereidi, ed esposta su uno scoglio a un mo- stro marino; ma passando Perseo in aria sul caval- lo Pegaso, e vedendola sul punto d'essere divorata dal mostro, lo impietrì, mostrandogli la testa di Me- dusa, e liberò questa principessa, restituendola a suo padre, il quale per gratitudine gliela diede per mo- glie. Minerva pose Andromeda fra le stelle in forma di fanciulla con le braccia tese e «jicatenate a una roccia, per commemorare la sua liberazione.

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Anello.

L'uso degli anelli portati alle dita come ornamen- to è antichissimo. Presso i Romani l'anello serviva a distinguere i differenti ordini cittadini. I nobili por- tavano l'anello d'oro; i cavalieri l'anello di ferro. Il marito dava un anello alla sua sposa nel giorno di nozze, ed era pegno dell'unione che si contraeva Il momento in cui il marito l'anello alla giovane sposa davanti al sacerdote, dice un vecchio libro di segreti, è della massima importanza. Se il manto ferma l'anello appena entratovi il dito, e non passa alla seconda giuntura, la donna sarà padrona, ma se accompagna l'anello fino alla radice del dito, egli sarà capo e sovrano. Questa idea è ancora in voga; così le signorine ben educate procurano di curvare il dito anulare al momento in cui ricevono l'anello, in modo di fermarlo alla prima giuntura. Le giovani inglesi che oservano la stessa superstizione, fanno il più gran caso dell'anello matrimoniale, a motivo della sua proprietà meravigliosa. Credono ohe mettendo uno di questi anelli in un berretto da notte, e ponen- dolo sotto il guanciale, vedranno la notte in sogno il marito che è loro destinato. Vedi Agnese (Sanf ).

Amatore Caterina d'Alessandria {Santa)

Cuore Fede Fedeltà Nobiltà Pietro (^San) Ricordo del bene ricevuto Servitù Vescovo Vincolo matrimoniale. Anemone (dal greco anémos, vento).

Gli antichi supponevano che questo fiore non sboc- ciasse che al soffio del vento. Vedi Abbandono Malattia.

Anflarao. .

Figlio di Oicle e d'Ipermnestra, figlia di Testio. Da

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parte del padre egli discendeva dal celebre veggente Melampo. Alcune tradizioni lo rappresentano come figlio di Apollo e d'Ij>ermnestra. ciò che non è però che un'espressione p>oetica p>er significare ch'egli era veggente e profeta. Erifile sua moglie, indicò a Poli- nice, che le offriva un monile d'oro, il luogo in cui si era nascosto per non aiuiare alla guerra di 1 e- be, dove egli doveva perire. Un giorno prima ch'egli fosse inghiottito dalla terra col suo carro, essendo a mensa coi capi dell'esercito, un'aquila volauidò gli p>or- via la lancia, la quale, dove la lasciò cadere, si caui- giò in lauro. Il giorno seguente la terra si aperse sotto Anfiarao e l'inghiottì col suo carro, ma Giove lo rese immortale. Anfìone.

Figlio di Giove e di AntioF>e, regina di Tebe; mu- sico e poeta greco. Dicesi che nella costruzione delle famose mura di Tebe, aiutato dal fratello Zeto, al suono della lira di Anfione le pietre non solamente si spostavano, ma si ponevano anche una sopra l'altra in modo da formare il muro. Anfìtrite.

Dea del mare, figlia di Nereo e dell'Oceanina Do- ride. Dopo aver lungo tempo rifiutato di maritarsi spo- sò Nettimo. Fu madre di Tritone. Rappresentasi co- munemente sopra un carro tirato da due delfini, in for- ma di conchiglia, e con uno scettro d'oro nella destra, come Dea del mare. Angelica.

Da angelo, a motivo delle grandi virtù medicinali che si attribuivano a questa pianta. Con la sua radice si prepara un liquore ardente. Vedi Entusiasmo Estasi Inspirazione.

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Angelo (dal greco aggelos, messaggero).

Gli angeli sono esseri puramente spirituali, interme- diari fra Dio e l'uomo. La teologia li divide in tre ge- rarchie e ciascuna di queste in tre cori. La prima com- prende i serafini, il cui attributo sarebbe l'amore; i cherubini, distinti per il meditare; i troni, sui quali posa, per così dire, la maestà divina. La seconda comprende le dominazioni, coro d'angeli cui fu data la potestà su- gli uomini; le virtù, che hanno il dono dei miracoh; le potestà, che si oppongono ai demoni. L'ultima è com- posta dai principati, che vegHano sulle azioni; dagli ai- cangeli e dagli angeli, che sono gli esecutori del volere di Dio. Riguardo ai loro uffici e natura, gli angeh si fecero corrispondere ai quattro elementi: i Serafini, le Virtù e le Potenze o Potestà, corrisponderebbero al tuo- co; i Cherubini e gli Angeli, alla terra; i Troni e gh Arcangeli, all'acqua; le Dominazioni e i Principati, all'aria. Le ah, distintivo caratteristco degli angeli di- mostrano la prontezza ai divini comandi; la candida veste è simbolo del vergine pudore, il piede nudo e gli occhi rivolti al cielo, dimostrano il diprezzo delle cose terrene, e coi preziosi momli di che sfavillano, a ricordanza dei beni, di cui è feconda la Regione deU felicità immortale. Il numero delle ah vana fra Z. 4. 5 e 6- e nel XV" secolo, gli angeli figurano munib d'ali di penne di pavone: simbolo forse degli occhi che talvolta si vedon coprire le ah degli angeli; e ciò perchè gh antichi paragonavano l'occhio agli uommi divini, detti angeli, o, specialmente geni, i quali senza l'illuminazione di un lume superiore, cioè Dio, non possono da loro stessi esercitare il proprio ufficio d in- tendere. Poiché, dicevano, l'intelletto è come un oc- chio il quale, non per stesso vede, ma per parteci-

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pazione della luce. Gli attributi degli angeli sono: Vegetali: Ciglio bianco. S. Matteo pone questa pian- ta come principale attributo degli angeli, la cui na- tura venne paragonata alla celeste sostanza degli an- geli; perchè il giglio estirpato e spogliato dalle radi- ci, col tempo rifiorisce da se stesso, e il suo vigore non dipende ne dalla radice dalla terra, ma quasi per virtù un sugo interno che sparge lo fa rinverdire, imi- tando così la virtù delle sostanze celesti. Diversi: Diadema. Nimbo rotondo. Palma. Sardonica, presa come simbolo di acutezza di mente, allegrezza e virtù. Scudo. Spada, di cui sono armati, secondo la loro mansione. Verde scuro, colore attribuito agli angeli.

Vedi Ahacucco Àbramo Agaia (Sani')

Agnese (SanC) Anna {SanC) Calerina d'A- lessandria (Santa) Cecilia (Sanla) Colella (Sanla) Colomba (Sanici) Crislma (Santa) Domenico di Cuzman (San) Elisabetta (Sani')

Filomena (Santa) Francesco d'Assise (San)

Genoveffa (Santa) Giacobbe Girolamo (San) Gregorio il Grande (San) Isidoro (Sani')

Maddalena (Santa) Matteo (San) Tere- sa (Sanla).

Angelo della morte.

Presso gli ebrei è un angelo pieno d'occhi il quale, con una spada sfoderata da cui pende una goccia di fiele, si pone davanti all'uomo moribondo il quale, quando lo vede, trema, apre la bocca dove l'angelo vi sparge dentro la goccia di fiele che gli causa la morte, lo fa puzzare e diventare livido. Angerona.

Deità la cui natura e gli attributi erano un mistero per i Romani stessi. Talora è presa come Dea del

5 G. RONCUETTI.

- 66 - piacere, talora dell'operare, che muove cioè gli uomini a le azioni, come la Dea Stimula U stimolava e Orta li esortava, facendo derivare il suo nome da a^e^ Alcuni vollero invece che 11 nome d' Angerona denv da anger, cioè affanno, dolore, perche questa Dea a veva un panno Intorno al collo, che le legava anch r bocca Ma Macrobio vuole che Angerona con la bocca legata e turata, mostrasse che chi sa patire e tacere dissimulando gU affarim, infine 1^ --plinto dendo poi una vita lieta e piacevole. Secondo Fhnio questa Dea fu così fatta per mostrare che non bisogna parure del segreti misteri della rehgione per divulgarli.

'^TllnMa. Alla morte di Adone, Venere mischiò i suoi pianti col sangue del giovane amato. Dalle lagr. me nacque la calendula. Cipresso. Tasso, albero deUa morte, che, come il cipresso, comunemente s. pianta nei cimiteri.

Anguilla.

I naturalisti non sono riusciti ancora ad assicurarsi in qual modo avviene la riproduzione delle anguille; essi ignorano se questo pesce è viviparo, o oviparo o ovoviviparo. Secondo gli Eglzlam le anguille non so- no ne maschi ne femmine, e nascono dal fango, op- pure sfregandosi contro gli scogli, e dalle scorticature si generano le anguille. Essi l'adoravano e soltanto i sacerdoti avevano il diritto di mangiarle Raccontasi che un decano della chiesa di Elgin, nella provincia di Murray in Scozia, non avendo voluto cedere a sua chiesa ai monaci, fu cambiato in anguilla con tutti i suol canonici, e marinati dal cuoco zoccolante. Ve- di Arricchito per le discordie dei cittadini Losa

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non raggiungibile Memoria estinta dopo morte Misantropo Profano Speranza certa nel dubbio.

Angustia.

dallo sbiadito.

Anhour.

Dio adorato nell'alto Egitto. Simboleggiava, ere- desi, la forza cosmogonica del sole. Era rjippresentato con una corda in mano, con cui conduce il sole.

Anima.

In ogni tempo si è cercato di definire cosa è l'anima. Secondo alcuni, è un raggio della divinità; secondo altri, è la coscienza, è lo spirito, è il sentimento dei piaceri e dei dolori interni ; è la sfjeranza di un'altra vita che si trova nel cuore di tutti gli uomini ci\iliz- zati o selvaggi; è ima fiamma ha detto alcuno; e un altro: il cer\ello con le sue potenze: il sentimento e il movimento volontario.- L'immaginazione dei Greci diede una forma sensibile all'anima, rappresentandola ora come un uccello con la testa umana, ora con una piccola figura riproducente le fattezze della mor- te, con proporzioni assai ridotte; talvolta l'anima è sorretta da geni alati o arpie. I primi Cristiani diedero all'anima un'apparenza di una nave che approda al porto, di un cavallo che si affretta a compiere la sua corsa, più spesso, quella di una colomba. A partire dal XIII" secolo, l'anima è comunemente rappresentata sotto la sembianza di un piccolo essere um«mo nudo e privo di sesso. Ora entra nella gloria eterna, ora essa s'innalza al cielo portata da angeli. Dal XVI T al XVIII" secolo, la rappresentazione dell'anima si tro- va sotto la figura di una fanciulla. Un dotto ha prete- so, secondo la rivelazione di uno ^>ettro, che l'anima

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rassomigliasse a un vaso sferico levigato che ha occhi da tutte le parti.

Animali: Aquila, simbolo dell'anima battezzata. Farfalla, che è l'imagine più usata, fino dai tempi remotissimi, per rappresentare l'anima. Trovata ge- niale, in cui il bruco che striscia sul suolo, o si avvol- ge attorno a una pianta, rappresenta la vita terrestre dell'uomo; ma, sciolti i vincoli che lo legano al corpo, lo spirito se ne va alle superiori regioni, lasciando il corpo esamine. Così il bruco, svestita la larva trasfor- masi in agile farfalla, che non più tocca la terra, ma gode delle aree dimore. Il perchè, non solo nei se- polcri cristiani, ma nelle tombe di marmo dei Romani e nelle antichissime degli Etruschi, s'incontrano so- vente questi simboli. Gli artisti antichi diedero alla testa di Platone le ali di farfalla, per significare che fu tra i filosofi greci il più distinto difensore dell'im- mortalità dell'anima umana. Esiste un'urna sepolcrale con Amore che, avendo nelle mani una farfalla, le avvicina una fiaccola accesa, per simboleggiare la pu- rificazione dell'anima per mezzo del fuoco. Dante cantò :

Non v'accorgete che noi slam vermi Nati a formar r angelica farfalla? Pesce; perchè si vuole composto d'un elemento purissimo e fosse il primo animale creato da Dio. Spar- viero. Presso gli Egiziani, i quali lo chiamavano Baieth; dividendo questa parola in due sillabe, si ha bai (anima) ed elh (cuore); donde si deduce (he gli Egiziani, come anche gli stoici, ritenessero il cuore quale sede principale dell'anima. Diversi: P.na - Simbolo ricavalo dalla gianduia in forma di pina, po- sta nell'interno del cervello, che gli antichi ritenevano

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la sede dell'anima. Piramide. Sembra, secondo alcu ni, che gli Egiziani con questi imponenti monumenti, intendessero simboleggiare l'amima, avendoli dedicati come sepolture dei re e degli uomini eccelsi; quasi per testimoniare che, morto e corrotto il corpo, resti l'anima, la quale, secondo essi, finito il ciclo di tren- tamila anni, avesse a generare e farsi un altro corix>, a paragone della piramide, la quale, stando immobile la cima, immaginata girare intomo alla base, descrive im circolo nello spazio, che simboleggia il percorso di detti anni, in cui, secondo gli Egiziani, le cose dovevano ritornare nello stato primitivo. Scintille nu- merose uscenti da un braciere ardente. Stella, simbolo egiziano dell'anima e dell'immortalità dell'anima, la quale, priva del corpK) , conserva il suo potere e vi- gore. Timeo di Socri disse che ogni anima è compa- gna e congiunta a una stella, quale genio protettore alla salvezza e custodia di essa. Vedi Bellezza dell'anima.

Anima candida e pura.

Cigno, simbolo d'uomo pieno di dottrina, benigno e mondo d'ogni disonore che possa macchiare la can- didezza della sua anima.

Anima e corpo.

Serpente. Il bastone a cui è avvolto un sei pente non solo presso gli Ebrei, e nella Bibbia, dove si leg- ge che il popolo d'Israele fu salvato da morte con l'esporre un serpente crocefisso ; ma anche presso gli Egizicuii e i Romani fu simbolo salutare dell'anima e del corpo. Gli antichi volevano che il serpente, con- sacrato a E^culapio, conoscesse un'erba atta a ren- dere la vita.

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Anirna e vita.

Lucerna accesa, la quale rappresenta la vita, e l'olio che mantiene viva la fiamma simboleggia l'umore vitale, di cui si alimenta il calore per dar vita al corpo; mancando quest'umore, si spegne calore e corpo. Plutarco paragonò la lucerna al corpo, e la fiamma all'anima. Anima purgata dai vizi.

Scolopendra, perchè si vuole che quest'animale, quando si sente preso all'amo, si allarga più che può e si distende, rodendo il filo dell'amo, e dopo averlo ingoiato, getta fuori le interiora, e liberatosi dall'amo, le ritira ritornando vispo come prima; similmente a chi, purgato l'anima dai vizi e dalle passioni che lo opprimono, ritorna a una vita normale, tranquilla e beata.

Animali alati. Vedi: Ezechiele. Anime dei morti.

Capricorno. Gli astrologi predicevano la massima felicità a coloro che nascessero sotto questo segno dei zodiaco, segno che i platonici chiamavano la porta degli Dei, perchè ritenevano che per essa salissero in cielo le ajìime sciolte dal legame del corpo, dove so no fatte partecipi della divina natura; e, per questo, tal segno celeste significava talora le anime dei de fumi, talora la Morte, e qualche volta la prospera for- tuna e la felicità suprema. Animo.

L'anima, specialmente in quanto sente e vuole. Pignatta. Le donne di Sparta, nei funerali dei re, co- stumavano percorrere la città percuotendo certe pi- snate vuote, quale dimostrazione che la città, priva

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del suo re, non aveva animo, era cioè disanimata. Va- so, che presso i Caldei rappresentava l'animo, come si rileva da questo detto: Nel suo vaso abitano le bestie della terra, cioè l'ira, la libidine e altri affetti o passioni comuni alle bestie. Anche nei Salmi, se- condo gli interpreti della Bibbia, talvolta il vaso è emblema dell'animo. Animo clemente.

CoiTìucopia contenente ramoscelli di olivo carichi di frutti. Animo eccelso.

Cicogna, simbolo biblico dell'animo puro ed ele- vato sopra le cose terrene, dedito soltanto alla con- templazione delle cose divine; perchè la cicogna cerca sempre luoghi alti per fare il nido. Animo grato.

Cane, che guarda una statua o un sepolcro, simbo- lo d'uomo ricordevole dei favori e benefìci ricevuti, p>erchè il cane mai si dimentica di coloro che gli usa- rono delle amorevolezze. Delfino. Raccontasi che un delfino, chiamato ad alta voce da un fanciullo, soleva frettolosamente corrergli incontro, e mettendogli sotto la schiena, si offriva a portarlo se gli fosse piaciuto; e ciò perchè il fanciullo oltre ad averlo liberato dai pescatori, gli medicò una ferita da essi fattagU. Animo triviale.

Cicogna, che depone le uova per terra. Geroglifico egiziano d'uomo dedito alle cose basse; perchè que- st'uccello, solito a nidificare in luoghi alti, in questo modo agisce contro natura. Anira.

Uno dei dodici Dai-tho, geni che, nel buddismo

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giapponese, presiedono alle ore. L'ottava, che corri- sponde alle due ore dopo mezzogiorno presso noi, è sotto la protezione di Anira. Viene rappresen- tato con una figura smorfiosa, sormontata d'una spe- cie di testa di montone, e facendo con una mano, talvolta armata d'una sciabola, un gesto minaccioso. Anitra^ Vedi Acqua Papero. Anna (Sani').

Madre di Maria Vergine. Albero, sotto il quale pianse per la sua sterilità. Angelo, che la mandò dal suo sposo. Nido di piccioni, che offerse a Maria Vergine. Porta dorata, dove incontrò Giovacchino.

Anra Perenne.

Divinità romana che presiedeva agli anni. Se ne celebravano le feste il giorno 5 di marzo, e le si offrivano sacrifizi per ottenere una vita lunga e fe- lice. Secondo la favola, Anna, sorella di Didone, fuggì da Cartagine dopo la morte di quella princi- pessa, e venne in Italia, dove Enea l'accolse onore- volmente. Lavinia, moglie di Enea, ne divenne mielosa e decise di ucciderla. Anna, saputo in sogno del pe- ricolo che la minacciava, si nascose nel fiume Numico. di cui divenne la divinità. Essa fu poi chiamata Pe- renne. Alcuni scrittori hanno creduto che Anna Peren- ne fosse la luna; altri che fosse Temide, o Io. Infine secondo altri autori, Anna era una vecchia che portò viveri al popolo romano ritiratosi sul monte Sacro, e alla quale la Repubblica rese gli onori divini. Co- munque sia, Anna Perenne divenne la divinità tute- lare dei Romani gaudenti. D'ordinario, nelle sue feste, si predicevano tanti anni di vita a colui che be- veva in onore di Perenne quanto erano le tazze ch'egli

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poteva vuotare in suo onore; così diventò proverbia- le la frase commode perennare per significare passar- sela allegramente.

Anno.

II ritorno dell'anno nuovo era dai diversi popoli celebrato con cerimonie più o meno speciali. Presso gli antichi persiani un giovinetto scelto per la sua rara bellezza, si a\'\icinava al re e gli presentava doni dicendo che gli portava il nuovo anno da parte di Dio, I Galli cominciavano l'anno con la cerimonia del vischio di quercia che essi chiamavano vischio del- l'anno nuovo. I druidi, sacerdoti dell'antica Galliu, accompagnati dai magistrati e dal popolo andavano in una foresta, vi alzavano intorno alla più bella quercia un altare triangolare di zolle, e incidevano sul tronco e sopra i più grossi rajni di quest'albero riveri- to, i nomi degli Dei che credevano più potenti. Poi un druido, vestito di tonaca bianca, tagliava il vi- schio, mentre due altri druidi ai piedi dell'albero sta- vano attenti a raccoglierlo in un panno, avendo cura non colasse a terra. Distribuivano l'acqua dove face- vano stemprare questo nuovo vischio, e persuadevano il popolo che guariva da diverse malattie e che era efficacissimo contro i sortilegi. L'anno ecclesia- stico, che comincia a Pasqua, si apre egualmente con la distribuzione dell'acqua benedetta. Chiamasi an- no platonico uno spazio di tempo alla fine del qua- le tutto deve ritrovarsi al medesimo posto; alcuni però dicono che ciò dovrà avvenire soltamto dei cor- pi celesti. Il pregiudizio degli anni climaterici dura ancora. La dottrina degli anni climaterici si fa risa lire fino a Pitagora, e si basa sulla rivoluzione com-

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pietà che il nostro temperamento è soggetto ogni set- te anni; alcuni dicono anche che si rinnova mteramen- te- altri pretenaono che questo rmnov amento non ab- bia luogo che ogni nove anni; così gU anni climaterici si contano per sette o nove. Quarantanove e ottantuno sono importantissimi, dicono i partigiani di questa dot- trina- ma sessantatre è l'anno fatale, perche formato dalla moltiplicazione di sette per nove. In generale si crede che i denti dell'infanzia cadono a sette anni, la pubertà si manifesta a quattordici, il corpo cessa di crescere al ventunesimo anno, ecc. Ma ciò non t

esatto. ,. . . . . ^i;

Animali: Avvoltoio, presso gh Egiziam. i qual. dividevano l'anno in tre stagioni: primavera, estate e inverno; comprendendo ciascuna 1 iO giorm, ai quali aggiunsero poi cinque giorni, che chiamavano intercalari. Ora. secondo gli Egiz.am la femmma dell'avvoltoio si conforma a questi tre tempi dell an- no nel senso cioè che quando è stimolata a. gene- rare, impiega nel fecondarsi cinque giorni, senza man- giare ne bere, tenendo la natura aperta al vento; le- sta poi fecondata 120 giorni e altrettanti ne impiega per allevare i piccoli. Negli altri 120 giorm rimane libera, curando soltanto se stessa. Secondo Plm.o l'avvoltoio deporrebbe tredici uova paragonandoli alle tredici congiunzioni della luna, che avvengono in un anno. Scrpcnle con la coda m bocca formando un cerchio Vegetali: Palma con dodici rami; pei- chè si vuole che questa pianta metta f"°" "" p^^^ ^ ogni luna nuova. Inoltre, perche i noccio i de f mtlc della palma presentano una forma simile alla lima Diana, dovendo generare gli arbitri dei mesi e del- l'anno, abbracciava la palma. Infine, secondo . ba-

bilonesi, e Plutarco Io riferisce; perchè la palma por- ge "'airuomo trecentosessanta utilità; numero dei gior- ni dell'anno detratti quelli intercalari.

Annullamento.

Spugna, perchè, secondo Valeriano, Augusto ebbe a dire che il suo Aiace tragedia che aveva com- pletamente annullata s'era lasciato cadere sopra una spugna, alludendo alla spada sulla quale Aiace s'era léisciato cadere spontaneamente.

Ansietà.

Magnolia precoce. Anteo.

Figlio di Nettuno e della Terra, gigante e lotta- tore di Libia, la cui forza era invincibile finché rima- neva a contatto con sua madre. I forestieri che capi- tavano nel suo paese erano costretti a lottare con lui, i vinti erano uccisi, e coi loro teschi egli fabbricò una casa a Nettuno. Ercole scoprì l'origine della sua for- za, lo sollevò da terra e lo soffocò nell'aria.

Vedi Combattimento della ragione con l'appetito.

Antero.

Dio che puniva chi non amava essendo amato. Credesi figlio di Venere e di Marte. Venere, veden- do che Amore non cresceva, ne domandò la causa a Temi, la quale le rispose che ciò dipendeva dal non aver egli un compagno. Allora Venere gli diede Anteo. La loro rappresentazione allegorica consiste- va in due fanciulli alati, in atto di contendersi un ramo di palma, quale simbolo dell'amicizia recipro- ca; come indica appunto l'etimologia del nome An- tero. I Greci mettevano nelle scuole questo simbolo.

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per ricordare ai giovani di non essere ingrati verso chi li amava, ma ne ricambiassero l'affetto. Antieiverta. Vedi Prorsa e Porrìma.

Antichità.

Ghianda. Libro legato in cartapecora munito di

hoUa.

Antiope.

Figlia di Nitteo. re di Tebe, fu sedotta duran- te il sonno da Giove, che aveva preso la forma di Satiro; ed ebbe due gemelli: Anfione e Zeto. Ella era celebre in tutta la Grecia per la sua bellezza. Sua zia Dirce, moglie di Lieo, per gelosia la rin- chiuse come schiava in casa sua, trattandola mala- mente. Alfine riuscì a fuggire e a rifugiarsi presso i suoi figli ormai cresciuti, ai quali raccontò le sue sciagure e li indusse a tremenda vendetta. Infatti, dopo aver conquistato Tebe, legarono Duce sulle corna di un toro infuriato. Ma Bacco, per vendi- care Dirce, che aveva sempre celebrato i baccana- li con gran solennità, fece impazzire Antiope, e cam- biò Dirce in fontana. Antirrino.

Pianta i cui fiori, premuti lateralmente, si aprono come due labbri, donde ebbe il nome di Bocca di leone. Vedi Capriccio. Presunzione.

Antonio (Sanf).

Soprannominato l'abate, perchè credesi sia il fon- datore della vita monastica dei cristiani primitivi. Animali: Corvo, che gli portava il pane. Porco, emblema della lussuria che lo tentò. --— Diversi: Ba- stone a stampella, su cui si reggeva. Campanello. Croce doppia, dei patriarchi. Diavolo, che, sotto di-

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versi aspetti dei più strani animali, l'assediò di ten- tazioni. Fuoco. Libro delle regole degli Antoniani. Ro- sario. Tau, segno che portavano sul loro vestito i re- ligiosi dell'ordine di S. Antonio. Antonio da Padova (Sanf).

. Animali: Asino, al quale fece adorare il S. Sa- cramento. Pesci, a cui predicava. Vegetali: Ci- glio, simbolo di castità. Quercia. DKersi: Croce- fisso. Disciplirìa, emblema della sua austerità. Fuoco. Cesa Bambino in braccio. Antro delHeternità. Vedi Eternità.

Anubì.

Divinità egiziana, figlio di Iside e di Nepthis sua sorella. Pare che l'ufficio di Anubi sia stato quello di sopraintendere al passaggio delle anime da que- sta vita allo stato futuro. Quindi si vede rappresen- tato nelle colonne, nelle casse e nei papiri mortuari in atto di condurre per mano il defunto davanti al tribunale d'Osiride. Questo Dio veniva dipinto col capo di sciacallo o di cane, con la faccia ora nera ora dorata, e teneva nella sinistra il caduceo e il tau, e nella destra scuoteva un ramo di palma. Anu- ti trovasi anche sotto forma di sciacallo, coricato so- pra il sarcofago, o sopra la capella mortuaria. Forse con questo ufficio di custode venne lo scambio della forma di sciacallo con quella del cane, come alcuni asseriscono avesse testa di cane, o rappresentato da questo animale.

Anukè.

Dea egiziana, considerata come moglie di Kneph. Elssa è per lo più rappresentata sotto la figura di una donna seduta su un trono. La sua acconciatura

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sarmontata da penne e foglie di vario colore, è cinta da un diadema. Tiene nella sinistra lo scettro a fiore di loto, comune a tutte le Dee, e nella destra la cro- ce ad ansa, segno della vita divina. Si vuole che abbia l'ufficio simile a quello di Vesta dei Romani.

Ape.

Insetto che figura nelle monete greche, quale em- blema del lavoro e simbolo dell'impero. Vedi Adu- latore — Ambrogio (SanC) Amenità della poesia Artemide Efesiaca Attività Ber- nardo (San) Castità Colonia Dolcezza Eloquenza soave Età dell'oro Impero In- dustria — Lavoro Melissa Melonia Muse Piacere nato dalla mestìzia Popolo Popo- lo frenato dalla legge Prosperità salutare Re amato Regno Verginità.

Apet.

Dea degli egiziana, rappresentata sotto la figura di un ippopotamo con mammelle p>endenti. Simboleg- gia la maternità e rallattamento.

Api.

Dio egiziano, adorato sotto la forma del toro sa- cro di Menfi, col disco solare sulla testa, o sotto la figura d uomo a testa di toro. Chi vuole che Api identificasse la Luna. Erodoto così lo descrive: Api e un giovane toro, la cui madre non può aver altro parto, e credesi dagli Egiziani fecondata da un rag- gio mandato dal cielo, e che così produce il dio Api. I segni che dimostrano che il vitello era realmente il dio Api, erano, che l'animale fosse tutto nero, avesse sulla fronte un segno bianco quadrato, una figura simile a quella di un'aquila sulla schiena, due

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qualità di peli nella coda, e sulla lingua un bernoc- colo rassomigliante a un certo insetto, e che il lato destro del corpo fosse segnato con una macchia bian- ca, simile alle coma della luna nuova. Apocìna.

Pianta il cui odore aromatico attira le mosche a suc- chiare un liquido dolce che si trova nei fiori, i quali, chiudendosi, le imprigiona. Vedi Inganno Men- zogna.

Apollo.

Figlio di Giove e di Latona o Lete, la cui unio- ne e la generazione di Ap>ollo e Diana significa la unione del cielo e della notte, da cui provengono i raggi del sole e della luna. In cielo lo chiamavano Febo, perchè conduceva il carro del Sole, in terra Apollo. Egli era il Dio che presiedeva al tiro del- l'arco, ai vaticini e alla musica, e più tardi fu an- che Dio della luce, raffigurato nel Sole. Perciò gli antichi lo rappresentavano in diversi modi, e fu chia- mato con diversi nomi. Rappresentasi comunemente nel fiore della gioventù e di maschia bellezza, coi capelli lunghi, fronte coronata dal sacro alloro, e con in ma- no la lira e l'arco, attributi suoi particolari. Più tar- di Apollo usurpò la presidenza dell'arte medica all'an- tico suo Dio Peone; quindi si disse Esculapio essere figlio d'Apollo. Animali: Cicala, emblema della musica. Colomba. Si vuole che a Napoli esistesse una statua di Apollo, la quale, oltre gli attributi che si riferiscono comunemente a questo Dio, aveva una co- lomba sulle spalle, e davanti gli stava Partenope in atto di adorare quest'uccello, da cui essa prese buon augurio, e le fu guida quando approdò in Italia. Cor-

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vo, che rivelò ad Apollo l'Infedeltà di Coronide, il quale, per ricompensa, cangiò il corvo, che era bian- co, in nero. Apollo stesso, per sfuggire con gli altri Dei alle persecuzioni di Tifone, si mutò in corvo. Inol- tre si credeva che quest'uccello indovinasse molte co- se, annunciandole con diverse voci. Callo, perchè can- tando annuncia lo spuntar del sole; e forse perchè spesso gli antichi indovinavano dalla sua voce le cose buone o cattive che dovevano avvenire, secoiìdo ch'esso cantava in tempo o fuori tempo: allusione all'oracolo di Apollo. Grifo. Lupo. La favola ohe parla di A- poUo- servo pastore di Admeto re della Tessaglia, era una allegoria della stagione invernale, la quale pareva in certo modo rendere il Sole schiavo. Ma ritornata la buona stagione, il Dio trionfante è detto vincitore del lupo, animale dei paesi freddi e che domina di inverno, per cui ebbe il soprannome di Apollo Li- cio. In Delfo nel tempio di Apollo esisteva un lupo di metallo; perchè, secondo la favola. Giove per na- scondere a Giunone la gravidanza di Latona, mutò questa in lupa, nel cui stato diede alla luce Apollo. Sparviero, chiamato da Omero, .veloce messaggero d'Apollo; forse per la vista acutissima e per il volo veloce di quest'uccello. Vegetali: Elianto o Corona dei Sole. Ciacinlo. Allusione al giovanetto Giaciu- to, dal cui sangue Apollo fece nascere questo fio- re. Il sole dissecca esternamente questa pianta, ma essa rigermoglia e rifiorisce. Lauro. Dicesi che Apol- lo prima si coronasse di fronde di melo, ma dopo il suo amore per Dafne, non si cinse il capo che di lau- ro. Oltre la leggenda di Dafne, il lauro fu dedicato ad Apollo, perchè ritenevasi aver una certa virtù oc- culta ignea, dando il suo legno sfregalo con l'edera il

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fuoco, emblema del sole. Diversi: Arco e frecce, attributi del Dio solare che ferisce col dardo dei suoi raggi. Corona di lauro. Lira, simbolo dell'armo- nia dei movimenti degli astri, che viene dal sole. T'ri- pode, proprio al Dio augure e divinatore. Vedi Sole. Apollo con quattro orecchie.

Presso i Lacedemoni esisteva una statua d'Apollo con quattro orecchie e altrettante mani; e ciò, secon- do alcuni, perchè sotto tale aspetto fu visto questo Dio combattere per loro. Altri vogliono invece che con questa rappresentazione si volesse simboleggiare la prudenza derivata d'Apollo, la quale ascolta con le orecchie ben aperte, ma tarda nel parlare. Apollo Delfico u Delfìnio.

Presso i Greci, molti altari di Af)ollo furono or- nati con immagini di delfino. Alcuni vogliono che questo Dio, in forma di delfino, nuotando, sia an- dato a Delfo (vedi) dove sfiecialmente lo si ado- rava.

Apollo Lirico.

Esiste una statua di Apollo che tiene la mano si- nistra sull'estremità della lira, poggiata sul dorso di un cigno, il quale, ritorcendo dolcemente il collo, e volgendo il becco alle corde, sembra suonare dol- cemente la lira. Nella mano destra, poggiata sul gi- nocchio destro, ha im «u"co, e ai piedi giace la fare- tra, per significare che non sempre questo Dio tie- ne l'arco teso, ma qualche volta sveglia il silenzio del- le Muse. Tale statua è un'allegoria della musica. Apollo Pizie.

Soprannome derivatogli per aver il Dio ucciso il

6 G Ronchetti.

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piacere, talora dell'operare, che muove cioè gli uomini alle azioni, come la Dea Stimula li stimolava, e Orta li esortava, facendo derivare il suo nome da agere. Alcuni vollero invece che il nome di Angerona deriv- da angor, cioè affanno, dolore, perchè questa Dea a- veva un panno intorno al collo, che le legava anche la bocca. Ma Macrobio vuole che Angerona con la bocca legata e turata, mostrasse che chi sa patire e tacere dissimulando gli affanni, infine li vince go- dendo poi una vita lieta e piacevole. Secondo Plmio questa Dea fu così fatta per mostrare che non bisogna parlare dei segreti misteri della reUgione per divulgarli.

Angoscia. ,-

Calendula. Alla morte di Adone. Venere mischio i suoi pianti col sangue del giovane amato. Dalle lagri- me nacque la calendula. Cipresso. Tasso, albero della morte, che, come il cipresso, comunemente si pianta nei cimiteri.

Anguilla.

I naturahsti non sono riusciti ancora ad assicurarsi in qual modo avviene la riproduzione delle anguille; essi ignorano se questo pesce è viviparo, o oviparo o ovoviviparo. Secondo gli Egiziani le anguille non so- no ne maschi ne femmine, e nascono dal fango, op- pure sfregandosi contro gli scogli, e dalle scorticature si generano le anguille. Essi l'adoravano e soltanto i sacerdoti avevano il diritto di mangiarle. Raccontasi che un decano della chiesa di Elgin. nella provmcia di Murray in Scozia, non avendo voluto cedere la sua chiesa ai monaci, fu cambiato in angiulla con tutti i suoi canonici, e marinati dal cuoco zoccolante. Ve- di Arricchito per le discordie dei cittadini tosa

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non raggiungibile Memoria estinta dopo morte Misantropo Profano Speranza certa nel dubbio.

Angustia.

dallo sbiadito.

Anhour.

Dio adorato nell'alto Egitto. Simboleggiava, ere- desi, la forza cosmogonica del sole. Era rappresentato con una corda in mano, con cui conduce il sole.

Anima.

In ogni ten^>o si è cercalo di definire cosa è l'anima. Secondo alcuni, è un raggio della divinità ; secondo altri, è la coscienza, è lo spirito, è il sentimento dei piaceri e dei dolori interra ; è la speranza di un'altra vita che si trova nel cuore di tutti gli uomini civiliz- zati o selvaggi ; è una fiamma ha detto alcuno ; e un altro: il cervello con le sue potenze: il sentimento e il movimento volontario. L'iiranaginazione dei Greci diede una forma sensTbile all'anima, rap>presentcmdola ora come un uccello con la testa umana, ora con una piccola figura riproducente le fattezze della mor- te, con proporzioni assai ridotte; talvolta l'ankna è sorretta da geni alati o arpie. I primi Cristiani diedero all'émima un'apparenza di una nave che approda al porto, di un cavallo che si affretta a compiere la sua corsa, più spesso, quella di una colomba. A partire dal XI ir secolo, l'anima è comunemente rappresentata sotto la sembianza di un piccolo essere umano nudo e privo di sesso. Ora entra nella gloria etema, ora essa s'innalza al cielo portata da angeli. Dal XVII" al XVIII" secolo, la rappresentazione dell'anima si tro- va sotto la figura di una fanciulla. Un dotto ha prete- so, secondo la rivelazione di uno spettro, che l'anima

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za, invano fanno mostra d'armi o d'apparecchi di

guerra.

Apparenza. Vedi Molla apparenza e poca es- 4

senza. 1

Apparenza fallace.

Mercorella. Appestati. Vedi Carlo Borromeo {San). Appetito.

Euridice morsa al piede dal serpente; allegoria dell'umano appetito che perturba gli affetti dell'ani- ? mo. Il piede, specialmenite il calcagno, è simbolo del- , la cupidigia umaina. Nella Genesi si legge che Dio disse al serpente: Tu tenderai insidie al suo calca- > gno. Cristo volle lavare i piedi agli ApostoU per mon- darli e purgarli dalle passioni terrene. Anche la fa- vola di Achille, inmierso fanciullo nello Stige, per essere reso invulnerabile, riguardo al piede non ba- gnato, significa che egli sarebbe stato forte e valo- roso, se dai propri affretti non fosse stato dominato e vinto. Vedi Combattimento della ragione con Vap- petito. Applauso.

Mani, in atto di battersi il palmo. Sgabello, con cui gli antichi solevano far rumore in segno di ap- plauso, a commedia finita, o dopo qualche discorso. Nell'orazione di Cicerone per Clelio si legge: Di poi si sente il rumor degli sgabelli, e s'alzano le grida. Approvazione. Vedi Consenso. Aprile.

Mese consacrato dai Romani a Venere. Il suo nome fu generalmente considerato come derivato da apcrire, o dall'aprirsi delle gemme delle piante, o dal-

l'aprirsi del seno della terra nella vegetazione. I Re- mami lo rappresentavano sotto la figura d'uomo dan- zante al suono di un istrumento. Il medio evo. con figura portante delle zolle erbose e dei fiori. Vasari lo raF>presentò in un giovane pastore dal volto piut- tosto delicato, col capo scoperto, i capelH e la barba rabbuffati; le braccia nude fino ai gomiti, con un ta- barro che scende fino al ginocchio, e il petto peloso. Vicino al pastore, che suona la zampogna, pose una capra e un capretto ap>pena partorito. Viene anche rappresentato da un giovane vestito di verde, con in mano il mirto e un braciere d'incenso: allusione alla fragranza della primavera. Vedi Zodiaco.

Aquila.

Secondo la mitologia greca l'aquila era uccello di Giove, e teneva il fulmine fra gli artigli. In se- guito ha rappresentato la forza e il potere sovrano, e in questo senso si trova nei simboli dei popoli, dei principi e degli eserciti. Nel linguaggio geroglifico in- dicava la città di Eliopoli, di Emesa, d'Antiochia e di Tiro. L'aquila f)oneva5Ì ai tempi di Ciro sugli stendardi dei Persi e divenne anche sotto i Tolo- mei l'emblema dell'Egitto. Allorquando gli Etruschi inviarono doni ai Romani in segno di émiicizia, fu osservato, fra gli attributi della sovranità di cui loro fecero omaggio, uno scettro sormontato da un'aquila d'avorio. Da quel tempo in poi l'aquila fu spesse volte impiegata come emblema della Repubblica ro- mana, e lo diveime sc^ra tutto sotto gli imperatori. L'aquila era alla guerra l'insegna e quasi la divinità protettrice delle legioni: essa era affidata a ciascun capo della legione, innalzata sulla punta di una pic- ca, e si conficcava nel suolo nel mezzo del quartiere

Anima e vita.

Lucerna accesa, la quale rappresenta la vita, e -l'olio che mantiene viva la fiamma simboleggia l'umore vitale, di cui si alimenta il calore per dar vita al corpo; mancando quest'umore, si spegne calore e corpo. Plutarco paragonò la lucerna al corpo, e la fiamma all'anima. Anima purgata dai vizi.

Scolopendra, perchè si vuole che quest'animale, quando si sente preso all'amo, si allarga più che può e si distende, rodendo il filo dell'amo, e dopo averlo ingoiato, getta fuori le interiora, e liberatosi dall'amo, le ritira ritornando vispo come prima; similmente a chi, purgato l'anima dai vizi e dalle passioni che lo opprimono, ritorna a una vita normale, tranquilla e beata.

Animali alati. Vedi: Ezechiele. Anime dei morti.

Capricorno. Gli astrologi predicevano la massima felicità a coloro che nascessero sotto questo segno de! zodiaco, segno che i platonici chiamavano la porta degli Dei, perchè ritenevano che per essa salissero in cielo le anime sciolte dal legame del corpo, dove so- no fatte partecipi della divina natura; e, per questo, tal segno celeste significava talora le anime dei de funti, talora la Morie, e qualche volta la prospera for. luna e la felicità suprema. Animo.

L'anima, specialmente in quanto sente e vuole. Pignatta. Le donne di Sparta, nei funerali dei re, co- stumavano percorrere la città percuotendo certe pi- gliate vuote, quale dimostrazione che la città, pnva

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del suo re, non aveva animo, era cioè discinimata. Va- so, che presso i Caldei rappresentava l'animo, come si rileva da questo detto: Nel suo vaso abitano le bestie della terra, cioè l'ira, la libidine e altri affetti o passioni comuni alle bestie. Anche nei Salmi, se- condo gli interpreti della Bibbia, talvolta il vaso è emblema dell'animo. Animo clemente.

Cornucopia contenente ramoscelli di olivo carichi di frutti. Animo eccelso.

Cicogna, simbolo biblico dell'animo puro ed ele- vato sopra le cose terrene, dedito soltanto alla con- templazione delle cose divine; perchè la cicogna cerca sempre luoghi alti per fare il nido. Animo grato.

Cane, che guarda una statua o un sep>olcro, simbo- lo d'uomo ricordevole dei favori e benefici ricevuti, perchè il cane mai si dimentica di coloro che gli usa- rono delle amorevolezze. Delfino. Raccontasi che un delfino, chiamato ad alta voce da un fcuiciullo, soleva frettolosamente corrergli incontro, e mettendogli sotto la schiena, si offriva a portarlo se gli fosse piaciuto: e ciò perchè il fanciullo oltre ad averlo liberato dai pescatori, gli medicò una ferita da essi fattagli. Animo triviale.

Cicogna, che depone le uova per terra. Geroglifico egiziano d'uomo dedito alle cose basse; perchè que- st'uccello, solito a nidificare in luoghi alti, in questo modo agisce contro natura. Anira.

Uno dei dodici Ddi-tho, geni che, nel buddismo

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Aratro.

Questo strumento fondamentale e più importante dell'agricoltura, fu in ogni tempo celebrato come il più prezioso ritrovato dell'industria umana, come il vero sostegno degli imperi, la base dell'agiatezza e della ricchezza delle nazioni. L'aratro esisteva pres- so i popoli della più remota antichità; gli Egiziani ne facevano autore Osiride, i Fenici Dagone, i Ci- nesi Chin-hong, i Greci Cerere e Trittolemo; e già nei tempi di Giacobbe si arava la terra. Vedi Agri- coltura — Cerere Età deWargento Fatica senza senso Isidoro {Sant'). Arboscello fiorito. Vedi Agricoltura. Arca.

Specie di feretro in forma di cassa quadrangola- re, ornato di scolture. Vedi Penati., Arca di Ncè. Vedi Noè. Arcade.

Figlio di Giove e di Callisto, diede il suo nome all'Arcadia. Arcade fatto adulto fu presentato da certi cacciatori a Licaone, suo avolo, il quale lo ri- cevette con piacere, ma in seguito per provare il po- tere di Giove, quando l'ospitò, gli apparecchiò per cena le membra d'Arcade. Sdegnato Giove d'una prova così empia, cangiò Licaone in lupo, e Arcade in orso, collocandolo in cielo presso sua madre. Arcangeli.

Angeli d'ordine superiore, cioè quelli che portano i messaggi dell'Altissimo in occasione di maggior im- portanza. Se ne ammettono sette; ma nella Bibbia non si trova che il nome di tre: Gabriele, Raffae- le e Michele. Il nome di Gabriele significa in e-

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braico forza di Dio; egli fu mandato a Zaccaria e a Maria per annunciare loro la nascita di L,io- vann. Battista e di Gesù Cristo. Raffaele (Dio sa- nato) fu il compagno del giovane Tobia Michele, principe degli angeli, il cui nome significa eh può pa- ragonarsi a Dio? è il vincitore di Satana, e colui che lo cacciò nelle voragini dell'inferno. Si rappresenta- no nei costumi e con gli attribuiti corrispondenti alla loro mansione, così Gabriele porta il giglio come se- gno di purezza, e veste di colore puro, quando an- nuncia alla Vergine l'incarnazione di ^}o- ma se ap- portatore di pace gli conviene Volivo. Raffaele viene rappresentato in costume da viaggiatore. Michele in quello da guerriero, ecc. Agli arcangeli e dedicato i colore violetto e il topazio, come segno questo del quietare le furie impetuose, perchè credevasi che get- tandolo in acqua bollente, facesse cessare il bollore. Vedi Gregorio il CraTìde [San).

Apchipenzolo.

Strumento per mettere a piombo un pezzo di la- voro. Vedi Massoneria Ordine.

Architettura.

Animali: Rondine. Alcuni vogliono che l'uomo imparasse da quest'uccello il modo di fare gli argini lungo i fiumi, costruire muraglie e fabbricare case di terra; perciò una rondine che costruisce il nido, si presta per emblema dell'architetto e dell'architet- tura. Vegetali: Acanto, pianta che orna il capi- tello corintio. Diversi: Colonna, uno dei prin- cipali elementi di architettura. Compasso. Filo a piom- bo. Pianta geometrica. Regolo. Squadra. Architrave, Vedi Sostegno.

pietà che il nostro temperamento è soggetto osjni set- te anni ; alcuni dicono anche che si rinnova interamen- te; altri pretendono che questo rinnovamerito non ab- bia luogo che ogni nove anni; così gli anni climaterici si contano per sette o nove. Quarantanove e ottantuno sono importantissimi, dicono i partigiani di questa dot- trina: ma sessantatre è l'anno fatale, perchè formato dalla moltiplicazione di sette per nove. In generale si crede che i denti dell'infanzia cadono a sette anm, la pubertà si manifesta a quattordici, il corpo cessa di crescere al ventunesimo anno, ecc. Ma ciò non e

esatto. . . ,.

Animali: Avvoltoio, presso gli Egiziani, i quali dividevano Tanno in tre stagioni: primavera, estale e inverno; comprendendo ciascuna 120 giorni, ai quali aggiunsero poi cinque giorni, che chiamavano intercalari. Ora, secondo gh Egiziani la femmma dell'avvoltoio si conforma a questi tre tempi dell'an- no, nel senso cioè che quando è stimolata al gene- rare, impiega nel fecondarsi cinque giorni, senza man- giare ne bere, tenendo la natura aperta al vento; le- sta poi fecondata 120 giorni e altrettanti ne impiega per allevare i piccoli. Negli altri 1 20 giorm rimane libera, curando soltanto stessa. Secondo Plinio l'avvoltoio deporrebbe tredici uova, paragonandoli alle tredici congiunzioni della luna, che avvengono in un anno. Serpente con la coda in bocca, formando un cerchio. Vegetali: Palma con dodici rami; per- chè si vuole che questa pianta metta fuori un ramo a ogni luna nuova. Inoltre, perchè i noccioli de frutto della palma presentano una forma simile alla luna Diana, dovendo generare gli arbitri dei mesi e del- l'anno, abbracciava la palma. Infine, secondo i Ba-

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bilonesi, e Plutarco lo riferisce; perchè la palma por- ge all'uomo trecentosessanta utilità; numero del gior- ni dell'anno detratti quelli intercalari.

Annullamento.

Spugna, perchè, secondo Valeriano, Augusto ebbe a dire che il suo Aiace tragedia che aveva com- pletamente annullata s'era lasciato cadere sopra una spugna, alludendo alla spada sulla quale Aiace s'era lasciato cadere spontaneamente.

Ansietà.

Magnolia precoce. Anteo.

Figlio di Nettuno e della Terra, gigante e lotta- tore di Libia, la cui forza era invincibile finché rima- neva a contatto con sua madre. I forestieri che capi- tavano nel suo paese erano costretti a lottare con lui, i vinti erano uccisi, e coi loro teschi egli fabbricò una casa a Nettuno. Ercole scoprì l'origine della sua for- za, lo sollevò da terra e lo soffocò nell'aria.

Vedi Combattimento della ragione con rappeiilo.

Antero.

Dio che puniva chi non amava essendo amato. Credesi figlio di Venere e di Marte. Venere, veden- do che Amore non cresceva, ne domandò la causa a Temi, la quale le ripose che ciò dipendeva dal non aver egli un compagno. Allora Venere gli diede Anteo. La loro rappresentazione allegorica consiste- va in due fanciulli alati, in atto di contendersi un ramo di palma, quale simbolo dell'amicizia recipro- ca; come indica appunto l'etimologia del nome An- tero. I Greci mettevano nelle scuole questo simbolo.

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Argano.

Strumento per alzare i p«si. Vedi Natura vinta dall'arte. Ang^ntino.

Deità adorata dagli antichi come presiedente alle monete d'argento, nel modo stesso che /^sculanus (che era ritenuto padre di Argentino), era Dio delle monete di rame, che precedettero quelle d'argento.

Argento. Vedi Dubbio ' Luna Martirio

Paura Timidezza.

Argento vivo. Vedi Agitazione continua.

Argira.

Ninfa che presiedeva a una fontana di questo ncwne, in Acaia. Essa si innamorò perdutamente di Sileno, giovane pastore di bellezza rara, e gli prodi- gò a lungo i suoi favori. Ma essendosi la bellezza di Sileno apioassita, la Ninfa l'abbandonò. Il pasto- re struggendosi dal dolore. Venere, mossa a com- passione, lo trasformò in fiume, che andò a cercare la fontana presieduta dalla Ninfa. Infine il pastore si dimenticò di Argira, e d'allora in poi, coloro che bevevano o che si bagnavano nelle acque di quel fiume, perdevano la memoria delle passate tenerezze e delle persone già da loro amate. Argo.

Presso i Greci era figlio di Arestore secondo al- cuni, e di Agenore secondo altri. I poeti dicono che aveva cento occhi; e alcuni pretendono che il suo corpo fosse coperto di occhi, di cui la metà resta- vano aperti mentre gli altri dormivano. Giunone gli diede a custodire l'infelice Io, che Giove aveva can- giata in giovenca, per sottrarla alle ricerche della gè-

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Iosa moglie. Mercurio, per ordine di Giove, addor- mentò Argo col suono del flauto, e gli tagliò la lesta. Giunone raccolse gli occhi di Argo e ne ornò la coda del pavone; uccello che le fu sacro. Secondo alcuni Io simboleggia la Ivuia, e Argo dai cento oc- chi la notte stellata, cui il crespuscolo del mattino uccide. Secondo altri Argo raffigura il sole stesso onniveggente che guida al pascolo le vacche celesti ossia le nuvole gravide di pioggia. Il vento t«np>e- stoso uccide Argo, cioè oscura il sole e fa che la nuvola scorra qua e per le regioni del cielo. Si il nome di Argo a un uomo geloso e inquieto, che vegli incessantemente sui propri interessi, o su quelli degli altri. Vedi Universo.

Argo.

Nave degli Argonauti, fabbricata coi pini del monte Pelio, e avente per albero una quercia della foresta di Dodona.

Argonauti

Eroi dei tempi favolosi della Grecia, celebri per l'ardita sp>edizione che intrapresero per mare, con l'in- tendimento di rendersi padroni del vello d'oro nelle Colchide. Giasone, figlio di Esone, re di lolco nella Tessaglia, cui il fratello uterino Peha contendeva il regno; non poteva ottenere il trcxio se non a patto che conquistasse prima il vello d'oro. Giasone, ac- compagnato da un gran numero di eroi, tra i quali Linceo, Peleo, Orfeo, Castore e Polluce, Teseo, Me- leagro, Piritoo, ecc., s'imbarcò sulla nave Argo. Tifi ne dirigeva il timone. Linceo spiava i pericoli del mare, Orfeo blandiva l'ozio degli eroi col canto e con la lira.

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sormontata da penne e foglie di vario colore, è cinta da un diadema. Tiene nella sinistra lo scettro a fiore di loto, comune a tutte le Dee, 'e nella destra la cro- ce ad ansa, segno della vita divina. Si vuole che abbia l'ufficio simile a quello di Vesta dei Romani.

Ape.

Insetto che figura nelle monete greche, quale em- blema del lavoro e simbolo dell'impero. Vedi Adu' latore Ambrogio {SanC) Amenità della poesia Artemide Efesiaca Attività Ber- nardo {San) Castità Colonia Dolcezza Eloquenza soave Età dell'oro Impero In- dustria — Lavoro Melissa Melonia Muse Piacere nato dalla mestizia Popolo Popo- lo frenato dalla legge Prosperità salutare Re amato Regno Verginità.

A pei.

Dea degli egjzianii, rappresentata sotto la figura di un ippopotamo con mammelle pendenti. Simboleg- gia la maternità e l'allattamento.

Api.

Dio egiziano, adorato sotto la forma del loro sa- cro di Menfi, col disco solare sulla testa, o sotto la figura d'uomo a testa di toro. Chi vuole che Api identificasse la Luna. Erodoto così lo descrive: Api è un giovane toro, la cui madre non può aver altro parto, e credesi dagli Egiziani fecondala da un rag- gio mandato dal cielo, e che così produce il dio Api. I segni che dimostrano che il vitello era realmente il dio Api, erano, che l'animale fosse tutto nero, avesse sulla fronte un segno bianco quadrato, una figura simile a quella di un'aquila sulla schiena, due

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qualità di peli nella coda, e sulla lingua un bernoc- colo rassomigliante a un certo insetto, e che il lato destro del corpo fosse segnato con una macchia bian- ca, simile alle coma della luna nuova,

Apocìna.

Pianta il cui odore aromatico attira le mosche a suc- chiare un liquido dolce che si trova nei fiori, i quali, chiudendosi, le imprigiona. Vedi Inganno A/en-

zosna.

Apollo.

Figlio di Giove e di Latona o Lete, la cui unio- ne e la generazione di Apollo e Diana significa la unione del cielo e della notte, da cui provengono i raggi del sole e della luna. In cielo lo chiamavano Febo, perchè conduceva il carro del Sole, in terra Apollo. Egli era il Dio che presiedeva al tiro del- l'arco, ai vaticini e alla musica, e più tardi fu an- che Dio della luce, raffigurato nel Sole. Perciò gli antichi lo rappresentavémo in diversi modi, e fu chia- mato con diversi nomi. Rappresentcìsi comunemente nel fiore della gioventù e di maschia bellezza, coi capelli lunghi, fronte coronata dal sacro alloro, e con in ma- no la lira e l'arco, attributi suoi particolari. Più tar- di Apollo usurpò la presidenza dell'arte medica all'an- tico suo Dio Peone; quindi si disse Esculapio essere figlio d'Apollo. Animali: Cicala, emblema della musica. Colomba. Si vuole che a Napoli esistesse una statua di Apollo, la quale, oltre gli attributi che si riferiscono comunemente a questo Dio, aveva una co- lomba sulle spalle, e davcmti gli stava Partenone in atto di adorare quest'uccello, da cui essa prese buon augurio, e le fu guida quando approdò in Italia. Cor-

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me. Gli scrittori qualche volta fanno allusione a que- sto avvenimento mitologico, per caratterizzare una nascita miracolosa, che si produce in seno della mor- te e della corruzione. Aristeo disparve dalla terra sul monte Emo (oggidì i Balcani), dove si era ri- tirato. Egli era riguardato come il protettore del be- stiame, della vite e dell'olivo. Aristocratico.

Tallone rosso. Aritmetica.

Personificata, è rappresentata da una bella donna, con indosso una veste sulla cui frangia si ' leggono le parole: Par, Impar (pari, dispari). Ha in mano una tavoletta piena di cifre. Una miniatura del XVI° se- colo rappresenta l'aritmetica sotto la figura di donna avente in mano un rosario di grani od olive infilate due volte nel loro spessore. In altre rappresentazioni è figurata in una donna che conta delle palle, o che conta sulle dita. A Venezia nel palazzo ducale è rap- presentata da Pitagora. Armata. Vedi Clotilde {Santa). Armatura.

Guernimento dei soldati antichi per ditesa della persona. Vedi Età del ferro i Giorgio {San) Martino {San) Michele {San) Principati littore {San) Wallf^rie. Armellino. Vedi Ermellino. Armi.

L'essere gli Dei figurati armati l'indizio di au- torità e della forza delle armi. Poiché i Greci usa- rono rappresentare tutti gli Dei con l'arme accanto, volendo con questo significare che ogni cosa soggiace

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alle armi e che la ragione è fondata nelle armi; nien- tre i Fenici, come mercanti, e dati al contmuo traff'.co, figuravano gli Dei con la borsa di danaro, pensando che tutto il mondo consistesse nell'oro e nella ric- chezza. Vedi Eia del rame Ragione posta nelle armi. Armonia.

Figlia di Marte e di Venere. Moglie di Cadmo, il quale, per dono di nozze, le diede un peplo e una collana ch'egli aveva ricevuti da Vulcano e da Eu- ropa. Fu da Giove cangiata con Cadmo in drago. Armonia.

Accordo di strumenti e di voci che fanno un'im- pressione piacevole. Lira. Strumenti musicali. Arnia.

Piccola capanna ricoperta di paglia dove si tengo- no le api. Vedi Bartolomeo {San). Arnica.

Pianta medicinale, i cui fiori, ridotti in polvere e annusati, destano fortemente lo starnuto, donde il nome di tabacco di montagna datole dagli alpigiani. Vedi Sorpresa. Arno.

Vasari lo raffigura coronato di spighe, miglio e saggina, con un corno pieno di frutta, tenendo aperto un vaso d'acqua posato sopra un leone e con un giglio in mano. Aro o Gigaro.

Pianta velenosissima il cui bel frutto rosso distilla un sugo acre violento. I ragazzi attratti dalla bel- lezza del frutto, mangiandolo, s|>esso ne sono vittime. Vedi Insidia Orrore Spavento.

7 G. Ronchetti.

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Aronne.

Sommo sacerdote degli Ebrei. Mandorlo. La verga o bacchetta di mandorlo di Aronne fiori mira- colosamente. Pietre preziose. Nel razionale, quasi in forma di pianeta, questo sacerdote aveva quattro ordini di pietre preziose, nel primo del quale vi erano la sardonica, che rappresentava Ja tribù di Dan, il topazio, che indicava quella di Ruben, e lo smeraldo simboleggiava la tribù di Giuda; nel se- condo ordine v'era il carbonchio per la tribù Ma- nasse, il zaffiro per quella di Aser, e il diaspro per la tribù d'Issacar; nel terzo ordine figurava y§^\^^J quella di Beniamino, e Vamatista per quella di INet- taU; e finalmente nel quarto v'era il crisolito per la tribù di Gad. l'onice per quella di Zàbulon, e il be- rillo per l'altra di Efrain. Vitello d'oro.

Arpa. ...

Uno dei più vecchi strumenti di musica clie si conoscano e di cui si trova memoria a ogni passo nella Bibbia e nelle opere dell'antichità. Vedi Le- ci7ra {Santa) Davide Tersicore.

Arpie. . ,

Figlie di Taumante e di Elettra. Erano tre, cioè Aello, Ocipete e Celeno. Omero le rappresenta se- dute presso le Erinni sull'Oceano. Esiodo e rafii- gura come vergini di gran bellezza. Più tardi, poeti e artisti gareggiarono nel dipingerle sotto le torme più orride e spaventose. Alcuni diedero loro capo di gallina, ali e corpo coperto di penne, braccia u- mane con artigli, petto bianco e gambe d uomo ter- minanti in piedi di gallina. Altri hanno loro dato vol- to di giovinette e orecchie d'orso. Alcuni supposero ch'esse siano emblemi allegorici del volar rumoroso.

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della distruzione, della puzza e della contaminazione delle locuste. Ariosto ne fa la seguente descrizione: Erano sette in una schiera, e tulle Volto di donna avean, pallide e smorte. Per lunga fame attenuate e asciutte. Orribili a veder più che la morte. L'alacce grandi avean, deformi e brutte: Le man rapaci, e Vugne incurve e torte; Grande e fetido il ventre, e lunga coda. Come di serpe che s'aggira e snoda.

Arpocrate.

Dio del silenzio. Era rappresentato da un gio- vane con un dito sulle labbra in atto d'imporre si- lenzio. Le sue statue si trovavano nell'entrata del- la maggior parte dei tempi renani ed egiziani. Vedi Silenzio. Arrendersi.

Scudo. Raccontasi che certi soldati accerchiati da Cesare, misero la testa sotto lo scudo, come segno di resa. Arrendevolezza.

Sa/ree, allusione alla flessibiltà dei suoi rami. Arricchimento.

Serapide. Volevasi che adorando questo Dio si potesse maggiormente arricchire; credendo che spesso i demoni concedessero ricchezza agli uomini. Secon- do alcuni Serapide e Proserpina erano i principi dei grandi demoni; poiché il medesimo Dio, che gli E- giziani chiamavano Serapide, presso i Greci fu chia- mato Ades (Plutone). Arricchito per le discordie dei cittadini.

Anguilla. Uomo in atto di pescare un'anguilla. Se

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l'acqua è chiara e tranquilla (concordia dei cittadini); se ne prendono poche, mentre, se torbida (discordia dei cittadini), si fa una pesca abbondante. Aristofane, nella commedia i Cavalieri, fji dire al personaggio AI- lantopoli :

Hai fallo come chi aWanguilla pesca Che nei quieti stagni nulla prende: Ma poiché avrà il fango sossopra volto Farà gran preda; e lu quando hai turbala La città tutta, allor fai gran acquisto. Arroganza.

Tacchino. Turbante. Arsì noe.

Figlia di Nicocreone, re di Salamina in Cipro. Fu amata da Arceofone, il quale, non corrisposto, morì di dispiacere. Questa fanciulla, per aver assi- stito con indifferenza al funerale del giovane, fu da Venere cangiata in ciottolo. Arsippe. Vedi Alcitoe. Arte.

Acanto, dalle cui foglie si ricavò l'ornato del ca- pitello corintio; servì talmente agli artisti che finì per simboleggiare la loro arte. Arte militare.

Cicogna. Uccello che presso gli antichi era sacro f imbolo della milizia; perchè osservarono che le ci- cogne si radunavano in gran numero in luoghi sla- l iliti, ove convenivano di notte. Di qui la simili- trdine degli accampamenti e degli spostamenti stra- tegici militari. Arte superflua.

Ciotola rotta. Diogene, vedendo un ragazzo che

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beveva nel cavo della mano, spezzò la propria cio- tola, per mostrare che dove la natura è tutto, l'arte è sup>erflua. Artemide.

Una delle grandi deità della Grecia, era figlia di Giove e di Latona, e sorella di Apollo. Nella descrizione della natura e del carattere di questa dei- tà è necessario distinguere fra i vari punti di vista dai quali veniva considerata dai Greci, nonché fra l'Artemide propriamente greca e certe deità straniere identificate dai Greci con la loro propria Artemide.

1" Artemide come sorella di Apollo. Sotto questo riguardo è considerata come una specie di Apollo femminile. E^sa è la Dea della luce lunare, come Apollo è Dio solare. E poiché la tranquilla luce not- turna, cui spesso si accompagna la rugiada, e le varie fasi della luna hanno, o si è sempre creduto avessero, grande influenza su tutta la natura, Arte- mide era considerata come Dea grandemente bene- fica. Ella era per eccellenza la Dea delle donne, so- pra tutto vergini, e la protettrice dei giovani, degli animali lattanti e delle fiere che vivono nei boschi di montagna. Cacciatrice fra i mortali, Artemide era fierissima della sua verginità. A caccia finita, la Dea compiacevasi tuffare il suo bel corpo dentro qualche fresco corso d'acqua, circondata dalle sue Ninfe, tra le quali primeggiava per l'alta statura. Ri- guardo agli attributi di questa Dea veggasi Diana.

2" Artemide Arcadica. Dea delle Ninfe, e come tale adorata' nei primitivi tempi in Arcadia, ove Ar- temide andava cacciando accompagnata da venti Nin- fe, e con ahre sessanta figlie dell'Oceano; essa ese- guiva danze nelle foreste di montagne. Il suo arco

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e le frecce erano temprate da Vulcano, e Pan le somministrava i cani. Il suo carro era tirato da quat- tro cervi con corna d'oro. L'Artemide Arcadica non aveva nessuna attenenza con Apqllo.

3" Artemide T aurica. Le leggende di questa Uea sono mistiche, e il suo culto era orgiastro e connesso, almeno nei tempi primitivi, con sacrifizi umani, fe- condo la leggenda greca, eravi nella 1 auride una Dea, identificata dai Greci con la propria Artemide, cui venivano immolati tutti gli slranien gettati su le co- ste tauriche. Ifigenia e Oreste sbarcarono con la sua immagine a Brauron nell'Attica, donde la Dea prese ■i\ nome wli Brauronia. L'Artemide Brauronia era adorata in Atene e Sparta, e in quest'ultima atta i fanciulli venivano vergheggiati al suo altare finche spiccasse il sangue. Secondo un'altra tradizione, U- reste e Ifigenia nascosero il simulacro d. Artemide Taurica in un fastello di vimini e la trasportarono ad Arioia nel Lazio, di che s'ebbe nome d. Ariana. Ifigenia, che doveva essere immolata ad Artemide e divenne sua sacerdotessa, fu, con l'andar del tem- I30, identificata con la Dea.

4" Artemide Efesìaca. Deità interamente distmta dall'Artemide Greca, e pare che fosse la personifi- cazione della forza fecondatrice e ahmentatnce del- la natura. Credesi ch'ella fosse un'antica divinila asiatica, a cui i Greci applicarono il nome d Artemi- de Il suo carattere generale è abbastanza chiarito dal fatto che i suoi sacerdoti, Megabisi. erano eunu- chi e che la su» statua nel tempio d'Efeso la rappre- sentava fornita di molte mammelle. L'intera in^magi- ne della Dea, che ha le braccia aperte, rassomiglia a una mummia. Il suo capo è coperto da una coro-

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na murale, come quello di Cibele, e circondato da un nimbo raffigurante la luna; sopra il suo petto si scorgono i segni zodiacali del Toro, dei Gemelli e del Cancro, sotto ai quali si trovano molte mammelle, e il rimanente del corpo, assai simile a una piramide rovesciata, è coperto di figure d'animali mistici. Il simbolo di questa divinità era un'ape. Riguardo alcune deità considerate come identiche all'Artemide greca, veggasi Briiomarle. Diana. Ditmna. Eileitia.

Artemisia.

Secondo alcuni, ni nome di questa pianta deriva da Artemisia, moglie di Mausolo; altri invece, ba- sandosi sulla proprietà di questa pianta di destare il flusso dei mesi nelle fanciulle, lo fanno derivare da Arthemis, nome greco di Diana, protettrice delle ver- gini. Vedi Abrotano Fedeltà coniugale Salute.

Arti. Vedi Inventore delle arti. Arti del disegno.

Calaio, consacrato a Minerva, quale inventrice delle arti del disegno. Vitruvio chiama calathus il paniere che, secondo lui, diede origine al capitello corintio. Evonimo, pianta con cih si preparano le cannucce di carbone che servono a disegnare. Articiocco Vedi Carciofo. Artifizio.

Clematite vitalba. Una volta i mendicanti, per su- scitare compassione, usavano applicare sulla pelle le foglie di questa pianta leggermente contuse, le quali producevano delle piaghe artifidali, iacdlmaite sa- nabili.

Artigli. Vedi Dioivolo.

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Apuepi 0 Hapoepi.

Personaggio favoloso degli Egiziani, lo stesso che l'Apollo dei Greci. Questo Dio apparteneva a quelli del terzo ordine, i quali venivano riguardati come forme o trasformazioni divine, venute a contatto col mondo fisico per via dell'incarnazione. Era rappre- sentato col corpo umano, seduto sopra un trono, con la testa di sparviero e lo pschent, simbolo del potere che Arueri esercitava nelle regioni superiori e inferiori. Teneva in mano il tau, simbolo della vita divina, e lo scettro con la testa di cucufa, insegna ordinaria del Dio. Apuspice.

Presso i Gentili, colui che ricavava i presagi dalle interiora degli animali. Apvali Fpatelli.

Così chiamavansi dodici sacerdoti, che presiede- vano ai sacrifizi in onore di Cerere, per implorare un raccolto abbondante. I Fratelli Arvali avevano per distintivo una corona di spighe, legata di dietro con un nastro bianco. Vedi Ambarvali. Asbam«o.

Soprannome di Giove protettore della santità dei giuramenti, derivante dalla fontana Asbameone in Cappadocia, la cui acqua ritenevasi sana e piacevole per le persone dabbene, e pestifera a coloro che si erano resi colpevoli di spergiuro. Appena che gli sper- giuri bevevano di quest'acqua, erano presi da para- lisi e costretti a confessare il loro delitto. Ascalafo.

Figlio d'Acheronte e della Notte, o, secondo al- tri, di Gorgira. Costui palesò che Proserpina, mal

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grado il divieto di Giove, aveva mangiato sette gra- ni di melagrana, quando Cerere scese nell'inferno in cerca di sua figlia, Proserpina; e Cerere, sdegnata, spruzzò il viso dell'accusatore con l'acqua del fiume Flegetonte, cangiandolo in barbagianni, uccello che poi Minerva prese a proteggere, perchè Ascalafo l'avvertiva di tutto ciò che si faceva di notte.

Asclepio.

Nome greco di Esculapio.

Ascoi ie.

Feste dell'otre in onore di Bacco. Si celebravano saltando a piede zoppo sopra un'otre di pelle di bec- co unta d'olio e piena di vino. Colui che riusciva a restarvi sopra riceveva l'otre in prerhio della sua de- strezza. In tali feste si immolava un becco, nemico delle viti. Il popolo celebrava Bacco con rozzi ver- si, e s'imbrattava di feccia.

Asfodelo.

I Greci seminavano l'asfodelo intorno alle tombe come pianta grata ai morti. Vedi Rammarico.

Asgard.

Soggiorno favoloso degli Asi o divinità scandina- ve. Vi si andava dalla terra su per un gran ponte detto Biffost che si credeva essere l'arcobaleno o l'aurora boreale. La valle d'Ida si stendeva nel mez- zo di esso. In questa valle sorgeva un palazzo d'oro, abitazione di Odino, intorno al cui trono erano col- locati dodici seggi, riservati ad altrettanti giudici in- caricati di decidere sulle contese degli uomini. Que- sta città fantastica era situata sotto il frassino ^drasil, il più bell'albero del mondo. I rami di quest'albero s'innalzavano al di sopra del cielo e coprivano con

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la loro ombra tutto l'universo. Sotto le sue smisu- rate radici vi erano alcune fontane maravigliose, le cui acque avevano la virtà d'infondere la sapienza. Servivano anche a inaffiare l'albero, e fonnare la rugiada, ecc. Credevasi che alla fine del mondo As- gard divenisse il soggiorno degli uomini virtuosi. Asi.

Razza divina che, guidata da Sigge, venne dal- l'Asia nella Scandinavia. Essa penetrò fino all'estre- mità dell'Europa settentrionale, a traverso l'Alema- gna e la Russia. Il suo capo andò a stabilire in Sve- zia la sede del suo impero sotto il nome di Odino (vedi), e istituì una casta sacerdotale. Tutti gli Dei scandinavi appartengoifo a quella razza, e abitano il cielo, che ha preso da es&i il nome di asgard, o soggiorno degli Dei. Aski.

Figlia dell'Oceano e di Teti, moglie di Giapeto. Diede il suo nome a una delle quattro parti del mon- do. Come continente, viene personificata in una don- na coronata di rose, con accanto un braciere d'incensi fumanti. Gli emblemi dell'Asia sono: Cammello, a- nimale caratteristico di questo paese. Serpente. Al- cuni vogliono che l'emblema speciale dell'Asia con- sista in tre serpenti, basandosi su alcune monete d'ar- gento con l'inscrizione: C/ESAR. IMP. VII, e sul cui rovescio figurano tre serpenti, dei quali due driz- zati, e il terzo giacente, che col caix) cinge e lega la coda di uno, e con la coda la coda dell'altro. Fra i serpenti si vede sorgere la Vittoria sopra un canestro di vimini, simbolo dell'abbondante fertilità della ter- ra asiatica. Porta l'iscrizione ASIA RECEPFA. Asina. Vedi Gravidanza celata.

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Asino.

Gli Eégiziani solevano disegnare la figura di que- st'animale sulle focacce che offrivano a Tifone, Dio del male; mentre l'asino era onorato nell'Arcadia e nella Guidea. Secondo una vecchia leggenda, ap- pena che Giove prese possesso dell'impero celeste, gli uomini gli chiesero una giovinezza eterna, ciò che venne loro concesso; ma egli incaricò l'asino di Si- leno di portare sulla terra questo dono prezioso. Du- rante il viaggio l'asino ebbe sete e si avvicinò a una fontana per !;ere, ma il serpente che la custodiva, per ricompensa del suo permesso, gli chiese il tesoro di cui era portatore, e lo stupido animale cedette il dono del cielo per un po' d'acqua. Dicesi che d'al- lora in poi i vecchi serp>enti cambiano la pelle e rin- giovaniscono perpetuamente. Un tempo i cristiani usa- vano fare una festa speciale per l'asino, inlrodu- cendolo in chiesa, ove gli si cantava una messa o era ammesso nel coro; e ciò perchè portava una croce nera sulla schiena. Vedi Abramo Allettamen- to degli adulatori Antonio da Padova (SanC) Bel principio tosto abbandonato Buon augurio Carro tirato da asini Derisione Disprez- zo della stoltezza Eremita Fatica servile Francesco d'Assise (San) Gentili Inattitudine all'imparare Indisciplinato Lascivia Lon- tano da Dio Marito economo e moglie prodiga Orecchie d'asino Ostinazione Padre parco e famiglia prodiga Pelle d'asino Pigrizia Priapo Testa d'asino Vignaiolo.

Asmodeo.

Demonio che invase la giovane Sara, figlia di Anna e di Raguele, e che fu scacciato con l'esala-

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zione del fiele di un pesce. Sembra che Asmodeo fos- so lo spirito dell'amore impuro e la personificazione degli istinti voluttuosi. Gli Ebrei lo ritenevano quale re dei demoni. Aveva tre teste, una simile a quella di un toro, un'altra, a quella di un uomo, la terza, a quella di un montone; per coda aveva un serpente, e i piedi d'oca, e alitava fuoco; cavalcava \m drago, e portava in mano uno stendardo e una lancia. Se- condo alcuni, Asmodeo sarebbe il serpente che se- dusse Eva. Aspersorio.

Arredo sacro con cui il sacerdote asperge e bene- dice il popolo e gli altari con l'acqua benedetta. Ve- di Chiesa. Aspettativa delusa.

Gambero, e una mano in atto di afferrarlo, per- chè nel momento in cui si crede di prenderlo, con un guizzo repentino, si slancia lontano.

Aspide.

Molte cose dissero gli antichi intorno a questo serpente, che la morte di Cleopatra ha reso così fa- moso; ma essi lo conobbero assai poco, a giudicarne dalle contraddizioni che s'incontrano nei loro senili. Si sono creati aspidi terrestri e aspidi acquatici; se ne moltiplicarono le specie; si dissero cenerognoli, neri, gialli, bruni, verdi, ecc.; si diede loro la lun- ghezza di un piede, di un cubito, di un braccio, per- fino di cinque cubiti. Alcuni lo fanno munito di uncini che gli escono di bocca come zanne di cin- ghiale, ahri gli danno denti concavi che sgocciolano continuo veleno. Agricola dice che dal suo corpo esce una puzza insopportabile; secondo Eliano, ha scaglie rosse, cammina lentamente e sparge veleno

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dalla bocca. Brunetto Latini, dice che iaspide por- ta in capo una pietra preziosa che ha nome carbon- chio, e quando Vincanlalore vuole quella pietra, di- ce sue parole, e quando iaspide se ne avvede, fn-* contamente ficca iuna orecchia in terra e Valtra si tura con la coda, si che non ode le parole dello m- canlalore. I cristiani del medio evo raffiguravano l'a- spide come emblema della cupidigia e della incredu- lità, ecc. Lo si vede sotto i piedi del Salvatore; co- me sotto quelli del cristiano fedele, che deve, egual- mente al suo divino maestro, « canmiinare su 1 a- spide e il basilisco ». L'aspide fu rappresentato in diversi modi, ma ordinariamente sotto forma d'un rettile corto, senza zampe, con una testa larga, op- pure sotto quella di un quadrupede avente zampe cor- tissime e una coda di serpente.

Asprezza.

Berberi. Uva acerba.

Assalto.

Picca abbassata orizzcHìtalmente. Piede sinistro piantato in avanti, ciò che nelle statue e nelle meda- glie è segno d'assalto; perchè in iale posizione lo slancio del piede destro aiuta il colpo in qualunque direzione. Gli antichi maestri d'armi, quando si do- veva combattere con arma da lanciare, comandavano ai fanti di pont il piede sinistro in avajiti, perchè in questo modo il colpo riusciva più forte nel lanciare le freccie. Mentre se il combattimento doveva essere alla spada, allora comandavano di porre in avanti il piede destro, affinchè la destra si trovasse più vicina al ferire.

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Assedio.

Scala a mano, come segno di salita alla conqui- sta delle mura. Assenzio.

Dal greco apsìnlhion, impossibile a bersi. Pianta vivace, di odore forte, penetrante e d'un sapore a- maro. Vedi Amarezza Amarezza nella dolcezza della vita Ravvedimento Sacerdozio. Assiolo.

Piccolo uccello notturno, affine al gufo e all'al- locco. Vedi Mimio Parassita. Assur.

Suprema divinità adorata dagli Assiri, sotto la tui inunediata e speciale protezione vivevano, e il loro impero fioriva. Era ^neralmente personificato da una figura alata dentro un cerchio. Il suo simbolo era un'aquila. Asta.

Si dice che gli antichi dall'origine del mondo eb- bero in venerazione le aste, come Dei immortali, e per questa venerazione si vuole che anche gli Dei posteriori avessero nelle loro statue l'asta. Anzi un semplice bastone dritto presso gli Egiziani fu simbolo della divinità. Vedi Como Giunone Lucina Guerra intimata Lancia Minerva Onore supremo Valoroso. Asta celibare.

Nome che i Romani diedero a una lancia che fosse stata immersa nel petto di un gladiatore ab- battuto e ucciso. Vedi Copula maritale. Astarte.

Dea adorata presso tutti i popoli semitici. Si vuo-

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le che Astarte personificasse la forza d'amore che penetra tutto l'universo e lo feconda, o il principio del concepire e partorire. Questa Dea, che sembra rappresentare la Luna, era adorata sotto diversi so- prannomi, i quali alla lor volta divermero dei nomi propri. Fra gli animali le si consacravano piccioni, granchi, e in tempi più recenti anche leoni, e fra le frutta, la melagrana, oltre a delle stacciate in for- ma di falce per imitare la figura della luna nuova; non si spargeva sangue sui di lei altari, ma le si of- frivano sacrifizi di animaH maschi, e specialmente capretti. La parte però più singolare del suo culto consisteva nelle orgie oscene. I sacerdoti di Astante erano eunuchi vestiti da donna, e si chiaunavano sacri, ossia bagascioni, e donne dette sacre, ossia prostitu- te, le quali prostituivansi pubblicamente per anicchi- re il tempio della loro Dea. I luoghi consacrati al suo culto erano specialmente fioriti giardini con fron- dosi alberi. Dalla forma e dagli attributi con cui veniva rappresentata la Dea, risulta che l'immagine più antica che se ne conosca, quella di Pafo, era una pietra conica bianca. Nella Fenicia raf^resen- tavasi con una figura avente la testa di vacca o di toro. In ultimo ebbe sembianza umana, e sulle me- daglie di Settimio Severo, vedesi col capo radiante, seduta su di un leone, col fulmine in una mano e lo scettro nell'altra. Secondo alcuni l'etimologia di Astarte deriverebbe dal persiano sitàrah (stella) ; se- condo altri dall'irlandese as (fuori), lar (oltre, di là), te (Dea), traducendo la Dea dei lunghi viaggi, per spiegare la somiglianza con la peregrinante luna.

Astemio.

Civetta, che succhia le proprie uova. Si credeva ch^

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le uova di quest'uccello, date per tre giorni nel vino a chi si ubriacava, avessero la virtù di suscitare una tal ripugnanza per il vino da prenderlo in odio.

Asteria.

Figlia di Coeo e di Febea, sorella di Latona e madre di Ecate; fu amata da Giove, il quale, non potendo vìncere la sua resistenza, la trasformò in quaglia. E.ssa poi si gettò nel mare, ove divenne l'isola di Delo.

Astinenza sessuale.

Mula; perchè animale per istinto naturale avver- so all'accoppiamento. Gli antichi credevano che l'a- more ardente di un innamorato venisse assai mitigato, cospargendolo di }x>lvere in cui si fosse avvoltolata una mula. Astrea.

Figlia di Astreo re d'Arcadia e dell'Aurora, e secondo altri di Giove e Temi; è riguardata gene- ralmente come Dea della giustizia. Nell'età dell'oro abitava sulla terra fra gli uomini onesti; nell'età del- l'argento discendeva raramente dal cielo; ma quando l'età del rame cominciò a fabbricare armi, abbando- nò la terra e volò in cielo, dove divenne, nel zodia- co, il segno della Vergine. Rappresentasi sotto for- ma d'i donna dallo sguardo severo, d'aspetto nobile e maestoso, con la h'ilancia o una palma in una ma- no, la spada o delle spighe nell'altra.

Astri. Vedi Astronomia.

Astro della China.

Bel fiore, per Ta sua elegante forma stellata chia- mata volgarmente Margherita o Regina Margheri- ta. Vedi Eleganza Stima.

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Astronomia.

Gli antichi Thanno personificata con la musa U- rania, dandole per attributi principali la sfera, la corona di stelle e degli strumenti matematici. Nel medio evo fu raippresentata sotto la figura di una donna, avente in mano talvolta una rosa dei venti, una palla, un moggio pieno d'acqua, sotto cui sono indicati alcuni astri. Gli artisti moderni trattarono questo soggetto in maniere assai diverse, per esempio, sotto la figura di Atlante che sostiene il mondo e con- templando il cielo; setto forma di donna con ali nei capelli, e il piede destro poggiato su dei volumi am- rnucchiati, tenendo nella destra uno stile, col quale indica una sfera su cui la figura è appoggiata. Gli emblemi e gli attributi dell'cistronomia sono: Aqui- la, uccello che raggiunge una grande altezza. Astri, che studia. Compasso, che serve per misurare le di- stanze. Clobo celeste, che rappresenta il suo domi* nio. Telescopio, suo strumento principale. Astuzia.

Camaleonte, i>erchè, dicesi, muta di colore secon- do i diversi tempi della sua vita. Pernice. Gli antichi raffiguravano un uomo furbo nello schivare i pe- ricoli, con una pernice e un cacciatore da essa bur- lato nell'inseguirla ; perchè volevasi che la pernice in- segnasse ai pulcini, ancora inabili al volo, a stender- si rovesciati per terra e coprirsi da loro stessi di fo- glie o erba, all'avvicinarsi del cacciatore, avvertiti dalla madre con un fischio; mentre essa volando da- vanti ai piedi dell'inseguitore, lo lusingava a lasciarsi pigliare, poi repentemente volava via, ritornando po- co dopo, finche così, ingannando il cacciatore, lo al- lontanava dai pulcini, e con un altro fischio li av-

8 Q. Ronchetti.

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veniva di fuggire. Serpente che. secondo Mose e il più astuto degli animali. Ko/penenuta nelle fa- vole di Esopo la personificazione dell astuzia.

Atalanta o Atalante.

Due donne di questo nome sono state spesso con- fuse dagli antichi mkologi. L'una era dell Arcadia figlia di Giasone e di Climene, e celebre per destrez- za nel maneggiare l'arco. Con le sue frecce uccise i centauri Reco e Ileo, che attentarono al suo pu- dore: andò cogli Argonauta m .Col^^^.. e - trovo qualche tempo dopo alla caccia del cinghiale d, Calidone, contro cui essa scaglio il primo coW. azio^ ne che le procacciò l'onore di vedersi presenta e da Meleagro il premio della lotta. - L altra, figlia d, Scheneo, re di Sciro. era famosa per bellezza e per agilità nella corsa. Superba di questa e delle altre doti di cui era fornita, impose a coloro che aspu - vano alla sua mano, che ciascuno di ^si sostenesse Insieme con lei una prova alla corsa. Ella si lasciava sorpassare dal pretendente, poi lo seguiva col suo già vellotto, e se non giungeva a colpirlo, doveva esser- gli sposa; nell'altro caso il pretendente era ucciso e la sua testa appendevasi al termine della corsa. Pa- recchi dei suoi adoratori subirono una tal sorte, tin- che Ippornene, figlio di Macareo. aiutato da Vener giunse a trionfare per astuzia della velocita di Ata Lnta La Dea gli aveva dati alcuni pomi d oro, che, ieUorrere, lasciò cadere l'uno dopo l'altro, e mentre Atalanta si fermava per raccogherh. rallento a cor- sa in modo che Ippomene potè giungere alla n^eta prima di lei. Allora la crudele ^tentazione della fan- dulia si cambiò in passione cosi viva, che nell im pazienza di consumare le nozze, gh sposi «.misero

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perfino a profanare il tempio di Cibele, presso il quale la corsa aveva avuto luogo. La Dea. irritata, volle castigarli, e li cangiò in leoni, che la mitolo- gia figura attaccati al suo carro. Atamante.

Figlio di Eolo, era re dei Minii in Orcomeno di Beozia. Aveva per moglie Nefele. Dicesi che es- sendo stato cangiato in fiume, una fiaccola si accen- deva nelle sue acque nell'ultimo quarto di luna. Atanasia.

Dal greco athanasla, immortalità. Pianta coi fio- ri gialli durevoli. Vedi Tanaceto. A targato <• Atergate.

Dea della Siria, personificazione del princHjio fem- mina, della generazione o delle forze passive della natura. Era venerata in forma di donna con la co- da di pesce, e anche sotto le sole sembianze di don- na e il resto del corpo di pesce. Secondo Macrobio Atargate raffigurava la Terra, la quale, come sim- bolo, è simile alla Luna. Vedi Adad Decreto. Ate.

Dal greco ale, male. Si credeva figlia di Giove e di Eride o della Discordia. Presso i Greci era la Dea della ingiustizia e dell'offesa, di cui Omero così ne parla: « Questa Dea agisce e influisce in tutte le co- se: è la figlia tremenda di Giove: è il delitto che altera la raigione e sparge dovunque il terrore. Gli agili suoi piedi sembrano aver le ali. Librandosi sul capo degli uomini, li eccita tutti al male, all'iniquità. e non li abbandona se non dopo averli fatti cadere nei lacci della perversità ». Avendo Ate suggerito a Giove il decreto con cui Ercole sarebbe stato sog- getto a Euristeo, il padre degli Dei, trasportato dal-

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la collera, l'afferrò per la splendida sua chioma e la precipitò sulla terra, giurando che non avrebbe mai fatto ritorno all'Olimpo. Da quel tempo essa non cessa di perseguitare il mondo con infinita rapi- dità, e ovunque si ferma, i suoi passi lasciano im- pronte di distruzione e di sterminio. Atene.

Civetta. Emblema di questa città, perchè la ci- vetta, che vede di notte, è consacrata a Minerva. La Dea della saggezza infatti, vede malgrado le tenebre e nulla le sfugge. Le monete di Atene por- tavano per effige la civetta. Atergate. Vedi Aiargate. Athor o Hathor.

Divinità egiziana, figlia di Ra (o Sole). Ha per emblema la vacca. Le sue rappresentazioni sono mol- teplici. Ordinariamente è raffigurata con la testa di vacca portando il disco del sole tra le corna; tal- volta anche sotto forma umana, portando l'avvoltoio sul capo, proprio a tutte le divinità madri, e il disco del sole fra due corna di vacca, insieme a due pen- ne; inoltre è molto comune e antica l'immagine a fac- cia umana di fronte, che si avvicina alla forma trian- golare, con due corna di vacca, avente sul capo un tempio come principale ornamento, da cui ebbero origine i capitelli d'Hathor del tempio dei Tolomei. che falsamente furono detti a testa d'Iside. La Dea talora tiene strumenti musicali come segno di gioia; ed è la personificazione delle donne, ma specialmente delle vergini e delle principesse. Athor fu chiamata nutrice, e anche signora di tutti gli Dei : il suo nome sembra alludere al mondo e alla natura. I Greci cre- dettero riconoscere in essa la loro Venere Afrodite,

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che rappresenta l'idea della fecondila. A ciò pare alluda il simbolo della vacca.

Ati n Atti.

Bellissimo giovane Frigio del quale Cibele era m- namorata di puro e casto amore; e che lo nomino suo sacerdote a condizione ch'egli conservasse mtatta la sua verginità; ciò che egli promise di fajre obbligan- dosi con giuramento. Ati violò però la promessa, poi- ché innamoratosi di una bellissima Ninfa, figlia del Dio fluviale Sangario, godendo sovente dell'amor suo. Di che la Dea ne fu tanto sdegnata, che fece subito morire la Ninfa e scacciò il giovane da se e dal suo servizio. Il quale ravvedutosi del fallo com- messo, diventò tanto furioso, che come pazzo cor- reva per i monti gridando e urlando, battendo la te- sta qua e là, stracciandosi il corpo con acutissime pietre, con cui finì per evirarsi, e mentre stava per uccidersi, la Dea mossa a pietà del suo stato,^ lo cangiò in pino, con cui si coronò in memoria dell an- cora amato giovane. Un'altra favola intorno ad A.H è la seguente. Dal seme di Giove sparso in terra (che sognava di essere forse con qualche bella giovane) nacque un genio in forma d'uomo, ma che aveva però l'uno e l'altro sesso, e fu chiamato Agdiste. Di che spaventati gli altri Dei, come di cosa mostruosa, gli tagliarono la parte maschile gettandola via. Da questa nacque un albero di melagrano, dei cui frut- ti la figlia di Sangario passando di si riempì il grembo per mangiarli : ma questi tosto sparirono, e allora restò gravida, e a suo tempo mise alla luce un bel bambino, che per vergogna nascose m certa selva, ove una capra andava ad allattarlo, in modo che sopravvisse. Fatto già grande fu chiamato Ati,

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ed era di una bellezza piuttosto divina che umana; per cui il Genio Agdiste lo amò ardentemente. Av- venne che un bel giorno andò a Pessinunte città principale della Frigia, ove il re del paese gli diede in sposa la propria figlia: e già tutto era preparato per celebrare le nozze, quando Agdiste, che andava dietro all'amato giovane quivi arrivò; e mediante certi suoi incanti, fece impazzire talmente Ati e il re suo suocero, che furiosi si evirarono con le proprie ma- ni. Ma pentito poi Agdiste di ciò che aveva fatto, perchè l'amore di Ati non era ancora del tutto spen- to, pregò Giove, e l'ottenne, che le altre parti de! corpo dell'amato giovane non potessero mai corrom- persi. Gli antichi personificavano in Ati i fiori che non producono semi ne frutti; perciò le favole fin- sero che si evirasse.

Atlante.

Gigante, figlio di Giove, o Giapeto, e di Climene, e padre delle ladi e delle Pleiadi, chiamate dal suo no- me Atlantidi. Un giorno essendo stato avvertito dall'O- racolo di guardarsi da Giove, prese a odiar talmen- te la compagnia, che non volle più ricevere nessuno in casa sua. Perseo vi andò, chiedendo ospitalità ad Atlante, ed essendogh stata negata, Perseo, offeso, mostrandogli la testa di Medusa, lo trasformò in una montagna tanto alta, che vi poggiava sopra il cielo con tutte le sue stelle. Altre tradizioni vogliono che Atlante, avendo guidato i Titani nella loro lotta contro Giove, questi, vinto che l'ebbe, lo condzuinò a essere la cariatide del firmamento. Per cui è rap- presentato nell'atto di reggere il globo celeste. L'idea di Atlante sostenitore del cielo sembra essere la pu- ra e semplice personificazione d'una nozione cosmo-

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grafica proveniente dalla credenza degli antichi ri- spetto alla natura del cielo e la sua relazione con la terra. Atreo.

Figlio di Pelope e d'Ippodamia, marito di Erope, e fratello di Tieste, il quale sedusse la propria co- gnata Erope, che ebbe da lui due figli. Atreo, per vendicarsi, fece tagliare a pezzi i figli di Tieste, fa- cendogli mangiare la loro carne e bere il loro san- gue in un convito. Dicesi che il sole stesso inorridito, ritornasse indietro per non illiMninare coi suoi raggi tanta scelleratezza; e tutta la stirpe di Atreo fu po- co dopo punita di così enorme delitto. Atropo.

Dal greco a privativo, e Iropé'm, cangiare, perchè' essa era inflessibile. Una delle tre Parche, figlia del- la Notte e dell' Èrebo. Vedi Parche.

Attaccamento.

Cane. L'affezione di quest'animale p>er il suo pa- drone è conosciutissima. Edera, le cui barbatelle e le radici si ficcano negli interstizi dei muri, attaccandosi terwcemente. Ipomea.

Attacco. Vedi Segnale d'attacco.

Atteone.

Celebre cacciatore, figlio di Aristeo e di Antonoe, figlia di Cadmo. Sorprese Diana e le sue compagne mentre nude si bagnavano in una fontana ; p>erciò fu dalla Dea trasformato in un cervo, e divorato dal propri cani. Dopo la sua morte, Atteone fu venerato in Beozia e !o si invocava p>er protezione contro gli effetti disastrosi del sole canicolare. Forse Atteone sbranato dai cani non era altro, che un'immagine

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della natura vegetativa che soffre e avvizzisce ai rag- gi cocenti della canicola. Atti. Vedi AH Attività.

Ape, insetto conosciuto per la sua attività. Timo. secondo i Greci, per il suo aroma forte, piccante, che energia. Nel medio evo, le dame, per simboleg- giare l'attività dei loro cavalieri, ricamavano sulle loro sciarpe un'ape ronzante intorno a un ramo di timo. Attributi.

Nelle belle arti, l'attributo è un oggetto reale o convenzionale, che serve a far conoscere un perso naggio. L'impiego degli attributi in arte è antichissi- mo. Presso certi popoli, in Egitto per esempio, l'at- tributo era una parte considerevole dell'arte, se non la principale. Presso i Greci e i Romani, questi at- tributi erano scelti in modo da rammentare una par- te di storia del Dio e dell'eroe rappresentato, e anche a ricordare, a simboleggiare una virtù, una potenza particolare del personaggio. Così il fulmine era l'at tributo del padrone del cielo. Giove; il pavone, quel- lo di Giunone, per simbolo del suo orgoglio, ecc. D'altra parte, le qualità e le virtù, e perfino le for- me degli Dei, erano molteplici: lo stesso personag- gio poteva a vicenda possedere degli attributi assai diversi, aventi ciascuno un significalo speciale: così per Mercurio, Dio dei ladri, degli oratori, dei mer- canti ecc. ; così per Apollo, Dio della luce, della medicina, della musica, ecc. In architettura, l'at- tributo indicava spesso la destinazione di un edificio: Vaquila indicava un tempio di Giove: la lira un tem- pio di Apollo; le quadrighe sormontavano la sommi-

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dei circoli ; delle maschere ornavano i teatri, ecc. Più tardi, una nuova simbolica nacque dal cristia- nesimo. Dal principio timida e poco variata nell'arte delle catacombe, essa si arricchì all'infinito quando l'arte nuova uscì da sotto terra coi fedeli, e le chiese si moltiplicarono. Gli atlributi cristiani, che si rife- riscono ordinariamente alla vita degli apostoli, de» santi, o destinati a rammentare le circostanze del lo- ro martirio, sono innumerevoli. D'allora in poi, tut- ta l'arte, tutta la cognizione umana, ebbe i suoi at- tributi. Di dove nacque una scienza, l'iconologia.

Atum e Atmu. Vedi Nefer. Audacia.

Collo. Cicerone disse: Nondimeno quali saranno quelli ristoratori di gran collo; cioè 'anto superbi che ardiscano, mentre il pretore è presente nella provin- cia, giudicare la volontà sua. Larice. Considerato co- me gigante della vegetazione, quest'albero s'innalza audacemente a grande altezza. , Augure.

Presso i Romani, chi era incaricato, con l'inter- pretazione di segni e di indizi, di dichiarare la vo- lontà degli Dei, per il buon governo dello Stato e delle persone. Una delle sorgenti di questi loro indizi era l'osservazione degli uccelli. Augurio buono. Vedi Buon augurio. Augurio cattivo. Vedi Cattivo augurio. Augurio di morte.

Lupo. Raccontasi che quando Massimino impera- tore, uomo feroce e bellicoso, venne in Italia contro Massimo e Balbino, per essere 500 lupi entrati nel- la città dove egli si era ritirato; ^li indovini gli prò-

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nosticarono la morte: infatti fu ucciso dai propri , soldati. Nella rovina, che gli Ebrei ebbero sotto A- driano, i lupi e le iene, correvano per tutta la città urlando. Auguste!.

Soldati pedoni, avevano per insegna un gallo ver- de in corsa con la testa ripiegata sulla schiena, in una targa bianca, circondata d'un cerchio rosso, al- largandosi fino al margine. Aureola. Vedi Nimbo. Aurora.

Figlia di Iperione e di Tea. I greci la chiama- vano Eos. Presiedeva alla prima luce del giorno e abitava un palazzo vermiglio. Aveva le dita e U braccia rosee; dicevasi che lieta e robusta si levas ogni mattina dal suo letto, indossava il suo mantell d'oro, si affrettava a bardare i suoi cavalli Lampo Fetonte (splendore e scintilla) per gratificare delli diurna luce Dei e uomini, prevenendo il corso de| Sole, e spargendo di rose gialle e vermiglie il sue cammino. Raippresentasi ordinariamente coronata raggi, e talvolta alata ; alcuni le mettono in man^ una fiaccola. Tre mortali furono sucessivamente mati dall'Aurora: il titano Astreo, il bel cacciator Orione e Titone re dei Troiani, il quale la sposò] e per lui chiese e ottenne in dono da Giove l'imjnorj talità, ma per essersi scordata di chiederà émche ui perpetua giovinezza, egli invecchiò perdendo ogni be lezza e attrattiva. Ridotto Titone vecchio tutte ghe, non capace d'altro che di far sentire la sul voce, fu dall'Aurora abbandonato, e convertito in cicala: allegoria del giorno che è bello e fresco la mattina, poi dai raggi cocenti del sole vien fatto

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\ecchio, secco e deforme. Titone la rese madre di Mennone, principe degli Etiopi, che fu ucciso da A- chille. Dopo la morte del figlio. Aurora non cessò di piangere; e le sue lagrime, che scendono sull'erba e sui fiori, formano la rugiada. Gli Egiziani sim- boleggiavano il crepuscolo con la siella Venere. Vedi Speranza.

Austerità.

Carciofo. Nella Scozia, l'ordine del cardo aveva questa divisa: Nessuno mi offende impunemente.

Autorità.

Bastone di comando. Corona. Globo. Scellro. Tutti questi attributi sono insegne di onnipotenza. Autorità della Chiesa.

Chiavi incrociate.

Autunno.

Nella personificazione delle stagioni, che nello stes- so tempo simboleggiano le età dell'uomo, l'autunno raffigura la vecchiaia, prima della decrepitezza, rap- presentata dall'inverno. Vasari lo rappresentò con Bacco. Cornucopia piena di frutta, specialmente d'uva. Fichi secchi, che si sacrificavano a Bacco. Dio della vendemmia. Selvaggina e uccelli. In autunno si apre la caccia. Vite carica d'uva, segno della ven- demmia. Vedi Mascherala. Avarizia.

Personificata in una figura magra, macilente, di sguardo sospettoso, in atto di tirare a le braccia e le mani, ristringendosi nei paimi, come se gelasse dal freddo; tenendo il pollice stretto fra le dita, o pre- mendo contro il p>etto una borsa. Animali: Lupo. Nibbio (vedi Rapccità). Rospo. Diversi; Borsa

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chiusa. Forziere, in cui sono custoditi i suoi tesori. Ma- no sinistra con le dita strette; perchè, secondo gli in- terpreti dei sogni, essendo essa anche segno di gua- dagno e arricchimento, è più atta al custodire, come più tardiva, e più adatta alla tenacità. Diogene so- leva dire non doversi pyorgere agli amici le mani stret- te; cioè alla piacevolezza si doveva aggiungere la liberalità. Avaro ricco.

Tantalo, secondo i seguenti versi di Petronio: Non può il misero Tantalo infelice Tra l'acqua ber, ne i vicin frutti corre. Ne l'ardente desio saziar gli lice. Questi può avanti agli occhi nostri porre L'imagine d'un, ver cui ogni ben scorre Ne si può mai però la fame torre.

Avatara.

Parola sanscritta, che propriamente significa di- scesa, ossia Vatto del discendere; come, per esempio, da un battello o altro veicolo; ma viene particolar- mente applicata alla incarnazione delle divinità in- diane e alla loro comparsa in terra solo qualche for- ila manifesta.

Avormiello. Vedi Citiso. Avvenimento del cristianesimo.

Barca col pescatore S. Pietro, che figura non so- lo nell'anello del Papa, ma anche nei ducati d'oro di Camera Apostolica, quale segno della felicità segui- tane dopo essere stata predetta tanìo tempo prima. Avvenimento fortuito.

Mula. Raccontasi che Gabba fu incoraggiato a nuove e generose imprese, per aver visto partorire

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una sua mula, ciò che prese per buon augurio, perchè suo nonno, rispondendo agh indovini che promette- vano gesta gloriose al bambino, disse che ciò avver- rebbe quanto partorisse una mula.

Avversarlo.

Testa, col collo, la faccia e gli occhi in gesto con- tratto, secondo gli astrologi, i quali, a chi nasceva qusmdo un simile segno, posto nel decimo grado dello Scorpione, ascende sopra l'orizzonte, predicevano un carattere indomabile e ostinazione nelle opinioni.

Avversità.

Bastone, su cui si appoggia per sostenersi, oppres- sa sotto le sventure che l'aggravano. Capanna, co! tetto rotto, {perchè non possiede nemmeno un rifugio sicuro per riposarvi, ^pada spezzata, che non può più difenderla. Veste nera, perchè porta il lutto dei giorni felici. Vedi Disprezzo dell'avversità Do- matore deiravversità Fatto più potente dalVavv^r- sità.

Avvilimento.

Polpo. Dicesi che quest'animale sia talmente timi- do, che vedendo il pescatore non si muove, cerca di sfuggire, ma si attacca ai sassi più vicini, oppure piglia la mano del pescatore, o gli si attacca alle gambe; e così vien preso; a somigliauiza di chi, pre- so da subitanea paura, avvilito e attonito non sappia darsi ragione del male o del pericolo che lo sovrasta.

Avvocato.

Palma, come emblema di eloquenza vittoriosa, e che anticamente si attaccava alle porte delle case degli avvocati.

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Avvoltoio.

I poeti e molti naturalisti vollero dare un istinto ghiotto e crudele a questo uccello; per opposizione alla supposta generosità dell'aquila. Vedi Anno Cenienario Compassione Divina provvidenze. Invidia Marte Meta Misericordia Morte Natura Presagio Rimorso Testa d'avvoltoio. Azalea.

Dal greco azaléos, bruciato, arido. Pianta che ama terreni aridi. Vedi Temperanza. Azzurro.

Questo colore, dedicato a Giove, simboleggia l'ele- vazione di mente. Secondo Platone, i sacerdoti d'Isi de erano vestiti d'azzurro, affinchè mirandoH la gen- te innalzassero, svegliati da questo colore, le menti al cielo. Cicerone usò talvolta vestirsi di questo co- lore, volendo con ciò significare che la mente sua si innalzava molto. Leggesi in Ester che il re As- suero aveva tutta la camera addobbata d'azzu^ra, per mostrare i suoi alti pensieri. Vedi Acqua Aria Cherubini Cielo < Dignità Euca- restia Gloria Maria Vergine Trinità Virtù.

B.

Baali Bel o Belo.

Signore, padrone. Nome generico indicante Dio in molte lingue siro-arabiche. Nella Bibbia la deno- minazione di Baal si al nume maschio principale dei Fenicii; e nelle cerimonie con cui lo si venerava

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parlasi delle offerte d'incenso che gli si porgevano, delle frutta, dei dolci, come pure dei torelli, e perfi- no dei bambini che gli si immolavano, come al Dio Moloch. I sacerdoti di Baal danzavano, durante i sa- crifìci, intorno all'altare, e se le loro preghiere non erano esaudite, facevansi sul corpo dei tagli coi col telli finche ne fosse corso il sangue, al pari dei sa- cerdoti di Bellona. I suoi adoratori si inginocchiavano davanti alla sua statu?., baciandola, e solevano giu- rare in suo nome. Vedi Omorol(a.

Baau.

Dea <lella notte presso i Fenici.

Babbuino.

Specie di scimmia che mostra un'obbedienza e una intelligenza rimarchevole. Vedi Equinozio Ira Lettere Luna Nuotatore Sacerdote Terra. Baccans^i.

Orgie festive e sacre in onore di Bacco presso i Romani. Dicesi fossero introdotte dall'Italia meridie* naie in Etruria e quindi a Roma, ove celebravansi in segreto. Gli iniziati davansi a bere fuori d'ogni misura, e ubriachi che fossero, trascendevano in ogni sorta di eccessi. Il tempo dell'iniziazione era di dieci giorni, durante i quali l'iniziato doveva aste- nersi da ogni piacere; nel decimo sedeva a solenne banchetto, era purificato con acqua e introdotto nel santuario. In principio soltanto le donne venivano ini- ziate, e le orgie si celebravano durante tre giorni in ciascun anno. Ma Pacula Annia, matrona della Cam- pania, pretendendo essere mossa dall'influenza diret- ta di Bacco, cambiò interamente il modo di cele-

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hrazione, ammise gli uomini all'iniziazione, e ordino che le feste. Imo a quel tempo celebrate di giorno, avessero a solennizzarsi la notte; e che invece di tre giorni all'anno, fossero a esse consacrati cinque gior- ni per ciascun mese. D'allora in poi la licenza e la sfrenatezza non ebbero più limiti. Tanto gli uomini quanto le donne abbaodonavansi alle più snaturate voglie, e coloro che tentavano farsi protettori del pu- dore cadevano vittime del loro zelo. Gli uomini, co- me se fossero invasati, profferivano oracoli; e le ma- trone, abbigliate da baccanti, scapigliate e con torce accese in mano, correvano furiosamente verso il Te- vere, immergendo nell'acqua le torce, le quali, per essere composte di zolfc e creta, non si spegnevano. Durante la cerimonia si portava un'anfora di vino con rami di vite, a cui seguiva un canestro di noci o fichi secchi, e in ultimo venivano donne che reg- gevano un grande fallo, la cui immagine veniva ap- pesa al collo, oppure attaccata a un'altra parte più bassa del corpo; e prima era fatto di legno di fico, poi di cuoio rosso. Soppresse queste orgie come im- morali e licenziose, si continuò a celebrare Bacco con feste più semplici e innocue, nelle quali i sacerdoti e le vecchie sacerdotesse ornati di ghirlande d'ede- ra, portavano per la citià vino, miele, ciambellotti. e un altare a manichi, in mezzo al quale era un piccolo braciere per ardervi sacrifizi di quando in quando. Queste feste si celebravano a Roma il 1 6 marzo di ogni anno; e in questo giorno i giovani romani che avevano compito l'anno sedicesimo ricevevano la to- ga virile.

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Baccanti.

Sacerdotesse di Bacco, che in origine erano scelte fra le donne più venerate, le quali insegnavano alle peisone del loro sesso la religione, la morale e i la- vori domestici. Ma quando il culto di Dionisio, da Atene, si propagò in altre città della Grecia, queste pratiche degenerarono in abusi vergognosi; e quando in questo stato furono trasmesse a un popolo già corrotto, si trascese in tali eccessi da scandalizzare la stessa Roma impudica. D'allora in poi il nome di Baccanti divenne obbrcibrioso. e applicabile a tutte * le dorme di temperamen'o ardente e prodighe dei lo- ro favori. Le Baccanti, dette anche Menadi (infu- riare), si dividevano in tre classi: le Cerane, o ma- trone, in numero di quattordici ; le Tiadi, o sacerdotes- sa, e i Cori, ossia semplici Baccanti. Queste erjmo ordinariamente piene d'ardore, talora seminude e co- perte soltanto con pelle di tigre, di pantera o di volpe intomo al corpo; talvolta vestite d'abito leggero t trasfparente, discendente fino ai piedi. Ghirlande di pampani e di edera servivano loro di cintura. Andava- no coi capelli sciolti, portavano fiaccole accese e tirsi, e saltando qua e là, gridavéino: evohe. Bacche! Cal- de di vino, danzavano abbandonandosi a movimenti incomposti; accompcignandosi col suono di cembali e crotali. Vinte finalmente dalla potenza del liquore sa- cro al nume di cui celebravano le conquiste, cadevano in delirio spaventevole, abbandonandosi a gara a t'.;r- ti gli eccessi dell'intemperanza. Le Baccanti avevano F>er emblema il fallo.

Bacco.

Dio del vino e della viticoltura, chiamata Dionisio

9 O. Ronchetti.

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dai Greci. Bacco rappresentava la potenza produttrice traboccante e inebriante della natura, la quale ritrae l'uo- mo dal suo usato tranquillo e sobrio tenor di vita; ma in senso più generale rappresentava quell'energia della natura, la quale, per effetto del calore e dell'u- mido, porta a maturità i frutti delle piante. A que- sto Dio si attribuiscono numerose avventure, e gli si diede un gran numero di soprannomi, che rammen- tano qualche parte della sua vita o cerimonia del suo culto. La tradizione comune dice che Bacco

nacque da Giove e Semele, una delle figlie di Cadmo. Giunone, gelosa di Semele. la indusse a ch'edere a Giove di mostrariesi nella medesima gloria e maestà con cui usava presentarsi a Giunone sua mogHe. An- date a vuoto tutte le supplicazioni per distorla da proposito così pericoloso. Giove finì per consentire, e It comparve davanti fra tuoni e lampi; Semele, at- territa, fu involta dalle fiamme, e morì. Giove però salvò il figlio che non er-i ancora nato; e perchè non aveva raggiunto la maturità, se lo cucì in una coscia, e io diede poi alla luce a suo tempo. Giove consi- gnò poi il neonato a Mercurio, perchè lo portasse alle Ninfe del monte Nisa, le quali lo allevarono in una spelonca. Semele simboleggia la terra che vien bruciata dai raggi estivi del sole, ma il frutto delle sue viscere, il calore vivificante e maturante, e salvo e mantenuto in vita dalle Ninfe dell'acqua, ossia dal- le nuvole irrigatrici. Bacco, secondo i diversi effetti del vino, fu rappresentato sotto forma di tenero fan- ciullo coi capelli ricciuti, o di giovane allegro e gio- condo, perchè il vino riscalda; o di vecchio col capo calvo e quasi iodato, p^^r mostrare che il troppo bere

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affretta la vecchiaia. Talora era vestito, oppure nu- do, perchè il vino apre il cuore all'espansione e aha rivelazione dei segreti altrimenti gelosamente custodi- ti, donde il proverbio che la verità sta nel vino Inol> tre si vede rappresentato con corna in testa, perchè nei suoi viaggi si copriva sempre con pelle di becco. Talvolta era rappresentato sopra un carro tirato da tigre, o pantere, con una tazza in mano e nell altra un tirso, di cui si serviva per far sorgere fontane di vino. Ordinariamente portava una corona di pampani e di edera. Una bella leggenda che mostra quanta efficacia si attribuisse dagli antichi all'uso del vino, e quanto fosse la poter za di Bacco, è quella dei pi- rati Tirreni. Viaggiando dall'isola di Icaria a quella di Nasso, Bacco, che aveva assunto la forma di un bei ragazzo coi capelli ricciuti e il mantello di por- pora, fu preso da alcuni pirati che decisero portarlo con se e andario a vendei e in Italia. Ma a un cenrio del divino fanciullo, la nave venne trasformata in modo, che la prora prese forma di pantera, e l'albero convertito in un lungo tirso, alla cui cima erano attacca- te vele porporine e risplendenti, dove era tessuto in oro Timolo monte della Lidia, e le Baccanti che quivi an- davano scorrendo. La nave era carica di edera e di vit: con bellissima uva, che pendeva da rami, e di sotto sgorgava una fontana di squisito vino, mentre un coro di Ninfe invisibili cantava. Pantere e le.'ni comparvero nella nave, spaventando i marinai, i qua- li buttatisi in mare, furono trasformati in delfini, meno il capitano. Acete, di cui ne fece il suo primo sacerdote.

Animali: Becco, perchè animale lussurioso, o per-

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che Bacco si cangiò in quest'animale, quando Tifone assalì il cielo, fuggendo cogli altri Dei in Egitto. Inoltre, secondo alcuni, perchè Giove mutò Bacco bambino in capretto per nasconderlo a Giunone, per- ciò il becco fu poi sempre vittima grata al Dio del vino; oppure fu forse perchè questo animale era ri- tenuto assai nocevole alle viti. Delfino, che spesso figura con Bacco; allusione forse alla leggenda dei marinai trasformati in delfini, oppure perchè questo Dio fuggì al mare. Fa cii acqua, mescolata col vino, credevasi avesse la virtù di conservarlo moltissimo tempo. Gazza, uccello garrulo e loquace, che gh fu consacrato quale primo trionfatore delle Indie, per- chè nei trionfi si gridava ed era lecito rimproverare i vizi del trionfatore. La gazza è simbolo di licenza. Pantera. Il carro di Bacco era tirato da pantere e tigri, per mostrare che vino rende gli uomini feroci e terribili come la nat^ira di queste belve. Inoltre la pantera, ritenuta animale caldissimo, e agile nel sal- tare come le Baccanti", credevasi anche amante del vino. Serpente. Quando Bacco è considerato Dio del- la Natura, ha per emblema il serpente. Tigre. Vegetali: Edera. Si vuole che Bacco inventasse le ghirlande, e che la prima che intrecciasse fosse d'ede- ra. Questa pianta fu data al Dio del vino per diverse ragioni; perchè egli è sempre giovane, come quella è sempre verde; perch? lega tutto ciò a cui si appi- glia, come il vino legi la mente umana; perchè, di- cono alcuni, essa possiede una certa virtù e forza oc- culta, che agita la mente umana e la riempe quasi di furore, in modo che anche senza bere il vino, gli uo- mini sembrano ubriachi Inoltre dicesi che Bacco amò

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una fanciulla detta Ckso, che poi cangiò in edera. Fico. Talvolta il Dio del vino si coronava di foglie di fico, in memoria della ninfa Sica (parola greca che significa fico), che amata da lui, fu cangiata in quest'albero. Vite, perchè oltre a dare il vino, in que- sta pianta fu trasformata la ninfa Stafile, che Bacco amava. Diversi: Boccale. Si vuole che il nome di boccale sia derivato da baccanale. In Atene, quando si spillava il vino nuovo, celebravtisi la festa del boc' cale, bevendo a gara. Canestro, la statua di Bacco si vede sovente sormontata da un canestro bacchico, chiamato cista. Coma, emblema dell'audacia, perchè il bere fa arditi gli uomini. Bacco stesso è talora rap- presentato con piccole cc-na. Inoltre gli antichi beve- vano in corni di bue, o con vasi fatti in forma Hi corno. Fallo, attributo quale Dio della produzione della Natura. Ferula. Bacco, vedendo che i suoi se- guaci, quando erano ubriachi, come forsennati e paz- zi si battevano con grossi e duri bastoni, ferendosi, e talvolta uccidendosi, li persuase, invece dei basto- ni, di portare la leggera ferula, con cui, anche per- cuotendosi, non si producevano alcun male. Fichi sec- chi. Nei sacrifizi a Bacco si offriva un canestro di fi- chi secchi. Maschera. La maschera scenica è un at- tributo di questo Dio, perchè la tragedia degli Ate- niesi ebbe direttamente origine da alcune parti del'e cerimonie che si praticavano fino dai tempi antichis- simi presso i greci, aPe feste di Dionisio. Tazza m forma di tripode. Tirso. Tripode che, secondo al- cuni, era l'emblema della verità, perchè l'oracolo, che da esso veniva, si credeva dicesse sempre il vero, don- de il tripode venne paragonato a una tazza di vinn.

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liquore il quale sovente fa dire la verità. Vaglio, che portavasi nelle feste di Bacco, e contava fra le sue cose sacre; perchè gli antichi credevano che i sacra- menti di Bacco giovassero molto alla purgazione del- l'animo, come si purga il grano col vaglio. Boccac- cio riferisce che alcuni credettero che questa purga- zione negli uomini fosse fatta con l'ubriachezza, la quale è il sacramento di Bacco, perchè, passata che sia col vomito o in altro modo, riordinandosi il cervello, pare che l'animo, dimenticato ogni affanno, rimanga treuiquillo e lieto. Baciare la mano. Vedi Adorazione.

Badava.

Dea del fuoco sotterraneo presso i Bramini.

Baei.

Re dell'inferno, una delle potenze infernali pres- so ! maghi; lo rappresentavano con tre teste: di ro- spo, uomo e gatto. Bahamany Bah man o Bamen.

Veniva, nel numero delle divinità deg'li antichi Per- siani, immediatamente dopo Ormuzd. Secondo le tra- dizioni antiche, questo Dio ispira la bontà, placa l'ira, sparge la luce e l'abbondanza fra i mortali che hanno rarima pura, e la cui vita è conforme ai principi del- le virtù. Egli ha sotto la sua protezione i buoi, i montoni e tutti gli animali capaci di essere addome- sticati. Egli vigila principalmente sull'anima del toro Abudad, in cui sono disposti i germi della vita uni- versale. Oltre a ciò, questa divinità, seduta sopra un trono d'oro, riceve nel soggiorno dell'eterna felicità le anime dei giusti che le sono condotte davanti dag^'.

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ìzedi celesti, dopo che essi hanno passato il porto Tci- nevad.

Bai va.

Oivinità dei Lapponi che, secondo loro, presie- de al fuoco.

Bala-Ràmas. Baladéva.

Figlio di Wasudeva e di Royani, fratello uteriio di Crisna, incarnazione del serpente mondiale Anaui- den, e, secondo altri, dell'islesso \'isnu, che prese questa forma per insegnare àgli uomini la giustizia ed estirpare con un vomero i giganti tra i quali Wata- rassuan. Egli era così forte, che stritolava con la so- la clava interi eserciti. E' rappresentato con un vome- ro in mano.

Baldanza.

Oleandro rosso.

Balder u Baidr.

Figlio di Odino e Frigga, marito di Nanna, i! più bello, il più saggio degli Dei. Abitava un pa- lazzo magnifico, ove egli era assediato da sogni ter- ribili che pronosticavano la sua morte. Sua madre. Frigga, volendo scongiurare il pericolo, fece presta- re a tutti gli esseri animati e inanimati il giuramen- ti di non nuocere a Balder, tuttavia, essa trascurò una pianta misera e spregevole, il vischio. Mentre gli Dei si divertivano nell'Asgard a provare l'invulnera- biHtà di Balder, lancicindogli contro pietre, frecce e altri oggetti, Loki, Dio del male, va trovare Hcder, Dio cieco della guerra e fratello di Balder, e arma il suo braccio d'un ramo di, vischio, incitandolo a prender parte al gioco; Balder, colpito da Hoder, cadde morto. Gli Dei indignati, non potendo ven-

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(iicarìo, perchè Asgard è un luogo d'asilo inviola- bile; gli fecero dei magnifici funerali. Frigga manda Hermonder, il messaggero degli Dei, a Hel che regna nel soggiorno della Morte, per rimandarle suo figlio dietro un premio, e Hel esige che tutti gli esseri pian- gano Balder, per renderlo a sua madre; uno solo ri- fiutò le sue lagrime, Tock, gigante di cui Loki prese la forma. Tutte le preghiere presso di esso sono inu- tili: Balder deve rimanere in potere di Hel fino al Ragnarok (gran crepuscolo). Allora, egli rifabbriche- rà il Gimle (cielo) coi suoi fratelli, e vi regnerà eter- namente. Balena. Vedi Carro tirato da balene. Giona.

Baiecitra.

Antico strumento da guerra. Vedi Preparazione alla guerra. Bali.

Re gigante dei demoni Daitia, il quale, col favore di Brahma, conquistò l'intera terra, ma essendo in guerra con Indra, Visnù promise aiuto a quest'ulti- mo, e apparve a Bali sotto la forma del nano Wa- men, chiedendogli tre passi e mezzo di terra per co- struirsi una capanna. Bali acconsentì alla domanda. Il nano immediatamente si ingrandì, in modo che il suo corpo toccò il cielo. Col primo passo egli misu- rò la terra, col secondo il cielo e col terzo il mondo sotterraneo, e occupando così l'intero universo, per l'ultimo mezzo passo promessogli non rimase altro spazio che il corpo dello stesso Bali, sul petto del , quale Visnu pose il piede. Bali abbracciò il ginoc- chio del Dio, scongiurandolo a rimaner sempre pres- so di lui. Visnu acconsentì alla richiesta e gli diede il dominio del mondo sotterraneo. Nel settembre, quan-

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do la plrmavera comincia nel Malabar, si solennizza colà l'uscita di Bali dal mondo sottenaneo, chiama- to Balisatma, o abitazione di Bali. Ballerino.

Tortora. Credevasi che quest'uccello, sentendo suonare il piffero, o la cornamusa, facesse dei movi- menti simili al ballare. Balsamina impeiziente.

Il frutto di questa piamta, chiamata volgarmente belliuommi, giunto a maturità, si fende con impeto lanciando i semi a considerevole distcuiza, mentre le valvole si ripiegano sopra stesse. Vedi Impazienza. Balsamo. Vedi EUgio (Sant'). Balsamo consolatore.

Rosmarino. Bambino. Vedi Ambrogio (Sant'). Bandi, rola.

Bandierina a due punte. Vedi Frrif olezza In ktabiliià.

Bandiera. VecK Ferdinando (San) Giacomo delle Marche {San) Giacomo il Maggiore (San) Luigi (San).

Barba.

I popoli antichi davano in generale molta im- portanza al volto ornato di una bella barba. Una barba lunga e folta non solo si considera in Orien- te come il più bell'ornamento, ma una condizione di dignità e pregevolezza. Tanto è la stima che se ne fa, che si tiene come garanzia dell'onoratezza di un individuo, così che, dubitando, per esempio, della sin- cerità di qualcuno, si suol dire: Guardagli la barba, ossia giudica dal suo aspetto se sia capace di dire il

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vero. Un rabbuffo, un biasimo si esprimono con la frase familiare: Onta alla tua barba! Gli auguri di buona fortuna si esprimono sempre con le parole: Voglia Iddio conservarvi la barba! Non si chiedono grazie e favori senza ripetere: Vi prego per la vostra barba, o per la vita della vostra barba; ne si può me- glio apprezzare il valore di un oggetto, che dicendo Vale più che la barba. I greci e i romani consa- cravano le primizie delle loro barbe ai fiumi, alle tom- be degli amici, agli altari d'Apollo, e sopra tutto, a quelli di Giove Capitolino. Nerone faceva conser- vare la sua barba in una scatola d'oro ornata di pie- tre preziose. Vedi Dignità virile Forza Per- fezione — Sapienza Uomo Virtìi.

Barbabietola.

Ortaggio conosciutissimo. Vedi Lascivia.

Barbagianni.

Uccello di rapina notturno, chiamato anche Al- locco bianco. Vedi Ascalafo.

Barbara (Santa).

Patrona degli artiglieri. Calice, perchè que- sta santa viene invocata per non morire senza sa- cramenti. Cannone. Fulmine, che uccise suo padre dopo la di lei morte. Gladio, con cui fu decapitata da suo padre, Dioscoro, per aver abbracciata la fe- de cristiana. Libro di preghiere. Mammelle, che le furono tagliate. Ostia, medesimo significalo del cali- ce. Penne di pavone, che la santa portava per pal- ma. Roccia, la quale si aprì per riceverla. Torre con tre finestre in cui fu rinchiusa da suo padre. Barca. Vedi Adelaide {Sani') Andrea {SanC) Avvenimento del Cristianesimo Caronte Giù-

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Uano l'Ospilaliero (San) Pescatore Pietro

(San).

Bardana o Lappa.

Pianta comune munita di capolini sferici, uncina- ti, perciò si attaccano facilmente alle vesti. Vedi Ca- parbietà, Barnaba (San).

In origine si chicunava Cioseffo. Gli Apostoli, dei quali era seguace, gli imposero il nome di Barnaba, che significa figlio di profeta e figlio di consolazione, Alabarda, arma che ricorda il suo martirio. Croce. Dalmatica, egli appartenne alla tribù di Levi. Mi- tra. Pastorale, per essere stato vescovo di Milano. Pietre, con cui fu lapidato. Rogo, rammentando il suo martirio. Scure. Bartolomeo. (San).

Dall'ebraico bar Tolmai, 'figlio di Folmai. i^x)- stolo. Subì la crocifissione dopo essere stato scortica- to vivo. Coltello. Croce. Pelle umana. Attributi del suo martirio. Baruch.

Parola ebraica che significa Benedetto. Vedi Pro- feti.

iase di colonna. Vedi Principio. Basilico.

Pianta comune odorosa. Vedi Povertà /bovina. Basi Jìi SCO.

Dal greco basilicos piccolo re. Molte favole si spacciarono intomo a questo animale. Tre specie ne avevano creato con la lóro féintasia gli antichi; il primo ardeva tutto ciò che avvicinava, e faceva un deserto di ogni luogo in cui éuidasse, poiché le pian-

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te e animali appassivano dinanzi a lui; il secondo e- ra una specie di gorgone errante, che col suo sguar- do letale dava la morte a tutto ciò che vedeva; il terzo col semplice tatto faceva cadere le carni dalle ossa agli animali con cui veniva a contatto; e di- cevasi che un quarto, concentrazione di malanni, ve- nisse prodotto dalle uova di galli giunti a età decre- pita {ova centonina), covate da rospi e da serpenti. Ecco come lo descrivono gli antichi: Il basilisco è di grandezza non più di dodici dita, con una macchia bianca nel capo, e un certo distinto diadema, donde il suo nome regale; oppure, che sia detto basilisco, per- chè altre specie di serpenti lo riveriscono. Questo muo- ve il capo con poche, non molte piegature come av- viene negli altri serpenti; ma dal mezzo in su cam- mina dritto ed elevato. Si vede rappresentato con un corpo squamoso, rigonfio, che termina in una lun- ga coda di serpente, incurvata; ha la testa di gallo, coronata, ed è munito di otti piedi di rospo. Ciò che si dice nella Bibbia del basilisco non sembra indicare altro che un serpente velenoso e malefico, simbolo di colpa, di miseria, di distruzione. Vedi Calunniatore Colpa Divinità Eternità Male derivalo da buoni principii.

Bassa plebe.

Tunica, perchè l'usavano i servi romani, quale a- bito adatto al lavoro.

Bassezza.

Cuscuta, pianta parassita che vive a profitto di chi la sostiene. Sparviero, che scende a terra, perchè quest'uccello s'innalza o piomba al basso in linea

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'retta; mentre gK altri uccelli, nell'uno e nell'altro ca- so, descrivono sempre ima spirale. BasU

Dea con la testa di gatto, adorata nel basso E- gitto, e che personifica il calore fecondatore del sole. Bast£U*do.

Bozzacchio. Mulo, generato dall' accoppiamento del cavallo e im'asina. Basto.

Arnese che si mette per sella alle bestie da soma. Vedi Servitù. Bastone.

Il bastone fino dai tempi più remoti fu distintivo d'onore e di comando. Vedi Aniomo {Sani') Avversità Bordone Concordia Debolezza nei fatti Fermezza nei fatti Ciano Ciuseppe {San) Isidoro (Sant') Litigioso Marco (San) Misantropo ozioso Raffaele (San) Segnale d'attacco Viandante.

Bastone d& pastore.

Il pedum degli antichi, cioè un bastone piegato in curva all'estremità, che serviva per prendere le pe- core o le capre per le gambe. Vedi Cenoveffa (San- ta) — Pan Talia. Bastone di comando.

Quello del governatore di Rcana, è foderato di velluto cremisi con pezzi di metallo dorati all'estre- mità. Vedi Autorità. Bastone pastorale.

Bastone d'oro e d'argento, ricurvo nella sommi- tà e fornito di fregi; ed è segno di autorità spirituale dei vescovi e degli abati. Da principio fu di legno:

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quello di sant'Agostino fu di legno e di avorio; co- perto di lamme d'oro fu quello di san Remigio, ve- scovo di Reims. Vedi Pastorale. Batavi.

Popolo di stirpe germanica. I Batavi erano rino- mati a Roma per l'alta loro statura e la capigliatu- ra bionda. Come guerrieri avevano per insegna due serpenti azzurri a guisa di caduceo, in uno scudo ros- so; il bastone era bianco, con quattro specie di squa- me, l'una sovrapposta all'altra, le cui punte erano rivolte all'ingiù.

Battaglia. Vedi Segnale d'attacco. Battaglia dubbia.

Sesa. Due soldati che combattono con la sega; allusione agli attacchi incerti della sega tirata innanzi e indietro, senza prendere una posizione sicura. Battesimo.

Il primo sacramento che la Chiesa cristiana con- ferisce all'uomo al suo ingresso nel mondo. Antica- mente esso era differito spesso anche fino a un e- avanzata, e Costantino non lo ricevette che poco tempo prima della morte. Le cerimonie del battesimo presso gli antichi erano le stesse che si praticano an- che oggigiorno. Nel giorno stabilito il vescovo, o il sacerdote delegato da lui, accompagnava il conver- tito alla fede cristiana alla porta del battesimo, e gli toccava le orecchie e le pupille pronunciando le paro- le ephphela in caldaico, aperìre in latino, a esempio del Salvatore nella guarigione del cieco nato. Dopo le imposizioni delle mani e dopo gli esorcismi era intro- dotto nel battistero; quivi egli rinunciava al demo- nio, alle ?aie pompe, alle sue opere, volgendosi in pirinoipio verso occidenlte, intunagine della tenebre,

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poi verso l'oriente, simbolo della luce; il celebran- te faceva la benedizione dell'acqua per indicare tut- ti i misteri della Scrittura, la creazione, il diluvio, il passaggio del mar Rosso, ecc. Poi il convertito si tuffava fino a tre volte nella piscina, nominando si- multaneamente una delle tre persone della S. S. Tri- nità. Nell'uscire dal sacro luogo, il vescovo faceva al battezzato l'unzione della testa. In alcuni luoghi gli si lavavano i piedi, uszuiza particolare della Chiesa di Milano, e si cc^riva di una veste bianca, simbolo della purezza, che portava per un'intera settimana.

Animali: Colomba. Quando Gesù Cristo fu bat- tezzato nel Giordano, sul capo gli si p>osò ima co- lomba di ima bianchezza purissima. Pesce. I Cristia- ni attribuivano la virtù dell'acqua del fonte battesi- maJe alla presenza di Cristo invisibile, pesce miste- rioso. — Diversi: Bianco, simbolo di purezza e inno- cenza. Bimo, lettera simbolica p>er la manifestazione del rice\'uto battesimo. Fonte baliesimale. Stola. Va- so, che serve per attingere l'acqua benedetta. Verde, colore della speranza. Batti o Bapti.

Sacerdoti della dea Cotitto, le cui feste si celebra- vano con danze e ogni sorta di licenze; quindi deri- vò il proverbio: Adoratore di Cotitto, per designare un individuo che F>erde il suo t«npo a imbellettarsi come facevano i Batti. Vedi Cotilto. Baucli Vedi Filemone. Bavani <> Bhavani.

Quella che l'esistenza, ed è chiamata anche Parvati, regina dei monti, divinità degli Indù, figlia, sorella e sposa di Sivac. Essa è la causa, la supre- ma creatrice, la grande ceraia. Presso di lei si ere-

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de posta una grande cesta che racchiude i modehi degli esseri. Si presenta sotto due aspetti: l'uno ma- lefico e distruggitore, l'altro creatore e fecondo d- beni reali, ed è il principio femminile della creazione. Unita a Sivah, forma il simbolo mistico dell'unione dei due poteri generatori. Presiede ai parti, a ogni spe- cie di riproduzione, e agli scavi delle miniere. E' an- che una potente guerriera ed è l'Iside degli Indù. Si prende: 1.° per la luna, sorgente dell'umidità pnmi- tiva, riempita di germi dal sole e inondante il globo di essi; 2." per il Gange (chiamato anche Bhàgira- thù), che ha le sorgenti nel cielo, donde scende sul- la tèrra per farvi nascere tutti i frutti: Essa rappre- senta inoltre la combinazione dell'onda con la fiam- ma, vero principio del mondo secondo la mitologia indù. E' rermàfrodito primitivo che presenta l'unione dei due sessi. Finalmente essa interviene anche tra i mortali che piacoioni agli Dei e gli Dei stessi. Beatitudine futura.

Latte e miele. Secondo la Bibbia, il Signore pro- mette di condurre il suo popolo in una terra ove scor- re latte e miele. Allusione simbolica, secondo i teo- logi, alle dehzie celesti e alla beatitudine futura; perchè fra i cibi nostri questi sono ritenuti per i più dolci e squisiti, acquistandoli senza fatica, e non ri- chiedono alcuna preparazione o condimento, ma ci sono concessi per liberalità e grazia di Dio, e non ottenuti per industria dell'uomo. Beatrice (Santa).

JV^artire. Cadaveri dei suoi fratelli, decapitati, S. Simplicio e S. Faustino, ai quali diede segreta- mente sepohura. Cero. Corda, con cui fu strango- lata e poi gettata sulla via.

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Beccaccia.

Animale poco intelligente; Tatteggiamento goffo, l'andare impacciato, la vista abbacinantesi facilmen- te alla luce, e gli occhi grandi e aperti le danno una fisionomia stupida, che diventò proverbiale, quantun- que come simbolo rappresenti una virtù piacevole. Vedi Amorevolezza.

Becco.

Maschio della capra, considerato come uno degli animali più accesi alla produzione. Adulto, egli ba- sta a più di cento femmine, e p)erciò i becchi vivono poco tempo, e sono già vecchi nell'età di cinque o sei anni. Vedi Bacco Capricorno Castità gran- diisima Diavolo Dominazione del marito Guardarsi dagli stolli Libidine domata Marito di donna adultera Marzo Priapo Svergognata.

Becco con quattro cerna. Vedi Daniele.

Begonia.

Pianta d'aspetto grazioso, dai fiori copiosi e va- ghi, che si succedono continuamente gli uni agli altri, in modo che la pianta si mostra tutto l'anno in fiore. Vedi Cordialità.

Bel (1 Belo. Vedi Baal.

Bel principio tosto abbandonato.

Asino che corre. Allusione a un'impresa prmci- piata coraggiosamente e bene, ma presto abbando- nata ; perchè gli asini, in principio cominciano a cor- rere in fretta, ma dopo poco temjx) rallentano tal- mente da dover essere trascinati dietro. Donde il pro- verbio: Trotto d'asino poco dura.

IO O. ROXCHETTI.

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Belizama.

Nome sotto cui i Galli adoravano Minerva, inven- trice delle arti. La raffiguravano senza egida e sen- za lancia, vestita di una tunica senza maniche, i piedi incrociati, la